Un amore impossibile

Premessa dell'autore
Felice 2010 cari amici, con il nuovo anno, ritornano i racconti. Oggi iniziamo con una storia, scritta sempre qualche anno fa, che parla di un amore. Non di un amore dei nostri giorni, ma di un amore vissuto in anni in cui non si pensava che due donne potessero amarsi se non come amiche o sorelle. Augurandovi ancora tanti auguri di un felice anno nuovo pieno di tutto, pure di lettura, vi saluto. Buona Lettura
Francesco Sansone







Come ogni mattina alle sette ero lรฌ, sull'autobus, e come ogni mattina c'era quella donna piccina. Ricordo ancora la prima volta che la vidi. Quel giorno faceva molto freddo e non c'era neppure il sole a dare un po' di tepore al mattino, ma solo una fitta pioggia che batteva su ogni cosa. Ero seduto su un seggiolino perso nei miei pensieri con una canzone che proveniva dal mio lettore cd che alimentava il mio isolamento dal mondo esterno, ma ad un tratto un qualcosa, uno sguardo per esser precisi, mi riportรฒ al mondo esterno. Era lo sguardo di quella donna piccina. mi fermai a guardare quei occhi che suscitarono in me un misto di emozioni che non riuscii a capire. Continuai ad osservarli, erano azzurri, ma non accesi, erano di un azzurro ombreggiato da una specie di velo che ne opprimevano la lucentezza. Ecco mi sentii oppresso. .
Quella mattina , dopo molto tempo, le accennai un saluto e lei lo ricambiรฒ. Dopo di che si alzรฒ e venne accanto a me, dicendomi se poteva accomodarsi e con un sorriso e, calando il capo, le dissi di sรฌ.
- Come va? - mi chiese un po' intimorita.
-Beh, un po' assonnato- e accennai un risolino.
- E sรฌ! E' dura svegliarsi ogni mattina- e chinรฒ il capo.
- E sรฌ... poi soprattutto in questo periodo- risposi
- Perchรฉ , che succede?- mi chiese con lo stesso timore di prima.
- Nulla!- risposi - solo che per ora non รจ un bel periodo
- Hai litigato con il tuo amore?
Non risposi, chinai solo il capo.. in realtร  non era quello il motivo, avevo solo avuto una discussione con un amico, ma non ebbi tempo di rispondere che lei riprese a parlare.
- Lo so cosa vuol dire stare male per amore. Io ogni giorno rimpiango il mio amore.. Devi sapere che molti anni fa le cose non erano come adesso e non sempre si poteva amare chi si amava, ma credimi certi amori non finiscono mai.
- Quindi alla fine l'ha sposato? - chiesi
Scoppio a ridere e poi disse:
-No piccino mio, non era possibile.. ti racconto bene. Io avevo circa diciassette anni, la tua etร  piรน o meno, io non andavo a scuola, all'epoca studiare non era per tutti, soprattutto per figli di due poveri contadini di campagna.. comunque ti dicevo, avevo diciassette anni e giร  lavoravo in un negozio di stoffe. Assieme a me lavorava solo un'altra ragazza e poi c'era il titolare che stava lรฌ a controllarci. Era molto simpatico e pure bello. Era sposato ed era papร  di due bei bambini che ogni pomeriggio, tornando da scuola, venivano al negozio. Mi ero davvero affezionata a quei due angioletti e loro s'erano affezionati a me. Poi la sera, alla chiusura, il titolare accompagnava me e la mia collega alla fermata del pullman e aspettava che salissimo sul mezzo per andar via.
La mia collega viveva nel mio stesso paese e quindi la mattina e la sera facevamo la strada assieme Ci conoscevamo sin da piccole, ma mai mi fermai ad approfondire la sua conoscenza, non perchรฉ fosse una cattiva ragazza, ma perchรฉ vedevo in lei una certa spavalderia che a me mancava... aveva voglia di viversi la sua vita cosรฌ come era. Comunque tornando al mio racconto, ti dicevo che facevamo sempre la strada assieme. Una mattina, mentre aspettavamo il pullman, si avvicinรฒ a me e mi sussurrรฒ un qualcosa che non riuscii a sentire.
- Cosa? - le chiesi.
- Ti amo - mi disse guardandomi fissa negli occhi speranzosi di ricevere una risposta, ma non dissi nulla.
Arrivรฒ il pullman, salimmo, ci sedemmo come sempre vicine, ma in silenzio. Non parlammo neppure a lavoro. Alla sera, dopo che salii sul pullman e il titolare era andato via, lei mi disse:
- Che hai? E' da un giorno che non mi parli. Ti sei offesa per quello che ho detto stamattina? Dimenticalo! Cancella dai tuoi ricordi quella parola, non riesco a non sentire la tua voce. Amo pure quella, come tutto di te.
Arrivammo alla nostra fermata, scendemmo e iniziammo a camminare. Era buio fitto e soprattutto in montagna il buio notturno รจ piรน fitto che in cittร . Ad un certo punto, mi afferrรฒ per un braccio e mi baciรฒ e io non feci nulla per allontanarla, anzi l'abbracciai a me. Era riuscita a far cadere il mio muro di difesa che sempre avevo innalzato contro lei, perchรฉ sin da piccolina lei non nascondere la sua natura. Restammo per molto tempo avvinghiate prima di tornare a casa. Da quella sera iniziรฒ il nostro difficile amore.
Come ti dicevo a quei tempi non era facile come ora. Tre mesi dopo mio padre rientrรฒ in casa con un ragazzo, Mauro, dicendomi "ti presento tuo marito" e dopo pochi giorni ci sposammo. Lei non accettรฒ mai la notizia e mi accuso di esser una vigliacca, e aveva ragione, non ebbi il coraggio di ribellarmi al volere di mio padre. Dopo qualche giorno la trovarono morta nel suo letto e accanto a lei, nel comodino, c'era un biglietto con sopra scritto "Ti amo troppo per non averti mia, ti aspetto per continuarci ad amare". Capisci caro? Per colpa mia s'era uccisa e io da vigliacca non seppi neppure raggiungerla, ma ogni mattina, da quel giorno, svegliarsi รจ un tormento. Ecco! Ora sai la mia storia. Da oggi non dovrai piรน cercare di capire cosa sia quel velo che ombreggia i miei occhi.
Non ebbi il tempo di dirle nulla che mi salutรฒ e scese dall'autobus. Da quel giorno non la vidi piรน. Seppi di lei solo qualche giorno dopo sull'autobus, nelle voci di due donne che parlando dicevano che avevano trovato il suo corpo esanime nel letto e accanto a se', nel comodino, un biglietto con scritto "Spero tu mi ama ancora, io sto arrivando".
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Un miracolo di Natale

Premessa dello scrittore

Eccomi qua, non potevo mancare per fare gli auguri a tutti voi e ovviamente non posso che non farli alla mia maniera, tramite un racconto. Un racconto tipicamente natalizio, scritto per l'occasione e che puรฒ sembrare banale, ma in fondo a Natale siamo tutti un po' banali e felici di esserlo. Augurandovi un Felice e Magico Natale, vi saluto e spero che la gioia del Natale invada tutti voi.
Francesco Sansone

