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Racconti Brevi - Anniversario

Prologo - Buone Feste! Ci vediamo a Gennaio

Ecco è arrivato il momento di dirci arrivederci. Con oggi il blog si ferma per le vacanze di Natale, ma a Gennaio tornerà ad espandersi. Questo giorno segna tuttavia la fine di periodo di vita. Fino a oggi ho curato il blog dalla mia città, Palermo, ma con la fine delle feste, finirà anche il mio soggiorno qui. Dal nuovo anno infatti il mio mondo cambia casa e si trasferisce nella regione che in passato faceva parte, insieme alla Sicilia, del Regno delle 2 Sicilie. Da Gennaio quindi vi scriverò da Salerno e a causa del trasloco non so dirvi con sicurezza quando torneranno le rubriche, ma di una cosa sono certo, torneranno.

Questo mese tuttavia segna anche un altro momento decisivo per la mia vita, infatti, nel dicembre 2007 entrò a far parte del mio mondo Giovy, cambiandolo in meglio. A questo anniversario è dedicato il Racconto Breve di questa settimana con cui voglio augurarvi i miei auguri per queste feste.

Ma adesso basta con le chiacchiere e vi saluto, sperando di ritrovarvi tutti a Gennaio, e quando dico tutti intendo tutti anche colui con cui in questi giorni ho avuto delle grane.

N.B. Prima di lasciarvi vi ricordo l’ultimo week end con Il mondo espanso dei romanzi gay che si aprirà con un intervista ESCLUSIVA a Insy Loan.

A presto e buone feste a tutti

Fra’


Racconti Brevi



Anniversario

L’alba rischiarava l’orizzonte e così, dopo una notte di attesa, andai sul ponte della nave per fumare la prima sigaretta del giorno, seppur il giorno prima di fatto non s’era concluso. Non avevo chiuso occhio a causa della voglia di riabbracciare, o meglio abbracciare per la prima volta, quel ragazzo che ho imparato ad amare a distanza e che mi è stato più vicino di molti altri che, seppur fisicamente accanto a me, erano distanti anni luce.

Salito sul ponte, restai affascinato da ciò che i primi raggi di sole stavano illuminando. Ne avevo tanto sentito parlare e tutti dicevano che era bellissimo, ma mai avrei immaginato che il Golfo di Napoli fosse uno scenario da lasciare mozzafiato. Più la nave si avvicinava verso la terra del Vesuvio, più l’attesa diventava insostenibile. Mi sedetti cercando di godermi la sigaretta e senza neppure rendermene conto, con la mente tornai a quel dicembre in cui, quel ragazzo dai tratti dolci e delicati, ma mascolini allo stesso tempo, mi accompagnava nelle giornate. Prima semplici commenti, poi messaggi privati e infine il suo gesto spregiudicato: “Se anche la prossima foto che metterai sarà bella, ti lascio il mio indirizzo MSN” che mi spinse , senza nemmeno sentirmelo dire due volte, a cambiare la foto sul mio myspace.

Lunghe chiacchierate, ore e ore di pensieri condivisi e intanto, in maniera quasi inspiegabile, mi sentivo sempre più legato a lui. Lo sentivo vicino a me, riuscivo a sentire la sua essenza accanto.



Il sole ormai era completamente sorto e il molo ormai era prossimo ad essere raggiunto e così decisi di rientrare dentro e prendere tutte le mie cose. L’ansia ormai non era più controllabile. Presi la mia valigia e il mio borsone e mi incamminai verso le scale che mi avrebbero portato al portellone. Mi appoggiai alla finestra e ripresi a guardare l’orizzonte, la città era più vicina che mai, e senza rendermene conto ritornai a ricordare i mesi passati.

Il Natale era prossimo e, seppur a distanza, nasceva un sentimento forte, inspiegabile, incontrollabile, ma che mi faceva sentire vivo come forse mai m’ero sentito. Gli auguri fatti via computer, telefonate inaspettate segnate da imbarazzi, da voci impostate, da risate isteriche che non controllavano la felicità. Più la distanza geografica era forte, più la distanza delle nostre anime era minima.

