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Teodora Film chiarisce quel “Ve lo meritate Adinolfi”

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A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Tutte le sale in cui รจ disponibile il film
Ieri Teodora Film, dal suo account Twitter ha pubblicato un tweet amareggiato contro lo scarso riscontro che sta avendo nei cinema italiani il film 120 battitial minuto, uscito lo scorso 5 ottobre soltanto in 40 sale. Il testo del cinguettio era: Fiasco in Italia per #120BattitiAlMinuto che nel mondo riempie le sale: e anche la comunitร  LGBT diserta il film. Ve lo meritate Adinolfi


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Un testo forte se volete, ma che a me personalmente ha fatto capire la frustrazione e anche l’amarezza nel non vedere un riscontro sperato verso un progetto a cui si tiene fortemente. Non prendiamoci in giro, chiunque lavora spera di ottenere i risultati sperati, rimanendoci rimane male quando ciรฒ non avviene. Ciรฒ capita nell’industria del cinema come in qualsiasi altro campo. Tuttavia quel “Ve lo meritati Adinolfi”, che a me ha ricordato Rocco Papaleo nel film Nessuno mi puรฒ giudicare, quando grida “Te lo meriti Nanni Moretti” e a sua volta ha ricordato quest’ultimo quando nel film Ecce Bombo dice “Te lo meriti Alberto Soldi”, non รจ piaciuto a tutti. Ognuno ha il diritto di interpretare le parole come meglio crede e sentirsi amareggiato o arrabbiato quanto , quando e come vuole. 

Ed รจ quello che รจ successo con il tweet della Teodora Film, tanto da diventare un argomento di discussione su siti, blog e quotidiani. Vista la dimensione che quella frase ha avuto, il team della casa di distribuzione cinematografica ha voluto pubblicare una lettera aperta con cui spiegare ciรฒ che nei 140 caratteri consentiti da Twitter non si รจ capito o non รจ stato espresso  per bene.