ฤ– arrivato quel periodo dell’anno in cui tutti si promettono di essere piรน buoni, sperano di avere piรน fortuna e desiderano piรน serenitร . Ma se tutti se lo augurano, non รจ detto che tutti ne possano usufruire. Fra tutti coloro che sperano di avere una buona stella, ci sono due ragazzi che, nonostante tutti i loro sforzi , sembrano destinati a non ricevere mai un colpo di fortuna. Ma a Natale, si sa, tutto รจ possibile e prima o poi la fortuna gira e quando meno ce lo aspettiamo la vita cambia senza rendersene conto.
Federico e Giorgia, sono due ragazzi che si amano ormai da tre anni e in questi anni ne hanno passate e superate di ogni tipo, ma ancora la loro strada รจ lunga e tormentata.
Federico รจ una ragazzo figlio del tempo in cui viviamo, cerca ancora un lavoro, benchรฉ la laurea sia nel suo cassetto ormai da un anno, non ha trovato il lavoro che gratifichi i suoi studi, ma ciรฒ non significa che non si sia messo in gioco con la vita, ma la vita s’รจ presa gioco di lui. Ha fatto tanti di quei lavori offerti dai Mangiafuoco del caso, che dopo averlo sfruttato gli hanno dato un calcio nel culo e neppure un soldo per la fatica fatta. Federico, perรฒ continua il suo sogno, continua a realizzare disegni, continua a dipingere e a fare tutto ciรฒ che la sua la sua arte in lui innata, sa creare.
Giorgia รจ pure lei laureata e come Federico si arrangia, sperando prima o poi di mettere in pratica i suoi studi.
I due, che dopo un’estate passata lavorando fuori dalla loro cittร , per portare a casa un po’ di sordi per l’inverno, sotto queste feste perรฒ i soldi sono finiti, e nessuna risposta รจ arrivata dalle aziende a cui hanno inviato i numerosi curricula.
Sono scoraggiati, pensano all’affitto della casa da pagare, al frigo vuoto , alle bollette e pensano che il Natale quest’anno non arriverร  mai. In piรน Giorgia non sta bene, ha problemi a respirare a causa della sua asma, che negli ultimi giorni non le da tregua, ma non vuole dire nulla a Federico, per non farlo preoccupare, anche perchรฉ nei suoi occhi legge il suo senso di fallimento. Giorgia aspetta che lui esca a prendere un po’ d'aria, per buttarsi a letto per cercare un po’ di benessere, ma oggi succede qualcosa che la stessa ragazza, non poteva immaginare. Ad un certo punto, la ragazza ha una crisi asmatica che non riesce a controllare, si alza da letto per arrivare alla macchinetta per l’aerosol, ma non ce la fa e crolla sul pavimento. Dalla porta, intanto, qualcuno bussa intimando di aprire. E' il padrone di casa venuto per prendere i soldi dell’affitto che giร  troppi giorni i ragazzi hanno rinviato di pagare. Continua a bussare, la ragazza cerca di farsi sentire, ma la voce non riesce ad uscire e decide di far cadere il vaso accanto a lei. Sentendo il rumore, il proprietario di casa, grida ancora piรน forte di aprire e quando nessuno risponde, prende le chiavi dell’appartamento e apre la porta. Quando entra trova Giorgia senza sensi e chiama l’auto ambulanza.
Intanto Federico รจ per strada senza sapere nulla che continua a entrare e ad uscire dai negozi lasciando il suo curriculum. Giร  perchรฉ mentre fa credere a Giorgia che esce per respirare, in realtร  cammina per le strade lasciando i suoi dati nei vari negozi, ma la risposta รจ sempre no a causa di una crisi mondiale che ha bloccato tutto. ฤ– l’ora di ornare a casa, e lo sconforto lo assilla come sempre, ma prima di avviarsi decide di provare in un altro negozio.
Intanto Giorgia viene portata sull’autoambulanza che parte a sirene spianate. Federico tornando a casa, vede l’ambulanza svolazzare a tutta velocitร  sotto i suoi occhi e si chiede cosa mai fosse successo, chi ci sia sopra quella vettura. Si ferma al panificio, compre due pani, un po’ di biscotti per il the, bevanda che i due ragazzi amano bere la sera davanti alla tv. Va a pagare e dice al proprietario del negozio di voler saldare il conto aperto qualche tempo fa. Il panettiere chiude se ci fossero delle novitร  e il ragazzo risponde – ฤ– Natale e non si soffre piรน- e pagando saluta e si avvia verso casa e pensa a quando Giorgia gli dirร  - sei tornato? Mi sei mancato – come fa sempre quando rientra a casa.
Davanti al portone di casa, vede la gente che parla della ragazza portata in ospedale, ma Federico, benchรฉ fosse interessato a scoprire chi fosse, non presta attenzione, voleva solo rientrare e gridare a Giorgia รจ Natale. Sale le scale e vede i suoi vicini che parlano, e quando questi lo vedono, gli vanno incontro e gli dicono di correre subito all’ospedale. Il ragazzo, lascia cadere i pani e i biscotti e dicendo – adesso no- scende le scale e corre dalla sua Giorgia.
Quando entra al pronto soccorso, incontra il proprietario di casa che, raggiungendolo, gli dice di farsi forza.
- Perchรฉ devo farmi forza? Che succede, dov’รจ Giorgia, me lo dica, mi risponda? - chiede in lacrime il ragazzo
- Giorgia adesso รจ dentro, la stanno visitando, ma quando รจ arrivata qui era in critiche condizioni, non respirava piรน.
Mentre l’uomo da una pacca sulla spalla di Federico, esce il medico, dicendo che Giorgia, รจ stata ricoverata in terapia intensiva e che bisogna sperare in un miracolo, perchรฉ i suoi polmoni erano completamente chiusi al suo arrivo.
- Ma lei non s’รจ accorto di nulla? Dalle analisi, si vede benissimo che ha avuto diversi attacchi negli ultimi quattro giorni - chiede il dottore
- No veramente non mi sono accolto di nulla, quando ero in casa.. mi sembrava .. era serena.. insomma stava bene, non mi ha mai detto nulla.
- Strano.. comunque dobbiamo solo sperare – detto questo il medico se ne va, lasciano Federico con il proprietario di casa.
- Guarda Federico.. per quanto riguarda l’affitto … Be’ puoi..
- No ha ragione, oggi stesso sarei venuto a parlarle per chiederle ancora un mese di pazienza, perchรฉ oggi ho trovato un lavoro e avrei pagato tutti gli arretrati.
- Stefano, io volevo dirti.. che potevi prenderti tutto il tempo che ti serve, perรฒ stando cosรฌ le cose, ok tra un mese ne riparliamo. Adesso devo andare, perรฒ se per te non รจ un problema, domani io e mia moglie possiamo venire qui a farvi compagnia, infondo domani รจ Natale, no?.
- Ve ne sarei grato. Non vorrei disturbarvi perรฒ …
- Non dire piรน nulla, ci fa piacere
- Grazie mille – dice il ragazzo. – Adesso vado da Giorgia.
- Sรฌ,vai pure.
Federico si dirige, verso la camera di Giorgia e la vede nel letto, con tanti fili che la legano alle macchine con le quali puรฒ respirare. Si avvicina a lei, si mette in ginocchio davanti al suo letto e le stringe la mano. Da una finestra arriva il canto di un coro che intona le note di una canzone di Natale, mentre l’orologio segna la mezzanotte e gli infermieri nella loro saletta, stappano una bottiglia di spumante e si scambiano gli auguri. Intanto Federico รจ ancora seduto al fianco di Giorgia e inizia a parlare.
- Amore, รจ proprio vero, noi non ci meritiamo nulla. Non so perchรฉ ma non riusciamo ad esser felici. Adesso che ho trovato un lavoro e potremo esser felici, tu stai in queste condizioni. Abbiamo fatto di tutto per riuscire a vivere serenamente, ci siamo fatti un culo quanto una casa, per cosa? Babbo Natale se รจ vero che esisti, aiutaci a vivere sereni, aiuta Giorgia a tornare da me ti prego.
Due infermieri si avvicinano a lui. Uno tiene in mano la bottiglia di spumante e l’altra i bicchieri da riempire.
- Signore, vuole un po’ di spumante? – chiede l’infermiera avvicinandosi a Federico
- No, grazie, siete molto gentili, ma non ho niente da festeggiare oggi.
- Non dica cosรฌ, non si scoraggi, abbia fede. Lo sa che a Natale tutto รจ possibile?
- Sarร , ma ormai non ci credo piรน.
- Su non dica queste cose, continui a sperare.. in fondo la magia del Natale รจ imprevvedibile. Non smetta di crederci. Su! Beva un bicchiere con noi.
Federico segue i due infermieri e si unisce a tutti i parenti dei pazienti ricoverati e brinda con loro. Quando questi iniziano a cantare, il ragazzo preferisce ritornare da Giorgia e scoppia in lacrime. Una di queste scende lungo la guancia di Federico, per cadere poi sulla mano di Giorgia. Federico, per stare ancora piรน vicino a Giorgia decide di appoggiare la tua testa sul petto della sua amata e chiude gli occhi, quando uno scintillio proveniente da fuori, lo fa sobbalzare, e inizia a fissare la finestra.
- Federico, amore mio non piangere piรน, sono qui con te – Federico si gira e vede che la sua Giorgia รจ sveglia e gli sta parlando, l’abbraccia stretta stretta a se’.
- Amore mio.. sei tornata.. sai ho trovato un lavoro, potremo stare tranquilli, senza piรน problemi. Sono cosรฌ contento.
- Amore hai visto, quest’anno Babbo natale non s’รจ scordato di noi. Buon Natale Stefano.
- Buon Natale amore mio.
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L'ala ritrovata

Premessa dell'autore

Questo racconto รจ davvero diverso da quelli fino ad oggi pubblicati. Fra parabola e favola, la storia vuole dimostrare che in un giorno qualunque in un posto attretanto qualunque, la nostra vita รจ destinata a cambiare, a volte in peggio e a volte in meglio. In questo caso, l'arrivo dell'amore segna la fine di un periodo di vuoto, di solitudine, di mal d'anima che a volte ci accompagna nella quotidianitร  senza mai palesarsi a noi stessi.
Buona lettura
Francesco Sansone



Vagavo senza meta lungo una strada larga e deserta. Non ero triste, ma neppure allegro. Sentivo soltanto un vuoto dentro a cui non sapevo dare una ragione e non riuscivo a capire da cosa fosse generato. Mi sentivo solamente privo di un qualcosa, ma non sapevo cosa.
Benchรฉ la pioggia da poco avesse smesso di scontrarsi contro la mia testa, le sue gocce erano ancora sulla strada dando vita a piccole pozzanghere. Continuavo il mio cammino, tenedo il capo abbassato e guardando l’asfalto sotto i miei piedi, quando fui colpito dal riflesso generato da una delle tante chiazze d’acqua.. In essa, infatti, c'era un arcobaleno che risplendeva e soffermandomi a guardarne i colori, rimasi scioccato nel guardare la mia immagine, non certo per presunzione, ma per il semplice fatto che vidi uscire dalle mie spalle una sola ala tutta bianca. Sรฌ, proprio cosรฌ, una sola ala. Non riuscivo a capire come mai.. di solito le ali sono due e io invece ne avevo una, come era possibile? Alzai lo sguardo dalla pozzanghera per poi ricalarlo. ma niente, l'ala era lรฌ e sempre sola.
Ripresi a camminare senza distogliere i miei pensieri da ciรฒ che avevo da poco visto. Vidi un'altra pozza d'acqua e mi ci rispecchiai. La stessa visione.Sempre e solo un’ala. Continuai il cammino per arrestarlo subito alla pozza seguente e la visione era sempre la stessa. Ero incredulo e forse per questo volsi lo sguardo al cielo, come se volessi avere uan risposta da qualcuno, ma chi poi? Ma il mio stupore continuรฒ a crescere quando, tornando a guardare la strada, vidi che le ali erano diventate due. Sรฌ proprio cosรฌ, due ali, ma il mio stupore non svanรฌ, bensรฌ aumentรฒ nel vedere che le due ali non erano mie. Solo una apparteneva a me, l'altra apparteneva a un ragazzo dai tratti delicati, occhi belli da benedire, sorriso puro e sensibile, che mi disse:
- Sei tu!
- Che vuoi dire? - chiesi, mentre una strano benessere avvolgeva tutto il mio corpo.
- Sei tu, la mia ala perduta. Eravamo assieme nella nostra vita passata, ma un giorno senza un perchรฉ ci siamo persi. Tuttavia questo perdesi era destinato a svanire e noi ci saremmo ritrovati un giorno. Adesso quel giorno รจ arrivato.
Quelle parole fecero aprire in me una voragine nei miei ricordi portandomi a vedere i momenti accanto alla mia ala, accanto a quel ragazzo che possedeva l'altra parte di me, e ricordai tutto.
- Amore, sei tu?
- Sรฌ amore mio, sono io - detto questo si avvicinรฒ e stringendomi a se', afferrรฒ la mano e iniziammo a volare verso il cielo che ci avrebbe ospitato nel suo infinito azzurro per tutta l'eternitร .
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Il vecchio e la panchina