A gennaio poi arrivò il suo compleanno e benché lui fosse lì e io qui, non rinunciai di festeggiarlo assieme e così, dopo aver acceso la CAM, gli dissi di attendere due minuti per poi tornare di fronte a lui con un dolcino farcito con due candeline accese e cantando “tanti auguri”. Di solito non sono così tenero, anzi sono burbero e pure scontroso e mi imbarazzo facilmente, però in quel caso, me ne fregai di sembrare uno stupido, non ai suoi occhi, ma a quelli delle mie sorelle che erano in camera con me e che guardavano la tv. Le sue lacrime di gioia, mi fecero dimenticare l’imbarazzo e i risolini delle due.

Giorno dopo giorno io mi sentivo suo e lui si sentiva mio, anche se intorno a noi rimanevano vive le rispettive quotidianità che si divertivano a mettere i bastoni fra le ruote. Ci avvicinavamo sempre più perché quando i legami sono forti neppure i giochi di amiche non amiche e i versi di qualche cantore di versi sterili, riescono a distruggere quello che è destinato ad essere, e così arrivò quella parola, così semplice, ma così difficile da dire: Ti amo. Non lo dicevo da tanto tempo, e forse non lo avevo mai detto prima con quella intensità, con quel desiderio, con quell’ amore.

Pasqua era passata e così salii su quella nave che ormai aveva arrestato il suo lungo tragitto. Ancora pochi minuti e poi sarei stato con lui. Seppure nei 5 mesi precedenti ogni giorno lo passavamo assieme, ci mancava il camminare assieme, calpestare la stessa strada, vedere le stesse cose, respirare i stessi profumi.

Sceso dalla nave mi trovai con i piedi per terra. Non c’era nessuno di fronte alla nave. Mi assalì la paura: “Ora che faccio? Non c’è!” Ero lì fermo con la mia valigia, avvolto nel mio cappotto a tre quarti di pelle color whisky, mentre con lo sguardo mi guardavo attorno. Poi notai che le persone che avevano condiviso con me il viaggio, camminavano come formiche verso una porticina sulla sinistra. “Che scemo, è vietato l’accesso diretto alle navi. Su! Cammina scemo” e facendo un lungo sospiro, iniziai a camminare. Quando fui prossimo a varcare la porticina, lo vidi lì, con una gamba alzata e appoggiata al muro e con le mani in tasta. Il viso arrossato, forse dal freddo. Ero certo che non mi avrebbe lasciato lì, seppur il panico che sempre mi prende in certi casi, mi aveva fatto venire una paura stupida. Mi avvicinai a lui che vedendomi non si scompose di un centimetro a causa dell’emozione. Mi avvicinai a lui e gli dissi: “Questa è per te” e gli porsi la cassata siciliana che fui costretto a portare da mia madre, al che lui mi strinse fra le braccia e finalmente sentii il suo profumo e mi sentii a casa.

Chi lo avrebbe detto mai che quel dicembre avrebbe segnato l’inizio di un nuovo mondo che poi sarebbe diventato il mondo migliore in cui vivere?

Buon Anniversario Giovy

Tuo

Fra’






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Le cronache di P

Prologo
Come vi avevo detto venerdì scorso, questa settimana ci sarebbe stato uno sconvolgimento di "programmazione" nel blog. Il primo doveva essere lunedì, ma a causa dei problemi tecnici, il pillot della rubrica è saltata ( a gennaio però verrà testato durante la prima settimana). Il secondo invece è quello di questa sera. Come vi ho anticipato ieri, "L'angolo di P" va in pensione, ma non per questo Gianni smetterà di collaborare con Il mio mondo espanso.
La rubrica, come avete avuto modo di leggere, si intitola "Le Cronache di P", uno spazio in cui il nostro amico commenterà una notizia di cronaca che riguarda il mondo gay con quel suo stile che avete apprezzato nei mesi precedenti.
Naturalmente come ogni nuova rubrica che si affaccia nel blog, non poteva non esserci una locandina realizzata da Giovy, che questa volta a mio avviso ha superato se stesso.
Non mi resta che salutarvi, dandovi appuntamento a domani con l'ultimo appuntamento dell'anno,  e augurarvi una buona lettura.
Francesco Sansone