«Il tweet di ieri ha sollevato un vespaio, per questo sentiamo il bisogno di scrivervi – stavolta senza il limite dei 140 caratteri – per spiegarci meglio. Per sgombrare il campo (ma non per rinfocolare la polemica) cominciamo col dire ciรฒ che questo messaggio NON รจ: non รจ una lettera di scuse. Come molti hanno sottolineato, 120 Battiti Al Minuto รจ un film orgogliosamente militante, uno sguardo dall’interno sul movimento di Act Up Paris. Ci sembrano due punti importanti: perchรฉ noi quella militanza l’abbiamo sposata, acquistando il film e riversando sulla sua uscita un investimento emotivo forse senza precedenti nella nostra storia. I due fondatori di Teodora sono, infatti, gay: “Cosa c’entra?“, diranno i piรน critici… c’entra proprio per questo: mai come stavolta la distribuzione di un film, anche al di lร  delle sue qualitร  estetiche (per noi 120 Battiti Al Minuto รจ un film bellissimo, sia chiaro), ci รจ sembrato fosse un atto politico. Lo sguardo del regista su Act Up รจ anche il nostro su un capitolo della nostra storia. Che รจ – a rischio di sembrarvi retorici – un capitolo insieme esaltante e doloroso, fatto di battaglie vinte e di persone che non ci sono piรน, di gente che ha combattuto anche per chi allora era distratto, o non c’era ancora. Per la comunitร , insomma, e noi ci sentiamo parte della comunitร  LGBT italiana: ed รจ proprio in virtรน di questa appartenenza che a volte ci sentiamo in diritto di criticarla, di criticarci. Dall’interno, appunto: come accade da sempre nella vita politica, magari quando si perde alle elezioni, o al referendum, per “colpa” di qualche astenuto di troppo. Ma che c’entra la politica con il cinema? In fondo stiamo solo parlando di un film: ecco, no. Stavolta, per noi, non era – non รจ – solo un film: stavolta, come membri della comunitร  LGBT, crediamo che vedere 120 Battiti Al Minuto sia (anche) un atto politico, di riappropriazione di una pagina importante della nostra Storia collettiva, che ci ha permesso di essere ciรฒ che siamo oggi.
Questo non vuol dire, come รจ stato obiettato da alcuni, ghettizzare il film: siamo felici che tanti eterosessuali lo stiano vedendo, da una parte perchรฉ crediamo che il grado di civiltร  di una societร  si misuri anche dalla condivisione delle tragedie altrui, e dall’altra perchรฉ l’Aids non รจ una tragica esclusiva del mondo omosessuale, come per tanto tempo si รจ cercato di far credere all’opinione pubblica. Questo perรฒ non ci deve far dimenticare che, complice il silenzio e il disinteresse di troppi, il debito di sangue pagato all’Aids dalla comunitร  LGBT รจ stato a lungo il piรน alto. Per questo immaginavamo un’attenzione “speciale”, non certo perchรฉ pensiamo che l’Aids riguardi soltanto noi.»
A questo punto il team di Teodora Film si focalizza proprio sulla frase incriminata, chiarendone il senso – e confermando a me ciรฒ che avevo intuito, ma questo รจ irrilevante – e l’ironia che racchiudeva:
«Molti ci hanno rimproverato in particolare quella frase, “Ve lo meritate Adinolfi”, che voleva essere in primis un calco del celebre – e all’epoca contestato – “Te lo meriti Alberto Sordi” di Nanni Moretti. Ci dispiace che l’impersonalitร  di Twitter non abbia permesso di cogliere la sfumatura ironica. Su una cosa, perรฒ, non vogliamo che passi neanche l’ombra dell’ironia: nessuno, qui, si รจ mai sognato di augurare attacchi omofobi o discriminazioni a chicchessia. Anche qui, perรฒ, ci sembra che si siano tirate le somme troppo frettolosamente: quante volte, nei decenni scorsi, abbiamo sentito uomini politici, intellettuali, comuni cittadini, lasciarsi andare ad un sonoro, liberatorio, “e allora ve lo meritate (aggiungete voi chi preferite: Berlusconi, Monti, D’Alema)”. รˆ una formula volutamente provocatoria, da dibattito politico, che tira in ballo di volta in volta “l’avversario” di turno: caricarla di significati che da politici (“secondo noi, in quanto membri della comunitร  LGBT, sarebbe stato politicamente importante che una fetta molto piรน numerosa della comunitร  vedesse il film“) diventano personali (“ciascuno dei gay che non ha visto il film si merita l’attacco dell’Adinolfi di turno“) non rispecchia in alcun modo il nostro pensiero.» Qui la lettera completa di Teodora Film
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Ora, posto che a volte le frasi non arrivano con l’intento con cui sono dette e che degli scivoloni involontari posso capitare, credo che questa polemica – legittima o meno non sta a me dirlo – non debba mettere in discussione il valore di 120 battiti al minuto o il suo messaggio. A volte queste cose capitano e bisogna superarle. In fondo viviamo in un paese dove anche i Marco Predolin continuano ad avere una seconda e anche una terza possibilitร , pur avendo avuto comportamenti e parole ben piรน pesanti e offensive. Ciรฒ che conta รจ che, seppur attraverso una frase "infelice", il film possa trovare un nuovo seguito e magari una maggiore distribuzione nei cinema.
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Le Iene – Unar: il programma torna sul caso, la Boschi revoca il finanziamento ad Anddos e sui social l'omofobia prende il volo

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Negli ultimi giorni l’attenzione dei media si รจ concentrata sul caso Le Iene – Unar, facendo partire una crociata anti gay mai vista prima. Anche noi ce ne siamo occupati ricostruendo il circo mediatico che รจ sorto, riportandovi le dichiarazioni che ci hanno rilasciato alcuni presidenti delle associazioni LGBT italiana.
Il caso, perรฒ, a seguito del nuovo servizio andato in onda nella puntata di ieri del programma di Italia1, terminato comunicando la notizia che la presidenza del consiglio ha revocato il finanziamento di 55 mila euro all’Anddos, รจ destinato a riempire ancora le pagine dei giornali, dei blog e dei profili Facebook di quei personaggi che, nelle scorse ore, non hanno perso tempo nello sparare a zero sulla comunitร  LGBT e sul suo attivismo.
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Dicevamo che Filippo Roma รจ tornato sul caso per fare il punto della situazione. Partiamo, perรฒ, dal mostrarvi il servizio in questione.