Premessa dell'autore

Continuo oggi con la serie di racconti ispirati dagli incontri per stada. Oggi รจ la storia di un vecchio signore che vi racconto. Naturamente il racconto รจ nato dalla mia fantasia, suscitata da quell'incontro con quel vecchietto seduto su una panchina tutto solo e con una grande malinconia emanata dagli occhi. Come nel caso di "Lei", le sensazioni che si sono innestate son state molteplici e quello che segue รจ il resoconto di tutto ciรฒ.
Buona lettura
Francesco Sansone


Il vecchio e la panchina

Non c'รจ giorno che passa in cui quel vecchio non va in quella villa a guardare il passaggio delle persone che, nella loro routine quotidiana , passano velocemente per recarsi ai loro impegni. Lui, il vecchio, come unico impegno ha l'andare a trovare quella panchina ogni giorno alle cinque del pomeriggio e non c'รจ causa o motivo che gli faccia perdere quest'abitudine.
Ogni giorno alle cinque รจ lรฌ. Anche oggi che fa freddo e ogni tanto cade qualche goccia sulla sua testa รจ seduto a guardare la gente e ogni tanto si perde nei meandri dei suoi ricordi che lo riportano alle sue numerose primavere andate. Ricorda i giorni a lavoro, i giorni con la sua amata sposa, che ormai l'ha lasciato da solo. Pensa anche ai giorni in cui da ragazzetto andava girovagando per strada alla ricerca di un po' di svago, ma piรน le primavere riaffiorano sulla sua mente, piรน la solitudine e la tristezza si fa spazio in lui.
Accavalla le gambe e poggia un braccio sulla sua panchina, quando guarda passare un giovane che gli ricorda il lui di molti anni prima. L'osserva con attenzione e, benchรฉ gli abiti sia diversi dai suoi, in lui si riconosce. Riconosce il suo modo di camminare, quel sorriso sul viso, quella luce negli occhi che sprigiona la voglia di arrivare, di diventare qualcuno in questa societร . Il vecchio si lascia scappare un sorriso e il giovane si volta e lo guarda, con uno sguardo di pena per quel vecchietto solo sulla panchina, e ricambia un sorriso che presto sarร  passato perchรฉ il cammino del giovane non si arresta.
Sono le cinque e trenta quando dalla borsetta estrae un pezzo di pane e inizia a mangiarlo. Alcune briciole cadono sulla panchina, ma lui non le sposta come se con quel gesto volesse condividere il suo spuntino con la sua unica compagnia. Stessa cosa avviene con l'acqua di cui lascia cadere qualche gocciolina. - Torno subito - dice alla panchina quando si alza per recarsi al cestino piรน vicino per gettare la carta che avvolgeva il pane. Quando torna, accende una sigaretta e tra un'aspirata e l'altra ritorna a pensare e questa volta si sofferma al suo primo incontro con la panchina. Era un giorno come oggi, faceva freddo e di tanto in tanto cadeva qualche goccia sulla sua testa. Il vecchio era addolorato, perchรฉ solo pochi giorni prima aveva perso la sua amata ed era uscito per non restare solo in quella casa che per anni era stata la reggia dell'amore e che adesso era divenuta reggia di solitudine e dolore. Era uscito dunque per respirare un po' di aria fresca e quando fu di fronte a quella panchina ebbe un istinto quasi inspiegabile di sedersi un po' lรฌ e lo fece. Restรฒ dalle cinque alle sei e da quel giorno andรฒ ogni pomeriggio lรฌ. A quella panchina il vecchio il primo giorno raccontรฒ tutto il suo ultimo periodo di vita e si sentรฌ ascoltato, cosรฌ come quando tornava da lavoro e c'era Anna, sua moglie, ad ascoltarlo in silenzio per non perdere neppure un solo particolare del racconto sul suo sposo, per poi, alla fine del resoconto, dirgli "dai non fare cosรฌ, vedrai domani andrร  meglio", oppure " Hai visto, oggi รจ andata meglio". Naturalmente la panca non poteva rispondere ai suoi racconti, e lui lo sapeva, ma non voleva privarsi di sentirsi dire quelle frasi e quindi con un coltellino le incise sul legno tinto di verde, in modo da sentirsi consolato.
Sono le sei ed รจ ora di rientrare a casa, il vecchio si alza, si aggiusta il cappotto, si gira verso la panchina e dice "Ciao Anna, ci vediamo domani" e si incamminรฒ.
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Lei

Premessa dell'autore

Non so se vi sia capitato mai di camminare per strada ed essere attratti da qualcuno senza nessuna ragione e inziare a immaginare come sia la vita di quel qualcuno. A me capita spesso e il racconto che segue, nasce proprio da un momento del genere. Ero sopra un autobus e guardando fuori dal finestrino, fui catturato da una donna e venni invaso da una sensazione di pena, di desolazione, di malessere morale e iniziai a pensare come mai quella donna piccina, vivesse la sua giornata. Ciรฒ che si รจ generato nella mia testa รจ riportato nel racconto che pubblico oggi e ogni volta che lo leggo, non posso evitare di rivivere quelle sensazioni che vissi piรน di cinque anni fa.
Buona lettura
Francesco Sansone

Lei

Un nuovo giorno stava sorgendo e con esso l'inverno giungeva nelle case degli esser umani che si preparavano a vivere il nuovo giorno. In molte di queste madri preparano colazioni a figli ancora dormienti, mogli osservano mariti affaccendati per non far tardi a lavoro, fidanzati che si svegliano rimanendo a letto abbracciarti l'uno all'altro. La cittร  si svegliava, dunque, in vista del giorno di una nuova stagione. C'รจ anche Lei che guarda il nuovo dรฌ. Sta da sola seduta al tovalo di fronte la sua tazza di latte e le sue tre fette biscottate, dando le spalle al televisore acceso che le comunica le ultime notizie di cronaca. Per Lei nulla รจ diverso da ieri, cosรฌ come ieri non era diverso dal giorno precedente che, a sua volta, non era diverso da un qualsiasi altro giorno della sua vita. E' sempre stata sola Lei, vivendo una vita che non avrebbe mai sognato di vivere, ma che purtroppo non ha potuto evitare a causa della gente che evitava Lei. Lei non รจ bella, non รจ grassa e non รจ magra, non รจ nรฉ alta nรฉ bassa, Lei รจ solo Lei... insignificante. E' cosรฌ che la nominavano in classe i compagni ed รจ cosรฌ che la nominano i suoi colleghi di lavoro. E' insignificante come il suo abito marron scuro, la sua acconciattura arruffata, la sua postura cadente, il suo cedere pendolante. Nessuno cercava e cerca Lei. L'unica che cerca qualcosa รจ Lei, ma non trova niente se non quella nominazione che legge sulle labbra e sui visi di chi le passa accanto perseguitandola da tanto tempo, anzi da sempre. Lei non parla perchรฉ gli altri non la vogliono ascoltare. Eppure ne avrebbe di cose da raccontare, se solo qualcuno l’ascoltasse, forse, potrebbe capire che Lei infondo non รจ cosรฌ insignificante. Ma nessuno le parla, nemmeno se stessa, a volte, parla con Lei. Il perchรจ non mi รจ dato sapere, รจ sempre stato cosรฌ. Forse ci si nasce o forse qualcuno decide che alcuni di noi debbano vivere da morti o ermaginati in questo mondo senza una apparente ragione.
Finita la prima colazione, si alza, mette la tazza sul lavandino e si dirige silenziosa come sempre verso l'appendino dove prende il paltรฒ, lo indossa e chiude quella porta anch'essa silenziosa dietro di se' e inizia il suo cammino. A un certo punto si ferma, osserva una vetrina. C'รจ un abito, vorrebbe comprarlo, ma poi parla con se' e dice:
- sarebbe invisibile su di me e nn sarebbe giusto dargli questa pena,
si rigira e riprende il cammino.
Arriva a lavoro e vede i colleghi salutarsi tra loro, fa lo stesso Lei, ma nessuno le risponde e sospirando cammina verso il suo armadietto, indossa il suo camicione e inizia il lavoro.
Lei รจ stanca quando finisce, ma non tanto per il lavoro, quanto per il suo esser insignificante, percorre lo stesso iter del mattino. Saluta tutti, ma tutti non salutano Lei. Arriva a casa, apre la porta, la chiude alla sue spalle e si ferma dinanzi allo specchio. Si fissa e a Lei dice "insignificante". Va in cucina, prepara la cena e si prepara a vivere l'ennesima serata insignificante della sua vita sola con Lei.
Va a letto e come ogni sera piange, piange a lungo, piange tanto, ma nessuno l'ascolta e mai l'ascolterร , perchรฉ il pianto di un'insignificante รจ difficile d'ascoltare se non per chi รจ insignificante come Lei.
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Ricerca nel buio

Premessa dell'autore

Una storia, quella che segue, che รจ stata scritta tutta di getto in pochi minuti, ispirata  mentre studiavo letteratura araba un po' di anni fa. Protagonista di una ricerca sfrenata, per ritrovare il proprio figlio, รจ una mamma come altre che, nella disperazione, trova la forza di non arrendersi alla fatica. "Ricerca nel buio" รจ un racconto da leggere tutto in un fiato, anche perchรฉ la scrittura e la storia vi impediranno di distogliere la vista dal testo.
Buona lettura
Francesco Sansone



"Ricerca nel buio" di Giovanni Trapani


Ricerca nel buio

- Tommasino! Tommasino mio, dove sei?