Locandina realizzata da Giovanni Trapani.Tutti i diritti riservati

La nuova rubrica a cura di Gianni

Ho trovato questa notizia la scorsa settimana in un sito poco noto in effetti. Volevo aprire cosi questa nuova rubrica per dare anche un taglio critico a ciò che accade nel mondo sulle angherie che troppo spesso supponiamo ma che poco spesso leggiamo sul mondo LGBT. Questa settimana ho visto che stava già divulgandosi questa storia che ha dell’inverosimile ma che purtroppo è più che reale, ma per chi non avesse avuto l’opportunità di leggere un’atrocità del genere datemi il dispiacere di potervi informare. Quando si parla di angherie, soprusi, violenze verso i gay si è ben poco proiettati a dare risalto nazionale a questi fatti. Mi ha sempre destabilizzato questo comportamento, perché uno dei modi per combattere l’omofobia forse è proprio quello di affrontarla denunciandola. Il massimo che i media nazionali sanno fare, pensando di dare gradi notizie, è quello di sbandierare l’omosessualità presunta o confessata di VIP come se questo bastasse a dare supporto a chi come loro vive “disagi”. La notizia che vi sto per scrivere in effetti avrebbe fatto sconcertare anche l’animo più forte credo. Questa vicenda è accaduta a Troina un paesino della Sicilia, in provincia di Enna. Si tratta del consueto accanirsi di un branco su un individuo singolo, oggetto di scherno e passatempo facile per farsi due risate alle spalle di una persona che probabilmente già di suo deve affrontare i suoi turbamenti. Risate, scherni, spintoni chissà magari qualche accenno di violenza sessuale, ma il branco in questione non si è limitato a ciò se vi state facendo già delle considerazioni personali. Sembra il normale copione di una scena di città della nostra cara e amata “modernità” non credete? Un insieme di teenager che non sa che fare e che individua un anello debole, quale miglior occasione per scacciare la noia se non importunare l’anello fino a romperlo? Peccato che il branco era composto da ragazzi con un’età che va dai 20 ai 30 anni…si può pensare siano individui già formati cerebralmente, ma probabilmente in un mondo dove la pazzia sembra risieda nell’ acqua che beviamo come fosse un virus non è sempre cosi. Quando il ragazzo decide un giorno di fermare le continue azioni fastidiose del branco, il branco stesso si muove per far capire al loro coetaneo preso di mira che a questo non si può sfuggire. Cosi decidono di rinchiuderlo in un officina, si dice sia quella dove lavorava, e lo hanno violentato con il tubo di un compressore, azionando l’aria compressa a forte pressione e provocandogli la distruzione di parte dell’intestino eliminato dall’equipe medica che gli ha prestato i soccorsi…

La notizia è iniziata a circolare solo in un blog e solo in questi ultimi giorni ho potuto notare un incremento di discussioni in internet riguardo questo episodio terrificante. La cosa più sconcertante è che il fatto in sé è accaduto ad ottobre, quindi la mia domanda sembra porsi quasi naturalmente: come può un fatto cosi atroce essere taciuto dai media nazionali? Si sta parlando di un ragazzo che non solo ha dovuto subire gli insulti di suoi coetanei per chissà quale comportamento anomalo, ma ha anche perso parte del suo intestino per poter reclamare il suo diritto alla libertà. Ne ho davvero sentite tante ma questa mancava alla mia collezione, e scusatemi se è poco, avrei preferito non arricchire questa collezione con una notizia del genere. Sta quasi nel paradossale dover dire che ce ne vuole per “digerire” una notizia simile. I ragazzi coinvolti in questa violenza inaudita, inumana e gratuita sono stati denunciati ovviamente dai genitori per lesioni gravi. Sento dire da moltissime persone e anche io stesso ogni tanto lo dico, che per certa gente sarebbe il caso di rinchiuderli in una cella e buttare via la chiave… beh ogni tanto mi chiedo perché non attuano una pratica del genere. Quello che mi chiedo anche è: quale mente deviata arriva a partorire un insano piano che preveda un compressore e la lesione di un intestino di un essere umano? Come si fa a concepire un’idea del genere senza nemmeno pensare che rovinerà la vita di un povero ragazzo? Come può l’essere gay o “diverso” in qualsiasi modo scatenare tutto questo odio da eliminare dalla faccia della terra questo “diverso”? domande che la storia si ripropone e risposte sempre più sconcertanti che l’attualità ci propone è vero, ma razionalmente non riesco a trovare un nesso a quello che ho letto perché razionalmente non posso concepire un tale odio verso una persona da sfociare in azioni cosi disumane. Fosse anche solo per puro spirito di divertimento, sarebbe anche peggio. Fosse anche solo per incoscienza sarebbe ingiustificabile. Fosse anche solo che… quel povero ragazzo sarà segnato per sempre da questa vicenda portandosi i segni tangibili di questa esperienza tanto tremenda quanto inenarrabile.