VIDEO - CLICCA SULL?IMMAGINE PER VEDERLO

Come avete visto, dopo aver mostrato i punti salienti del servizio precedente, Roma รจ tornato da Francesco Spano, il quale gli ha spiegato il motivo delle sue dimissioni da direttore dell’Unar.
«Non credo ci sia nessuna responsabilitร , in quanto la procedura che abbiamo fatto รจ una procedura corretta.  [Mi sono dimesso perchรฉ] per fare questo lavoro serve entusiasmo, serve determinazione e tutta ‘sta vicenda mi ha un po’ spento. Quindi ho ritenuto che dentro di me questa esperienza fosse un po’ conclusa.» ha spiegato Spano prima di spiegare che i  55 mila euro stanziati all'associazione riguardano progetti che riguardano «centri di ascolto e di supporto antiviolenza, nei quali ci sarร  personale di psicologi e avvocati per supportare le vittime di violenza.»
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Sempre nel video, avete visto  Roma andare da Vladimir Luxuria per analizzare il caos nato nelle scorse ore, cercando, a mio avviso, di giustificare il suo operato che, ribadisco essere giusto dal punto di vista dell’inchiesta tv – anche se รจ emerso un certo qualunquismo e una spinta da parte di Mario Adinolfi (almeno stando a quanto dichiarato da quest’ultimo nel suo video su facebook), ma non nell’aver ridotto tutto alla questione sessuale, che ha alimentato l’omofobia dei soliti noti.
«Se un assessore di una regione d’Italia sbaglia, tu non vai a chiedere l’abrogazione della regione. Mi รจ sembrato che alcune persone, strumentalmente, un po’ da sciacalli, abbiano voluto utilizzare il servizio mandato da Le iene per chiedere l’abrogazione dell’Unar, come se non ci fosse piรน il problema dell’omofobia , delle discriminazioni e del razzismo. Se ci sono degli illeciti non bisogna guardare in faccia a nessuno, ma buttare il bambino con ll’acqua sporca non va bene. Magari si potesse fare a meno dell’Unar, vorrebbe dire vivremmo tutti in un paese senza razzismo, omofobia e discriminazione di genere.»
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L’impressione, perรฒ, che sia la stessa iena a voler puntare sull’aspetto sessuale e non sull’irregolaritร  con cui sarebbero usati i fondi concessi dallo stato, riappare sia quando ha chiesto a Luxuria se sia giusto che un ragazzo, che ha subito violenza e omofobia, vada in un centro dove si pratica la prostituzione sia quando  ha raggiunto  Marco Canale, presidente nazionale dell’Anddos

Canale, ha cercato di spiegare che i fondi sono concessi a progetti specifici, ma Roma รจ sembrato interessato piรน a puntare il dito sulle holy hole e sulle orge che ad ascoltare le sue risposte. L’apoteosi sia รจ avuta, poi, quando la iena ha chiesto se non sia discriminatorio che in alcuni circoli sia vietato l’ingresso alle donne.

Insomma, dopo la visione di questo nuovo servizio la domanda su a chi sia servito questo servizio mi rimane.

Stando ai commenti letti sulla pagina Facebook del programma, pero, ho la sensazione che il pezzo sia servito a una parte di italiani che, grazie anche agli interventi delle varie Meloni e dei vari Adinolfi, hanno avuto modo di dare sfogo alla propria omofobia. 
Di seguito ve ne riportiamo alcuni, cosรฌ come sono stati pubblicati, errori inclusi:
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Rosy: «Ma l amore omosessuale non era il piu puro? Sono anni che ci fracassano con la loro superioritร ....invece sono piรน depravati degli etero!»