Queste parole risuonano nella pioggia battente di quella notte fredda di pieno inverno.
Solo una figura disturba la serenitร  della notte, รจ una mamma in preda alla disperazione che, in gesti convulsi dettati dalla paura, si inoltra fra gli alberi di quel terreno.

- Tommasino! Tommasino mio, dove sei? E' la tua mamma che ti chiama. Rispondimi.

Cammina senza guardare il sentiero. Cammina sola, accecata dalla paura. Piange quella donna, piange come mai fatto prima.
Al suo passare sembra che tutto quel mondo si spenga, come se si rifiutasse di vedere quella poverina, come se preferisse restare silente piuttosto che rivelarle un'amara veritร .

- Tommasino! Tommasino mio, dove sei? E' la tua mamma che ti chiama. Rispondimi piccino mio.

Niente! Nessuno risponde, anche i gufi tacciono a quel richiamo.
Continua a vagare disperata. Cade, ma si rialza senza perder tempo e continua la sua ricerca. Cammina, cammina. Il suo vestito รจ strappato dal ramo di un albero. Sembra quasi che la voglia fermare per non far aumentare il suo dolore.
Tutti sanno quello cosa รจ successo, l'unica inconsapevole รจ lei, che continua a gridare, a piangere, a sperare.

- Tommasino! Tommasino mio, dove sei? E' la tua mamma che ti chiama. Rispondimi piccino mio. Sono qua, sono la tua mamma.

Vaga tutta sporca, stracciata, infreddolita, ma protetta dal suo calore materno, acceso ora piรน del solito. Va avanti e grida quel nome che lei stessa scelse per il suo bambino dagli occhi verdi, capelli biondo oro e pelle rosa come le rose primaverili che quel terreno ogni stagione regalano e che lei raccoglieva con il suo Tommasino.
Vaga senza guardare avanti, i suoi occhi vedono solo quel figlio disperso nei suoi giorni felici, in cui giocava con gli animali della fattoria. I miei cuccioli รจ cosรฌ chiamava le mucche, gli asini, i cavalli e tutti gli altri ospiti della fattoria.

- Tommasino! Tommasino mio, dove sei? E' la tua mamma che che ti chiama. Rispondimi piccino mio. Sono qua, sono la tua mamma.

Il suo lungo camminare รจ finito, il suo bimbo ritrova. Anche lui รจ tutto sporco di fango, con i vestiti strappati e il sangue fuoriuscente dal corpicino, o meglio, da ciรฒ che rimane dopo che quella bestia feroce si รจ scagliata su di lui. La donna compie due passi ancora e lo raggiunge. Lo prende in braccio e torna indietro per quello stesso sentiero.
Lo accarezza, lo stringe a se', lo bacia. Lui dorme e non si sveglia.
Giunge a casa. Lo lava, lo prepara per la notte e lo mette a letto. Rimane la, tutta sporca e stracciata, seduta ai piedi di quel talamo. Si addormenta.

- Tommasino! Tommasino mio. Dove sei? E' la tua mamma che ti chiama. Rispondi piccino mio. Sono qua, sono la tua mamma.
- Eccomi mamma, eccomi! Dai vieni, giochiamo.
- Arrivo piccino mio.



*L' illustrazione "Ricerca nel buio" รจ stata creata appositamente per il racconto da Giovanni Trapani a cui va un ringraziamento speciale. 
Per vedere tutte le sue opere www.giovsfantasy.blogspot.com




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Quell' amore

Introduzione dell'autore

Nuovo appuntamento con la lettura. Oggi esco dal tema affrontato in questi due giorni, ma rimango sempre nella contemporaneitร , benchรฉ questa storia รจ stata realizzata tempo fa(ma mi chiedo sono un precursore o le cose a sto mondo no cambiano mai?? boh!) e racconta, senz nessuna presunzione una realtร , non per forza di ognuno, ma pur sempre una sfacettaura di questo mondo che a me piace vedere arcobaleno. Protagonisti sono una ragazza, il suo amico e di lei genitori colpevoli ognuno a modo loro del loro della loro figlia.
Buona lettura
Francesco Sansone

Qell'amore

Questa รจ una storia come tante, che puรฒ sembrare bella o brutta, oppure lasciare nel lettore una dolce tenerezza o amaro fastidio. Non lo so. Ciรฒ di cui sono certo รจ che si tratta di una storia la cui narrazione รจ obbligatoria…



In una cittร  del sud Italia, vive una ragazza di nome Ilaria, che come molte sue coetanee sogna di diventare qualcuno. La sua maggiore paura รจ quella di finire come una compagna di scuola che, a soli sedici anni, ha dovuto abbandonare gli studi per svolgere il ruolo di mamma, o meglio per indossare il ruolo di “bambina che cresce altri bambini”, รจ questo che lei dice quando parla di Sandra.
Ilaria pensa solo a studiare, per andarsene dalla propria cittร  natale e andare a vivere altrove, magari in uno di quei paesi dove si parla inglese o francese, lingue che lei studia con passione. Per questa sua voglia, la ragazza, ormai prossima alla maturitร , non cerca di stringere nessun legame nรฉ con i suoi compagni e compagne di scuola nรฉ, tanto meno, con quelli di classe che, secondo lei, rallenterebbero il raggiungimento del suo scopo. Tuttavia solo una persona riesce ad entrarle nel cuore: il suo compagno Leonardo, il quale condivide lo stesso sogno di diventare qualcuno, lontano dalla sua realtร  abituale, ma per altri motivi. Infatti, a differenza di Ilaria, che vuole realizzarsi per fuggire dalla sua famiglia e, principalmente, da un padre che, per un bicchiere di vino in piรน nelle vene, troppe volte dimentica il suo ruolo di marito e di padre, rompendo e picchiando tutto e tutti, Leonardo vuole diventare qualcuno solo per non trovarsi a disagio nel non saper cosa risponde a chi gli grida <> e, soprattutto, per vivere una vita come tutti gli altri. Una vita normale, ma non come la intende la societร , bensรฌ secondo la sua personale definizione di normalitร .


Si ritrovano ancora assieme i due, quando iniziano i corsi del primo anno d’universitร  e, anche in quest’ambiente, non permettono a nessuno di penetrare nel loro cammino. Non fanno amicizia durante le lezioni e non invitano nessuno per studiare con loro, nei pomeriggi. Le giornate di studio iniziano alle 15:00 e si protraggono fino alle 20:00 con piccole pause ogni due ore per concedersi una tazzina di caffรจ e una sigaretta in cui si lasciano scappare confessioni e qualche chiacchiera, per poi tornare chini sui libri. Quando parlano, i due amici, immaginano le proprie vite fra caffรจ letterari e convegni . Non discutano mai di amori o di avventure, non le vogliono, non ci pensano neppure.



I giorni che anticipano il grande evento della discussione della tesi, sono vissuti dai ragazzi con forte emozione. Sono felici perchรฉ, ormai, sono prossimi a raggiungere il loro sogno. Continuano a studiare incessantemente. Ed รจ proprio in uno di quei pomeriggi di studio che inizia la storia di cui voglio informarvi.



Quel giorno Ilaria era coperta dalla testa ai piedi, benchรฉ la primavera da un bel po’ aveva bussato alle porte dei siciliani.
Il caffรจ stava sopra al fornello, e, col suo profumo, impregnava la cucina. Leonardo prese due tazzine nelle quali versรฒ due cucchiaini di zucchero, uno per tazza, quando, girandosi, vide la sua amica un po’ curva su di sรฉ con i capelli sciolti che le coprivano lo sguardo.
- Che hai? - chiese Leonardo stranito dalla visione.
- Nulla! - rispose Ilaria con un tono per niente convincente. Leonardo le si avvicinรฒ e allungando il braccio le sfiorรฒ la spalla. La ragazza si alzรฒ in piedi con un salto rapido e restรฒ ferma tremando davanti al suo amico, il quale, nella sua stessa posizione non riusciva a pronunciare nemmeno una semplice parola.
Restarono cosรญ per un tempo non calcolabile fino a quando l’odore del caffรจ e il fischiettio della caffettiera non fece muovere il ragazzo. Versata la bevanda nelle tazzine, queste restarono lรฌ fissate da Leonardo. Il silenzio continuava, il ragazzo aveva capito. Stava male. Sentiva lo stesso dolore che Ilaria aveva dentro.
Un grido, seguito da un tonfo, pose fine la silenzio. Il ragazzo si girรฒ velocemente e vide Ilaria in ginocchio che piangeva e diceva, senza prender fiato, - Perchรฉ…perchรฉ…perchรฉ -. Leonardo si adagiรฒ su di lei e la strinse forte, non lasciandola andare, benchรฉ la ragazza desiderasse liberarsi. La presa era talmente forte che costrinse Ilaria e cedere e a stringersi all’amico seguitando a piangere.



La sera precedente, Ilaria, come ogni sera stava ripetendo la sua tesi, quando la porta della sua camera – che fino a quell’istante era stata per la ragazza la linea di confine con la sua famiglia – fu spalancata e sbattuta contro il muro, lasciando entrare quel padre talmente ubriaco che iniziรฒ a inveire contro la figlia. Ilaria era terrorizzata e lo intimava di uscire, ma lui non demordeva, anzi, si avvicinava sempre di piรน alla figlia iniziando a strattonarla e picchiarla facendola cadere sopra il letto. Quando l’uomo la vide in quella posizione iniziรฒ a sbottonarsi i pantaloni lasciandoli cadere lungo le gambe. Con violenza strappรฒ gli abiti della figlia per proseguire in quel gesto che non fa piรน di un uomo un padre, bensรฌ un animale.
- Perchรฉ? - continuava a chiedersi Ilaria mentre veniva sodomizzata da quell’uomo che l’aveva cresciuta e portata al parco. Ilaria smise di lottare spalancando gli occhi e guardando un punto fisso, sperando che quell’ incubo terminasse presto, mentre il padre le sussurrava con affanno animalesco di non avere paura, e che il papร  l’amava tanto. Al termine di quella furia cieca, l’uomo si alzรฒ, si tirรฒ su le braghe e uscรฌ. Tutti i suoi movimenti furono seguiti da uno sguardo morto e lacrimante che Ilaria aveva acquisito. La ragazza restรฒ ancora piรน ferita nel notare che la madre era rimasta li immobile alla soglia della porta.
- Passerร  - disse la donna alla sua bambina e poi uscรฌ seguendo il consorte che intanto le gridava di raggiungerlo. Ilaria si alzรฒ dal letto, si recรฒ in bagno, aprรฌ i rubinetti della doccia entrandovi per togliersi dal corpo tutto “quell’amore” del padre.


L’abbraccio tra Leonardo e Ilaria si protrasse fino al momento in cui il ragazzo disse che era necessario recarsi al piรน vicino distretto di polizia.
- Come potrei…come potrei denunciare colui che mi ha dato la vita?
- Nella stessa maniera con cui te l’ha sottratta!- fu la risposta di Leonardo il quale รจ uno di quegli esseri umani che non riesce a sopportare i soprusi e tanto meno i torti compiuti contro gli innocenti. รˆ questo il motivo per cui il ragazzo costrinse l’amica a farsi giustizia.



Tornata a casa, Ilaria era assieme a Leonardo e a due poliziotti che, senza esitare, prelevarono l’uomo. Leonardo notรฒ come la madre della sua amica guardava la figlia e ascoltรฒ ciรฒ che le gridava
- Sei la rovina della famiglia! Me l’hai distrutta! Che tu sia maledetta! Leonardo prese una valigia dalla camera di Ilaria e vi mise quattro vestiti. Prendendo per mano la sua amica uscirono da quella casa. La notte la trascorsero dormendo l’uno accanto all’altra nel letto del ragazzo.



Passano anche gli ultimi due giorni e i due si laureano e, dopo i festeggiamenti, come se si trattasse di un ricevimento di nozze, si dirigono all’aeroporto per prendere l’aereo che li avrebbe portati a vivere la loro esistenza. I due amici solo tre volte torneranno in Sicilia, per assistere al processo del padre di Ilaria.
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l'eterno amore

Premessa dell'autore

Eccomi qua, sono ritornato con un nuovo racconto che, scritto sempre anni addietro (anche questo รจ dimostrabile), continua l'attualitร  dei giorni nostri.
Protagonisti sono due ragazzi, due madri, una burocrazia ingiusta e soprattutto la violazione dei diritti civili. Cambieranno mai le cose, affinchรฉ storie simili a quella che segue, diventeranno solo un triste ricordo di un oscurantismo indegno?? Beh, me lo auguro per tutti quanti. Non c'รจ niente al mondo di piรน bello che vivere la propria vita nel massimo della libertร .
Alla prossima
Francesco Sansone

L'eterno Amore

Pioveva quel giorno al cimitero, come se anche il cielo soffrisse per la fine dell'amore tra Ale e Diego. Una storia nata, quasi per caso, sei anni fa in uno di quei locali per soli uomini e che da quel giorno non si รจ interrotta mai, fino all'altro dรฌ, quando Ale, dopo mesi e mesi di dolore e sofferenza si รจ spento tra le braccia del suo Diego che in lacrime vedeva passare davanti ai suoi occhi i giorni felici e spensierati vissuti con colui che gli aveva giurato amore eterno. Al cimitero c'erano tutti gli amici ma, anche, i parenti e i genitori di Ale che, da quando avevano scoperto dell'omosessualitร  del figlio, facevano finta di non conoscerlo. Non erano con lui neppure, quando il ragazzo, ormai, consapevole della fine dei suoi giorni chiese di vederli e mandรฒ Diego nella casa in cui aveva vissuto la sua triste adolescenza. I genitori del ragazzo, quando aprirono la porta e videro Diego, non attesero neppure che il ragazzo spiegasse loro il motivo di quella visita, cosรฌ insolita e cosรฌ rara e lo cacciarono via.
In strada Diego pensava come comunicare alla sua anima gemella la reazione dei suoi genitori, ma non ebbe modo di farlo perchรฉ, arrivato in ospedale, fu raggiunto da un'infermiera che lo informรฒ del peggioramento delle condizioni del suo ragazzo. Diego si lanciรฒ nella stanza, abbracciรฒ Ale che, guardandolo, gli disse ti amo e si spense cosรฌ, con gli occhi rivolti verso il suo unico amore.
La funzione era terminata e tutti andarono via e mentre Diego, sorretto dalla madre, si trascinava verso l'auto tra le lacrime che non riusciva a trattenere da quel giorno in ospedale, venne raggiunto dalla madre di Ale che, guardandolo con odio e disprezzo, gli disse tutto ciรฒ che il cuore le suggeriva.
- Me lo hai ucciso! Che tu sia maledetto!
- No signora, non รจ colpa mia. Il tumore... il tumore ce lo ha strappato via ingiustamente- , le rispose il ragazzo intimorito da quella donna.
- Che tu sia maledetto frocio!
- Come si permette! Chi deve sentirsi una maledetta รจ lei e non di certo mio figlio", le rispose la madre di Diego, "Dov'รจ stata in questi sei anni in cui suo figlio era felice? Ma, soprattutto, dov'era quando stava male e chiedeva di lei? La sua ottusitร  le ha impedito di ascoltare quello che mio figlio aveva da dirle il giorno in cui venne a casa sua. Si vergogni, signora mia. E non si permetta piรน a dire frocio a mio figlio, stronza-
-Se รจ per questo, glielo ripeto ancora e poi ancora, fino all'infinito. Frocio! Frocio!-.
La madre di Diego non potรฉ piรน frenare i suoi istinti e diede uno schiaffo alla donna che infieriva contro il figlio.
- Se non se ne va, giuro che non mi limiterรฒ ad uno schiaffo solo
- Cosa potevo aspettarmi da una donna che accetta un figlio invertito?
A queste parole la madre di Diego stava per darle nuovamente uno schiaffo, ma fu fermata dal figlio che, ponendole un braccio di fronte, la guardรฒ con i suoi occhi verdi pieni di lacrime.
- Mamma No. Non รจ lei che parla, ma รจ il dolore che la spinge ad attaccarmi
- Non ho bisogno che mi difendi, nessuno te lo ha chiesto
- Sa signora... -, riprende la madre di Diego. -Qual รจ la differenza tra mio figlio e lei? Mio figlio sarร  pure un frocio, ma ha il rispetto per la gente come lei, stupida e ignorante, mentre lei non sa neppure dove sta di casa il rispetto-, detto questo si allontanรฒ con il figlio lasciando la donna , immobile come un sasso, in mezzo al prato del cimitero.



Tornato a casa, Diego volle rimanere solo e chiese alla madre e agli amici se potevano realizzare questo suo desiderio. Rimasto solo si sedette sul divano posto di fronte al tavolino che ospitava le numerose foto scattate in questi sei anni con il suo Ale. Si girรฒ attorno. Lasciรฒ che il suo sguardo vagasse attorno a quella casa che avevano comprato assieme due anni prima dopo aver raccolto i soldi, lavorando faticosamente giorno e notte, e si rese conto che dall'indomani non si sarebbe svegliato piรน al suo fianco, non avrebbero pranzato piรน assieme, insomma, non lo avrebbe potuto rivedere mai piรน. Decise di mettere un cd di Mina, la cantante preferita di entrambi, e lasciarsi accarezzare dalla sua calda voce, decidendo di stendersi sul divano tenendo stretto fra le braccia una foto di loro assieme e chiuse gli occhi.