Alessia: «Grazie alla iena per aver messo in evidenza la discriminazione verso noi donne, cui รฉ vietato anche solo l'accesso. E meno male che sono e prendono fondi per le pari opportunitร ..»

Roberto: «Siete dei depravati e continui a negarlo , Due culi e una capanna....... Mavaffanculo.... Anzi no, perchรฉ ci proveresti gusto. Fate di tutto per essere e volere essere diversi. Essere Gay e essere persone NORMALI no?»

Michael: «Hanno la faccia come il culo !! Chiedere i soldi per quali progetti ?? Si scopa e basta in quei locali ma smettiamola di dire stronzate»

Francesco: «bello vedere un servizio prima con centinaia di andicappati che devono sollevare mari e monti, pregare , supplicare per avere l'assisteza loro dovuta, ed ancora tutt'ora non sono stati stanziati soldi(non trovati,stanziati) perรณ per quelle bestie di satana nel servizio successivo i soldi per buttarselo ar culo a vicenda i soldi si trovano.

pensare che ce ancora gente orgogliosa di essere italiana, ma perfavore!»

Devis: «sti froci... a voi piacciono le inculate ea noi no... quindi non rompete i coglioni con i nostri soldi maledetti... poi vai all'ospedale e non ci sono manco le barelle o le punture per farti gli esami»


Alessandro: «primi omofobi sono gli stessi gay che non fanno entrare le donne in questi circoli.. Il vero dramma sta nel fatto Che queste persone vanno nelle scuole a parlare ai giovani..»

E con quest'ultima perla, per ora, รจ tutto.
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Caso Iene - Unar: parlano i presidenti delle associazioni LGBT

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Domenica scorsa, lo sappiamo tutti, Le Iene hanno trasmesso un servizio in cui รจ mostrato come  l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, finanzierebbe un’associazione che favorirebbe la prostituzione omosessuale. Le reazioni che ne sono seguite sono state tantissime e i media tradizionali hanno riportato le dichiarazioni piรน o meno indignate, piรน o meno di interesse, di quei politici e di quei personaggi che da sempre cavalcano l’onda omofoba per ottenere visibilitร .
Fra tutte, vi riportiamo le parole della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che ha invocato la chiusura dell’Unar
«Chiediamo che l’Unar venga chiuso oggi stesso. L’Italia non ha alcun bisogno di un ufficio che con una mano finanzia un’associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l’altra scrive lettere ai parlamentari per censurale il loro pensiero.».
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Partiamo, perรฒ, dai fatti e analizziamo cosa รจ emerso dal servizio del programma d’inchiesta di Italia1. La iena Filippo Roma ha avvicinato il presidente dell’Unar, Francesco Spano, per capire il criterio con cui il suo ufficio concede i fondi alle varie associazioni. Quando la iena gli ha mostrato una lista, improvvisamente, Spano, con una scusa si รจ sottratto alle telecamere.

L’inviato, pertanto, ha mostrato agli spettatori la lista, elencando le varie associazioni e fra queste ce n’รจ una – secondo il Corriere della Sera si tratterebbe dell’Anddos, associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale -  che avrebbe qualcosa di strano. Una fonte anonima, infatti, ha contattato il programma affermando che: «in realtร  questi circoli sono dei locali con ingresso a pagamento dove si incontrano le persone gay per fare sesso, a volte anche questo, a pagamento. Si tratta di un’associazione di imprenditori del mercato del sesso gay. Si nascondono dietro l’etichetta di associazioni di promozione sociale, le stesse che dovrebbero avere come missione quella di aiutare le persone, ma in realtร  il loro unico scopo รจ quello di fare soldi senza pagare le tasse, sfruttando la denominazione di associazione a cui sono concesse delle agevolazioni.»

Il servizio ha mostrato anche le immagini girate all’interno dell’associazione per raccogliere, con una telecamera nascosta, le testimonianze dei frequentatori e per mostrare ciรฒ che accade realmente nella struttura. Viene mostrato un ambiente dove si praticano orge, sesso estremo e dove i massaggiatori procurano piacere sessuale ai soci dietro pagamento.