... io ti chiedo ancora,
Il tuo corpo ancora,
Le tue braccia ancora,
Di abbracciarmi ancora
Di amarmi ancora,
Di pigliarmi ancora,
Fammi morire ancora,
Perchรฉ ti amo ancora...
(Ancora, ancora, ancora. Mina)

Il cd andava avanti. Il ragazzo si addormentรฒ, quando ormai le tre del pomeriggio erano passate. Restรฒ lรฌ, addormentato con la foto fra le braccia, per tutto il pomeriggio e anche la notte. All'alba del giorno dopo, si alzรฒ dal divano, spense la radio, rimasta accesa tutta la notte, e andรฒ in bagno per lavarsi. Si preparรฒ la colazione e, dato che aveva preso qualche giorno di ferie, decise di andare a trovare il suo Ale.
Passรฒ tutta la mattina davanti la tomba piangendo e a raccontare al suo amore la discussione avuta la mattina prima con la madre. Poi si sedette e restรฒ lรฌ, fermo come una statua, fino l’ora di pranzo, quando decise di tornare a casa.
Al suo rientro, trovรฒ la porta della loro abitazione aperta e vide diversi uomini che spostavano i mobili. A dirigere i lavori era la madre d’Ale. Diego si precipitรฒ dentro e, con un forte batticuore, si avvicinรฒ alla donna.
- Che cosa sta facendo?
- Sto liberando la casa. Non lo vedi? Ho deciso, adesso che mi figlio รจ morto, di darla in affitto.
- Questa รจ anche casa mia! L'abbiamo comprata assieme
- Sarร , ma il contratto รจ intestato a mio figlio e, quindi, capirai che non avendo lasciato testamento la casa diventa automaticamente mia
- Non vuol dire nulla! Questa casa l'abbiamo comprata assieme e lei lo sa benissimo!>>.
- Gioia non รจ colpa mia se funziona cosรฌ.
- Perchรฉ... perchรฉ mi sta facendo questo? Perchรฉ sta strappando via quello che rimaneva di noi?
- Perchรฉ? Tu hai iniziato per prima portandomi via mio figlio. Ora io mi riprendo ciรฒ che era suo per mantenere vivo il ricordo.
- I mobili, il letto, tutto appartiene anche a me. E poi io non le portai via il figlio. รˆ stata lei, con suo marito, a volersi liberare di lui, come si fa con i panni smessi, quando scoprรฌ che era gay
- Non dire stupidaggini! Mio figlio non era gay, tu lo hai soggiogato e glielo hai fatto credere. Ora, se vuoi scusarmi...-, disse la donna al ragazzo, facendogli un cenno con la mano per indicargli di lasciare la casa.
- Lei non puรฒ farmi questo!
- Parla con il tuo legale e vedi se posso. Ora esci! Stai bloccando i lavori.
Luca si sentรฌ disperato, non sapeva che fare e decise di recarsi a casa della madre per raccontarle ciรฒ che gli era appena successo. La donna, dopo aver ascoltato sconcertata il discorso del figlio, gli disse di chiamare subito Stefano, un avvocato amico di Diego e Ale.
Nel pomeriggio il ragazzo, accompagnato dalla madre, si recรฒ allo studio legale. Stefano vedendolo gli andรฒ incontro. Lo abbracciรฒ esprimendogli tutto il suo dolore stringendolo in un forte abbraccio fraterno. Stefano e Diego, infatti, si conoscevano dai tempi delle scuole medie ed entrambi avevano riversato nell’altro l’affatto che avrebbero dato ad un fratello se non fossero stati figli unici. Una volta seduti sulle sedie di pelle nere dell'ufficio, Diego raccontรฒ, sotto gli occhi rossi per le lacrime della madre e quelli increduli dell'amico, cosa gli era capitato qualche ora prima.
- Mi dispiace Diego, in base alla legge, se il contratto รจ intestato ad Ale, la sua famiglia diventa proprietaria dell'immobile.
- Dannazione! La sua famiglia siamo noi. Siamo io, te, mia madre e tutti i nostri amici e non loro, e tu lo sai!
- Lo so benissimo. Dovevate stipulare un contratto in cui entrambi uscivate intestatari?
- Non pensavamo che sarebbe mai successo del genere.
- Non c'รจ proprio nulla da fare?-, chiede la madre di Diego all’avvocato, il quale rimane colpito dalle parole del suo amico.
- No, signora. So che non รจ lo stesso, se hai dei mobili intestati a te, li puoi prendere
- Sรฌ, ho delle cose intestate a mio nome, ma... io voglio la casa, la nostra casa. Portandomela via, cancelleranno in me ogni ricordo che ho d’Ale - e detto questo, riprese a piangere.
- Dai, non fare cosรฌ- , gli disse l'amico, - piangendo non otterrai nulla.
- Non รจ giusto Stefano!- , afferma la donna, ormai, quasi in lacrime anch'lei, -Non รจ giusto che lo stato non tuteli i diritti di mio figlio e di tutti gli altri ragazzi omosessuali. Al momento delle votazioni siamo tutti buoni e tutti uguali, ma quando si tratta di accettare loro com’essere umani riconoscendo i loro diritti, si chiudono i ponti..
- Sa signora? Mi ero promesso di diventare avvocato per cercare di far valere i diritti di ragazzi come me e suo figlio ma, purtroppo fino ad oggi, ho fallito e questo resterร  solo un sogno in questo paese>>, rispose Stefano con voce bassa.
- Cosa devo fare, adesso?- , domandรฒ Diego all'amico, cercando di trattenere le lacrime invano.
- L'unica cosa che puoi fare, adesso, รจ tornare in quella casa e portare via le tue cose
Usciti dall'ufficio, madre e figlio si recarono alla casa che era ancora occupata dalla madre di Ale.
- Sei di nuovo qui?-, disse la donna al ragazzo, vedendolo sul ciglio della porta.
- Sono venuto a portare via le mie cose!
- Non ti disturbare. Guarda, lรฌ , in quei due scatoloni, ho messo le tue cose. Tranquillo ho lasciato, pure le foto
- Mio figlio, cara signora, deve portar via con sรฉ anche altre cose che non entrano in quelle due scatole- , le disse la madre di Diego.
Mentre le due donne continuavano a discutere animatamente, il ragazzo si avvicinรฒ agli scatoloni. Rimase fermo lรฌ, di fronte loro. S'inginocchiรฒ e vide i cd di Mina, quelli di Ambra e tutti gli altri. Vide tutti i libri e osservandoli gli vennero alla mente le volte in cui insieme si recavano in libreria per comprarne uno anzi due, uno ciascuno, e ricordรฒ le varie discussioni che nascevano durante quell'operazione, cosรฌ difficile per loro, del scegliere i volumi da comprare. Passavano minuti a dibattere su quale fosse il libro giusto e a volte arrivavano ad alzare il volume delle loro voci che, dopo un po', si riabbassavano, pagavano e uscivano lasciandosi gli sguardi increduli della gente alle spalle.
Continuรฒ a guardare dentro gli scatoloni e vide le foto. Le prese e si soffermรฒ a guardarle. I ricordi volavano nella sua mente l'uno dietro l'altro cosรฌ come le foto scivolavano l'una dietro l'altra tra le sue mani. Questi, perรฒ, si fermarono con l'ultima immagine che mostrava i due in ospedale. Ale pieno di fili, pallido e profondamente segnato dalla malattia ma con quel sorriso che non perse neppure durante quei giorni e Diego preoccupato ma, allo stesso tempo, speranzoso che le cose sarebbero migliorate. Diego ricordava ancora il giorno in cui quella foto fu scattata. Era il giorno in cui Alessio gli chiese di andare a chiamare i suoi genitori. Il giorno in cui Alessio gli disse per l'ultima volta ti amo. L'ultimo giorno in cui Alessio vide il suo amore.
Diego si alzรฒ prendendo le due scatole e si avvicinรฒ alle due donne che discutevano ancora.
- Grazie!-, disse alla madre di Ale.
- Cosa?-, rispose lei incredula per ciรฒ che il ragazzo le aveva appena detto.
- In queste scatole,- riprese il ragazzo, - c'รจ Ale. Ci siamo io e lui, e grazie a questi ricordi e a quelli che custodisco segretamente nel mio cuore, mi sono reso conto che lui resterร  sempre con me. Prenda pure la casa, i mobili non mi importa di perdere i soldi, almeno io ho e avrรฒ con me Ale per sempre. Le auguro che tornando a casa sua stasera, possa scovare suo figlio in qualche ricordo ma, e lo sappiamo entrambi mia cara signora, non sarร  cosรฌ. Non lo troverร  per il semplice fatto che non รจ riuscita a volergli bene da vivo e ora che non c'รจ piรน, non puรฒ pretendere di ritrovarlo in quella casa dove ricordi non ve ne sono. Li avete gettati tutti quanti negli cassonetti della spazzatura come l’amore che vostro figlio voleva darvi e sperava di ricevere da voi. Prenda la casa se puรฒ aiutarla ad alleviare il dolore dal suo cuore. Quel dolore che, e anche questo lo sappiamo piรน che bene entrambi, non si placherร  mai, cosรฌ come il rimpianto non le farร  chiudere occhio per il resto dei giorni che le restano da vivere in questo mondo. Addio signora e che Dio possa avere pietร  di lei!-, detto questo il ragazzo, assieme alla madre, andรฒ via, lasciando la donna in asso, come quel dรฌ al cimitero. La donna restรฒ qualche istante perplessa, colpita da quelle parole cosรฌ dure, per poi, come nulla fosse, riprendere a dare ordini agli uomini che, a poco a poco, smantellavano l’appartamento.

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Lulรน

La notte in cui venne ritrovato il corpo di quella ragazza, quasi nessuno la conosceva.
La luna, in tutto il suo splendore, nella sua totale pienezza, osservรฒ, anche lei, la scena che avrebbe impietosito chiunque.
Sara, tanto bella quanto sfortunata, stava lรฌ, immobile, il marciapiede era il suo letto, la strada la sua casa… la chiesa all’angolo suonava l’ultimo rintocco della mezzanotte quando giovani donne, poco piรน che bambine, ragazzi e travestiti, vendevano il proprio corpo a coloro che, in macchina, si avvicinavano per appagare i propri sensi. Quella chiesa… la notte e il giorno, l’ombra e la luce, la morte e… la vita? Anche quella notte, una come tante altre, la stessa di ieri, uguale a domani: il via vai di auto, ragazzi e ragazze andavano e venivano, fuochi accesi sui cigli delle strade; perรฒ quella, ormai prossima al termine, non fu come le notti sorelle. Quella sera la luna vide l'orribile e ingiusto delitto che un pazzo, forse per provare un ulteriore momento di piacere, aveva commesso.
- Chi รจ questa povera disgraziata? -, domandรฒ il commissario a uno dei suoi agenti, appena arrivรฒ sul posto.
- Non si sa, signore! Nessuno la conosce qui. Era nuova del giro e non aveva stretto contatti con nessuna delle altre ragazze che bazzicano solitamente su questa strada. Perรฒ mi รจ stato detto che l'unica persona con cui ha instaurato un rapporto di amicizia รจ una certa Lulรน. - rispose il poliziotto.
- E dove si trova adesso questa Lulรน? - chiese il commissario, un ragazzo di trent'anni, molto alto e affascinante.
- รˆ andata via con un cliente circa un'ora fa e ancora non รจ tornata. Chissร  come se la staranno spassando! -
- Mostri un po' di rispetto agente Paoli!Si trova pur sempre davanti a un cadavere! Aspetti che torni la signorina, l'accompagni al commissariato e speriamo che ci possa dare qualche notizia su questa ragazza. - detto questo, Luca fissรฒ quella "povera disgraziata" , notรฒ le sue bellezze: capelli neri e lisci come uno scialle di seta, occhi verdi, labbra piccole e carnose. Ma guardandola non potรฉ far a meno di soffermarsi sul lungo taglio che quel delinquente le aveva inferto sul suo bel collo. - Bene! Adesso vado. Mi porti la signorina Lulรน appena puรฒ. - e salรฌ in auto.



Passarono ancora parecchi minuti prima che colei che poteva aiutarli tornasse. Adesso nel cielo non vi erano piรน nuvole. Solo la luna brillava, mettendo in risalto quel triste scenario.
- Alla prossima bello! -, si sentรฌ da lontano, mentre una macchina andรฒ via velocemente, forse a causa della polizia. Una figura, dal fondo della strada, si avvicinรฒ dondolandosi sinuosamente ma, quando vide gli agenti rallentรฒ il passo. Notรฒ il lenzuolo bianco sopra l'asfalto e di colpo si fermรฒ. Restรฒ ferma lรฌ, con gli occhi spalancati, fino a quando il poliziotto si avvicinรฒ a lei.
- รˆ lei Lulรน? - le fu chiesto.
- Sรฌ! Co... cosa รจ successo? - disse tremando.
- Questa notte un pazzo ha ucciso una ragazza e mi hanno riferito che solo lei aveva stretto amicizia con la vittima.
- Sara... Sara... Sara,- ripeteva mentre riprese il cammino, lento e strascicante. Quando fu di fronte al telo, si inginocchiรฒ. Lo alzรฒ e vide quello che giร  tutti avevano osservato. Si calรฒ verso il corpo, la sollevรฒ, la strinse forte fra le sue braccia, iniziรฒ a dondolarsi e a cantare lentamente una filastrocca, tanto da sembrare un requiem.

"Bella chi dorme sul letto di fiori,
mentre dormiva la cara bambina,
o Maria Giulia da dov... dove se..."

Ma non riuscรฌ a terminarla, perchรฉ le lacrime, ormai, sfociarono in un pianto straziante… tutti i presenti non poterono che restare a guardare in silenzio.



- Commissario abbiamo trovato la ragazza. รˆ qui fuori che aspetta. - disse l'agente Paoli con tono provato, ricordando ancora la triste scena a cui aveva assistito poco prima.
- Bene, la faccia accomodare. Ah! Agente vada a casa e si riposi un po', ne ha bisogno!>>
- Sissignore.
Luca si alzรฒ per accogliere Lulรน alla porta, <>
- Non si preoccupi! Innanzi tutto non sono una signorina - e tolse la parrucca che indossava, - Sono gay, ma non una donna. Mi vesto cosรฌ solo perchรฉ al mondo ci sono tanti porci che amano i cazzi, ma non vogliono accettarlo e vanno con i travestiti e, di conseguenza, mi devo adeguare.
- Capisco! Allora come devo chiamarla signore?
- Simone!
- Bene Simone, puรฒ aiutarmi?
- Sara! E cosรฌ che si chiamava. Era sulla strada solo da un mese. Vi era finita a causa di un figlio di puttana che l'aveva illusa e poi l'ha rovinata. Le aveva promesso che l'avrebbe sposata, ma poi, di punto in bianco, l'ha venduta per una dose di droga a un tizio che se l'รจ scopata e poi l'ha lasciata sulla strada. Restรฒ sola, senza soldi e casa, gliel'aveva portata pure via, quello stronzo! Quando arrivรฒ sulla strada delle puttane e dei froci, รจ cosรฌ che la chiamate, no? Comunque quando arrivรฒ, alcune delle ragazze volevano picchiarla per non farla piรน tornare. Vedendo il suo viso spaventato - com'era bella la mia stellina - mi avvicinai e la difesi e d'allora ero il suo unico amico e lei lo era per me.
- E i suoi genitori?
- รˆ sempre stata sfortunata Sara! Aveva perso entrambi i genitori in un incidente circa un anno fa e poi conobbe il disgraziato. Beh! Il resto giร  l'ho detto.
- Dove abitava?
- Con me! A casa mia. Mi ha sempre fatto tenerezza e piรน di una volta le avevo detto di smettere e stare a casa e che avrei provveduto io a lei, ma non dava retta alle mie parole perchรฉ, diceva, che non voleva essermi di peso - ma quale peso, poi? Non ho mai avuto molti amici in vita mia. Da piccolo, perchรฉ i ragazzini come me non erano bene accetti e adesso perchรฉ gli altri gay non mi vedevano di buon occhio perchรฉ, facendo questo mestiere, sono un poco di buono. Ma mi creda, a volte, sono peggio di me! Ma non penso che questo le interessi, scusi!
- Non ti scusare Simone... posso darti del tu?
- Certo!
- Piacere Luca!
Vedendo che quel ragazzo, lontano anni luce dal suo tenore di vita, si comportรฒ in tale modo con lui, Simone si sentรฌ, forse per la prima volta nella sua esistenza, un ragazzo che non deve vergognarsi di se stesso.
- Simone..., continuรฒ Luca, - devo chiederti di portarmi a casa tua per vedere se riesco a trovare qualcosa in piรน su Sara. Che so... qualche lettera o cose simili. Ti dispiacerebbe?
- No, niente affatto. รˆ un piacere essere utile per la mia piccola stellina.
- Perfetto, andiamo!



Erano le cinque e trenta del mattino quando i due ragazzi, assieme ad altri tre agenti, arrivarono in quella casa. Di certo non era una casa simile a molte altre. Era piena di specchi, lampade e quadri che avevano come soggetto paesaggi e uomini nudi. C'era anche un autoritratto di Simone che presentava entrambe le facce del ragazzo. Una, quella di Lulรน, viva di colore, come se si volesse indicare che quel lato avesse il sopravvento rispetto all'altra faccia che era dipinta in bianco e nero e rivolta verso il basso.
Simone andรฒ in camera per cambiarsi per uscire qualche minuto dopo con gli abiti che indossava, quando non lavorava e che lui preferiva. Niente calze a rete e nessuna gonna, solo jeans, camicie aderenti e infradito. Tornato da Luca, quest'ultimo vide di fronte a sรฉ un bel ragazzo alto e mascolino.
- Stai meglio cosรฌ, sai?
- Grazie. rispose il ragazzo intimidito ma, allo stesso tempo, lusingato del complimento che gli fu rivolto. - So che siete in servizio, ma vi posso preparare un caffรจ? Tranquillo non vi รจ nessuna pozione al suo interno che vi renda gay. รˆ un semplice e tradizionale caffรจ.
- Al diavolo le regole! Ne abbiamo tutti bisogno per tirarci su. Nessuno di noi dorme da ieri notte. Accettiamo. - Fu la risposta di Luca che accompagnรฒ con un sorriso.



- Abbiamo trovato questo, Simone -, gli fu detto da Luca che teneva un diario in mano. Il ragazzo lo prese e iniziรฒ a sfogliarlo e ne lesse una pagina.



19 agosto 2004
Amico mio
Sembra proprio che la fortuna sia tornata dalla mia parte. Questa notte ho conosciuto un ragazzo, Simone, molto gentile, dolce e bello - peccato che sia gay. รˆ stato tanto affettuoso con me, mi ha difeso da alcune donne e mi ha invitato a stare a casa sua. รˆ un miracolo! รˆ il mio angelo custode. So che puรฒ essere assurdo che dopo solo due ore ci si possa affezionare a una persona, ma รจ cosรฌ! Gli voglio giร  tanto bene.
Sara!



- Hai sentito Luca? Mi voleva bene! Era l'unica persona che provava un sentimento simile per me e me l'hanno portata via. Me l'hanno uccisa. Non รจ giusto, non lo รจ affatto!
- Purtroppo non sempre la vita ci lascia a lungo chi ci ama. Simone qui abbiamo finito. Grazie per l'aiuto. Il diario lo portiamo via noi per vedere se riusciamo a trovare qualcosa in piรน, ma ti giuro che te lo farรฒ riavere perchรฉ รจ giusto che lo tenga tu.
- Grazie!