La iena Filippo Roma si รจ chiesto, giustamente, il perchรฉ gli italiani debbano pagare con le proprie tasse un’associazione che dice non svolgere l’attivitร  socio-culturale che professa.
Una volta tornato a parlare con Filippo Roma, Spano ha sostenuto di non sapere nulla della vicenda e che avrebbe subito avviato una verifica, ma la iena lo ha bloccato, affermando di sapere che anche Spano รจ  un tesserato dell’associazione in questione, spingendo l’uomo a sottrarsi alla telecamera nuovamente.

Insomma un’inchiesta che mostrerebbe una falla del sistema, come ce ne sono tante in Italia, ma che, come abbiamo detto sopra, nel giro di poche ore รจ diventata una vera e propria crociata antigay, che non si รจ soffermata sull’irregolaritร  con cui sarebbero concessi i fondi, ma sull’aspetto sessuale, o meglio quello omosessuale. 
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Nelle scorse ore – segnate anche dalle dimissioni di Spano, consegnate in seguito a un incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi, presentate non perchรฉ «ritenga di avere responsabilitร , […] ma per rispetto al ruolo affidato all’ufficio che ho avuto l’onore di guidare»  - un parere non si รจ rifiutato a nessuno, a eccezione dei presidenti delle associazioni gay. Dallo psichiata Alessandro Meluzzi  a Mario Adinolfi - che dai microfoni del programma La zanzara ha sostenuto che la segnalazione arrivi da altre associazioni  per poi prendersi, nelle ore ultime ore attraverso un video su facebook, il merito di aver spinto lui il programma di Italia1 a realizzare il servizio, ognuno ha avuto modo di dire la sua con la funzione di screditare la comunitร  LGBT.

Allora abbiamo pensato di sentire il parere dei diretti interessati e abbiamo chiesto ad alcuni presidenti di diverse associazioni LGBT di rilasciarci un loro commento su quanto sta succedendo in questi giorni.

Antonello Sannino di Arcigay Napoli ci ribadisce quanto pubblicato nella nota diffusa sui canali social,definendo tutto quanto come uno degli attacchi peggiori degli ultimi 15 anni alla libertร  delle persone LGBT:
«La  questiona Unar nasconde un attacco terribile, uno dei peggiori nella storia repubblicana, sicuramente il peggiore degli ultimi 15 anni, alla libertร  delle persone LGBT. Se ci sono fatti illegali, sarร  la magistratura a dover indagare e fare eventualmente giustizia. Le illegalitร  (se ci sono) nulla hanno a che vedere con il vergognoso attacco omofobo di queste ore, un atto inquietante per la libertร  delle persone LGBT. รˆ assurda la punizione moralizzatrice di queste ore e mi inquieta terribilmente ciรฒ che sta succedendo nella comunitร  LGBT. Questa vicenda nasce nella comunitร  LGBT e soprattutto sta mettendo a nudo tutti i limiti della nostra comunitร , tutta la nostra fragilitร . รˆ di fatto l’implosione culturale del nostro movimento di liberazione sessuale, impegnato in maniera surreale in questi ultimi anni a “normalizzarsi” piuttosto che a difendere la sua vera essenza, quella di movimento di liberazione in difesa dei diritti civili e inviolabili della persona, in difesa dell’autodeterminazione dei corpi, in difesa della laicitร  della nostra democrazia. Si stanno sgretolando anni e anni di battaglie e di lotte senza avere neanche ben chiara la percezione della gravitร  di quello che le forze reazionarie stanno mettendo in campo. Arriva il medioevo con la nostra complicitร . Dobbiamo reagire e resistere.»