Tornรฒ la luna che, anche questa notte, non si trovรฒ a osservare la solita scena. Infatti, oltre a Sara, quella notte anche Lulรน non era presente nella strada. Simone era rimasto a casa, non se la sentiva di riprendere la sua vita notturna, come se nulla fosse successo. Restรฒ con i suoi abiti maschili seduto sul divano a guardare la televisione. Aveva visto quasi tutti i telegiornali e tutti parlavano di Sara, e ora guardava un film che non gli sembrava molto interessante. Suonรฒ il campanello e si alzรฒ. Quando aprรฌ la porta si vide davanti Luca che teneva tra le mani il diario.
- Te lo avevo promesso, no? - disse al ragazzo che lo invitรฒ a entrare e a bere qualcosa.
- Non c'era bisogno che ti disturbarsi a portarmelo. Se mi aveste chiamato, sarei venuto io stesso a prenderlo.
- Non รจ stato un disturbo, tutt'altro! Mi faceva piacere parlare con te. Ho scoperto, leggendo le ultime pagine di questo diario, che sei una persona speciale, ed รจ un peccato che la gente non lo capisca.
- Ormai, sono abituato alla solitudine e anche se per un mese avevo assaggiato il piacere della compagnia, adesso devo rassegnarmi e tornare alla mia solita vita.
Luca non disse nulla, ma quelle parole lo avevano colpito e dispiaciuto, non poteva credere che un ragazzo d'oro, pronto a dare tutto se stesso per gli altri, stesse solo, senza amici e genitori. Aveva scoperto, sempre tramite il diario, che i genitori del ragazzo lo avevano buttato, nel senso piรน stretto del termine, fuori da casa gridandogli che non volevano un figlio frocio. Da allora iniziรฒ ad arrangiarsi da solo e a lavorare in strada diventando Lulรน. รˆ cosรฌ che potรฉ comprarsi la casa e vivere dignitosamente. Tuttavia non voleva restare per sempre in quella situazione. Era laureato in lingue e aveva mandato vari curriculum, ma non aveva ricevuto risposta, ma non si รจ mai scoraggiato e aspettava il giorno in cui la sua vita sarebbe cambiata.
- Devo proprio andare, ora. Sono stanco e domani mattina devo alzarmi presto. Ci vediamo al funerale.
- Luca!- disse frettolosamente Simone, - Se ti prometto che non ti salgo addosso, dormi qui? C'รจ una stanza per gli ospiti. Ti prego non dire no. Non voglio stare solo e tu sei l'unico amico. So che tu non puoi considerarmi tale, ma per me รจ cosรฌ!
- Sono felice che mi reputi un tuo amico, perchรฉ tu per me lo sei giร  da quando, stamattina, ho letto quelle pagine!- e si avvicinรฒ a Simone e lo abbracciรฒ. Il ragazzo restรฒ immobile, ma poi, poco a poco alzรฒ le braccia e ricambiรฒ il gesto affettuoso e scoppiรฒ a piangere per sfogare l'immenso dolore.



Passarono i mesi e il Natale, ormai, era prossimo. Le strade erano colme di candida neve che copriva i tetti delle case, regalando una visione fiabesca. I due ragazzi diventarono inseparabili amici e a casa di Simone il suo autoritratto fu cambiato con una gigantografia che mostrava Simone e Luca. Non c'era piรน spazio per Lulรน.
La luna guardando i due ragazzi fu felice di notare che i gusti sessuali fossero, ormai, solo dei dettagli che non impedivano a due ragazzi che amavano in modo diverso di diventare amici.
Simone, in quella mattina che precedeva la vigilia della nascita del Cristo, aveva ricevuto una risposta da una compagnia aerea che gli offriva un impiego come assistente di volo dal tre di gennaio. Simone e Luca uscirono per festeggiare la bella notizia e andarono a bere qualcosa in un bar.
- Finalmente questo dรฌ รจ arrivato! - esclamรฒ Simone brillo - Potrรฒ far vedere a tutti quanto valgo, brindiamo!-. I ragazzi restarono a bere per tutta la notte e quando decisero di tornare a casa, Luca dovette sorreggere l'amico che, altrimenti, sarebbe cascato come un pera cotta per terra.
A casa il commissario spogliรฒ Simone e lo mise a letto. Lo svestรฌ con delicatezza per timore di svegliarlo. Sfilรฒ il maglione e i pantaloni per mettergli il pigiama. Sembrava il fratello maggiore che accudisce, con un amore senza interessi, il fratellino. Quando finรฌ, Luca tuttavia non si sentรฌ di lasciarlo da solo e decise di dormire lรฌ. Prese una coperta e si distese sul divano posto di fronte al letto e, per tutta la notte, apriva gli occhi, di tanto in tanto, per controllare il suo amico.
L'indomani mattina Simone si svegliรฒ e andando in cucina vide che i fornelli erano stati occupati da Luca che stava preparando la colazione e, quando si accorse che l'amico era in piedi sul ciglio della porta con una aria non proprio delle piรน felici, gliene offrรฌ una tazza e si accomodarono.
- Come va, amico? - domandรฒ Luca.
- Ho un mal di testa terribile.
- Ti credo! Con tutto quello che ti sei scolato ieri, chiunque starebbe nelle tue stesse condizioni.
- Giร ! Non mi ci fare pensare.
- Come vuoi. Devo andare a lavoro. Ci vediamo stasera per mangiare qualcosa assieme? In fondo รจ la vigilia di Natale oggi!
- Vero! Devo uscire per comprare i regali. Ci vediamo alle nove qui.
- Perfetto. A dopo!- e Luca uscรฌ frettolosamente, mentre Simone si mise a cercare un'aspirina.
Mentre continuava a controllare, il ragazzo sentรฌ squillare il telefono e quando rispose sentรฌ la voce di un cliente.
- Lulรน, ti va di succhiarmelo?
- Mi spiace, ma ha sbagliato numero - rispose Simone sperando che quell’uomo attaccasse.
- Che cazzo dici, non fare la stronza! Voglio che mi fai un pompino subito, altrimenti te la faccio pagare, mi hai capito? Sai che non scherzo.

Simone, che pur essendo un bel ragazzo alto e fisicamente prestante, non sapeva fare a pugni e aveva paura che quel tizio potesse fagli del male e cosรฌ accettรฒ. Fissรฒ un appuntamento per le diciotto in un motel non molto lontano da casa sua e attaccรฒ la cornetta.




Quando Lulรน fu lรฌ, entrรฒ nella stanza dove ad attenderla c'era gia quell’uomo. Un signore di circa cinquanta anni, sposato e con due figli. Una figura ben nota nella cittร . Si avvicinรฒ e la strinse forte per un braccio.
- Perciรฒ avevo sbagliato numero, eh? - disse l'uomo arrabbiato. - Ora ti faccio vedere una cosa e vediamo se la conosci? abbassรฒ la lampo dei pantaloni e tirรฒ fuori il suo membro in erezione. - Prendilo in bocca!- Lulรน obbedรฌ al comando, mentre il suo cuore batteva accelerato per la paura.
Finiti i "giochi", disse all'uomo che sarebbe stata l'ultima volta che si sarebbero visti, ma l'uomo reagรฌ male ed ebbe inizio una furiosa lite che si concluse con lo sparo di una pistola. Il portiere sentendolo, chiamรฒ subito la polizia che fu sul luogo in meno di un quarto d'ora. Al capo del comando c'era Luca che si avvicinรฒ al portiere per sentire ciรฒ che aveva da dire. Quando gli comunicรฒ che da quella stanza dopo lo sparo nessuno era uscito, il commissario con alcuni uomini si avviรฒ verso quella stanza. Aprendo la porta vide una ragazza che piangeva distesa sul pavimento e l'uomo, ancora nudo, seduto di fronte a lei con le braccia riverse verso il basso e lo sguardo fisso nel vuoto. I poliziotti braccarono l'uomo che non fece nulla per scappare al suo destino, mentre Luca si avvicinรฒ alla ragazza.
- Non si preoccupi signorina, l'ambulanz... -, il ragazzo si fermรฒ quando riconobbe il suo amico. - Simone cosa ci fai qui?
- Mi aveva detto che mi avrebbe fatto del male se non lo avessi accontentato perรฒ, quando gli ho detto che questa era l'ultima volta che ci saremmo visti, si รจ arrabbiato; abbiamo litigato e poi ha estratto la pistola e mi ha sparato. Luca, non voglio morire! Ho vissuto sempre da solo, ma ora ho trovato un amico come te e la mia vita รจ finalmente cambiata. Non voglio morire!- disse piangendo il ragazzo all'amico, anch'egli con le lacrime agli occhi.
- Non dire stupidaggini... tu non stai per morire! Come ti viene in mente?
- Giร , io non posso morire! Non posso morire adesso, non posso...
- Bravo! L'hai capito finalmente! Sai domani sei invitato a casa dei miei per il pranzo di Natale. Sono curiosi di conoscerti, gli ho parlato cosรฌ bene del mio migliore amico, che ora non stanno piรน nella pelle!- Luca non sentรฌ alcuna risposta e quando alzรฒ gli occhi vide che lo sguardo di Simone, ormai, non brillava piรน. Il suo amico aveva raggiunto Sara. Luca lasciรฒ delicatamente il corpo esanime del suo Simone, si alzรฒ, si voltรฒ, si diresse verso l’uomo, lo guardรฒ con tutta la sua disperazione, la sua ira, il suo dolore. Anche l’uomo lo guardava, ma il suo sguardo era diverso, era lo guardo di uno pentito di ciรฒ che aveva compiuto. I poliziotti lo tenevano per le braccia ammanettate. Luca, non appena fu a tre centimetri dall’assassino, si fermรฒ. Alzรฒ lo sguardo, gli sputรฒ in faccia e gli scaraventรฒ un pugno sul naso che iniziรฒ a sanguinare. Uno degli agenti lo braccรฒ allontanandolo dall’uomo. Fu portato in strada e rimase in piedi, in silenzio con le lacrime ancora vive nei suoi occhi. Alzรฒ il viso mentre il corpo di Simone, coperto da un telo bianco, veniva portato via. Guardรฒ la luna, come ogni sera presente, e gettรฒ un urlo disperato a cui essa ricambiรฒ poggiando un suo raggio sul cadavere di Simone, come se anch'essa stesse piangendo e quel raggio fosse una lacrima che si era lasciata scappare. Quella luce avvolse Simone e lo illuminรฒ facendolo somigliare ad un angelo. Un angelo che tornava, finalmente, al padre, mentre le campane della chiesa ricordavano a tutti che un nuovo giorno, il giorno di Natale, era appena iniziato.
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