Marco Tonti di Arcigay Alan Turing Rimini, invece, si tratta di un modo per colpire l’Unar, il cui mandante รจ quella politica che ha costruito interi partiti sulle discriminazioni e sull’omofobia:
«Mi pare chiaro che l’obiettivo de Le Iene era duplice: quello di fornire una sponda a chi vuole affossare l’Unar, e il farlo attraverso servizi umilianti e sessuofobici che facessero scalpore. Qual era la necessitร  di mostrare quei corpi nudi? Qual era la necessitร  di mettere su un palco pratiche sessuali legittime? Ovviamente solo quello di rinfocolare l’omofobia cosรฌ diffusa in Italia per colpire Unar (ma in questo modo umiliando milioni di persone LGBT italiane). A questo punto rimane solo da chiedersi chi รจ il mandante di quell’orrido servizio, il quale forse va cercato nella politica. In pratica nella politica di chi ha costruito interi partiti sulle discriminazioni e sull’omofobia.»

Leonardo Pace, vicepresidente della romana I mondi diversi esprime un pensiero simile a quello dei colleghi, soffermandosi come questa cavalcata omofoba abbia gettato un’ombra sull’Unar, uno dei pochissimi presidi strutturati di questo paese:
«Credo si possa dire che l’operazione de Le Iene rappresenti un caso estremo di quel tipo ormai diffuso di giornalismo tritacarne che mette insieme senza distinzioni nรฉ approfondimento argomenti disparati, con lo scopo di attirare attraverso un facile sensazionalismo, con il risultato di danneggiare tutti senza in realtร  informare su nulla. Da una parte, si tira in ballo la realtร  dei circoli associativi senza conoscerne davvero la natura e la storia, gettando fango generalizzato su una realtร  articolata e complessa con la scusa di denunciare casi di illeciti il cui accertamento spetterebbe semmai alla magistratura e che invece vengono comunicati come assodati. Si gettano ombre in modo qualunquista sull’operato dell’Unar, uno dei pochissimi presidi strutturati di cui questo paese si รจ dotato per contrastare le discriminazioni, mettendo cosรฌ a rischio i finanziamenti destinati a progetti essenziali come quelli relativi a centri di accoglienza e anti-violenza e a campagne di sensibilizzazione importantissime nel clima di arretramento culturale che stiamo vivendo. Bisognerebbe infatti dire che l’Unar concede il suo sostegno a progetti specifici, non genericamente alle associazioni per il proprio sostentamento. Infine, facendo leva sul bigottismo italico, si attacca l’intera collettivitร  LGBT che dopo decenni di battaglia ha solo da pochi mesi conquistato un primo piccolissimo passo verso la paritร  dei diritti. In sostanza, questa patetica storia ha fatto solo danni senza tuttavia fare informazione e, detto per inciso, รจ avvilente che la politica abbia immediatamente iniziato a cavalcare questo episodio invece di pretendere che il tema venga affrontato con l’onestร  intellettuale che merita e di difendere il lavoro importantissimo svolto dall’Unar e dalle associazioni che tra mille difficoltร  tentano di intervenire laddove la pubblica amministrazione lascia sole le fasce di persone piรน vulnerabili ed esposte alle discriminazioni e allo stigma culturale.»
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Ma qual รจ la situazione a oggi? Innanzitutto c’รจ da dire che il parlamento ha deciso di congelare i finanziamenti ai progetti Unar, anche se, come ha dichiarato Spano l’accanimento aizzato dal servizio del Le iene contro la struttura da lui diretta fino a ieri รจ il frutto di un bufala «non solo perchรฉ i finanziamenti in questione non sono stati ancora erogati, ma perchรฉ a essere considerati finanziabili sono stati singoli progetti sociali, proposti da diverse realtร  associative e istituzionali e valutati da una commissione secondo criteri oggettivi prestabiliti. La procedura di controllo preliminare all’eventuale erogazione รจ tutt’oggi in corso.»

A fronte di ciรฒ una domanda mi frulla per la testa: Se ancora i fondi non sono stati erogati, questa inchiesta cosa ha voluto dimostrare? A chi ha giovato questa storia? Ad Adinolfi? Alle destre? A Le Iene? A chi? Di certo non a quelle associazioni che rischiano di non ricevere fondi nรฉ tanto meno alla salvaguardia, come lo ha definito Leonardo Pace, di uno dei pochissimi presidi strutturati di questo paese per contrastare le discriminazioni, e non solo quelle sessuali.
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