Gianni

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L'Angolo di P - Quando viene dicembre

Prologo
In una giornata come questa in cui uno sconforto e una certa delusione hanno albergato in me per una serie di motivi che vi confesso mi hanno portato a fare delle considerazioni su questo blog e su alcune delle sue rubriche, vi annuncio che quello di oggi è l'ultimo appuntamento con "L'angolo di P" e non solo di questo anno. Infatti da oggi la rubrica di Gianni va in pensione, ma non temete, il nostro caro amico non smetterà di collaborare con Il mio mondo espanso, anzi tutt'altro. Già da domani sarà l'autore del pillot di una nuova rubrica di cui dovrebbe occuparsi dal nuovo anno, ma per saperne di più, vi rimando a domani. Intanto vi invito a leggere a questo ultimo angolo dedicato al mese che entra oggi, non prima di ringraziarlo pubblicamente il lavoro fin'ora svolto e di cui sono grato.
Francesco Sansone


La rubrica a cura di Gianni





Locandina realizzata da Giovanni Trapani.Tutti i diritti riservati




Cari amici,
e cosi siamo arrivati al fatidico e amato e odiato dicembre! Quanti di voi si ritrovano in questo periodo in maniera frenetica e nervosa a contare i giorni che ci distanziano dal nuovo anno, cosi da tirare un sospiro di sollievo perché questo odiato mese che si porta dietro tante speranze sia finito? E quanti di voi invece vengono investiti da una sensazione di armonia e gioia nel cuore, tanto da iniziare a diventare malinconici quando ci si rende conto che rimangono pochi giorni allo scadere dell’ultimo mese dell’anno non potendosi pregustare più quella sensazione magica che avvolge i nostri spiriti? Dicembre è il mese in cui il freddo che ormai ha invaso le nostre case inizia a dare i colpi più duri quasi a voler congelare tutto di noi, anche le sensazioni più armoniose quelle che forse come un camino dentro di noi riscaldano il cuore e l’anima. E ad aiutarci, o per qualcuno a stroncarci ancora di più, ci arriva in aiuto il Natale, festa ricca di un simbolismo cattolico – cristiano ferreo(beh non potrebbe essere altrimenti), ma che per molti ha preso troppo i connotati di una festa puramente commerciale(con la crisi che c’è di commerciale ci vedo ben poco), e che per me ha invece una valenza diversa.

Il Natale è sempre stato un periodo di sensazioni contrastanti per me: una festa che grazie all’ausilio delle luci che scintillano dalle finestre delle case o adornano i negozi delle strade, e le decorazioni ricche di colori, riesce a combattere i colori cupi e spenti dell’inverno. Io ho sempre visto questa festa come l’essenza della lotta del torpore dei sentimenti raggelati e avvizziti contro la luce della speranza che da nuova energia a questi morti stati d’animo per non scoraggiarli e rendergli viva la voglia di lottare fino alla primavera successiva quando la sua luce non li veglierà più ma grazie alla nascita di un nuovo sole caldo potranno riappropriarsi del loro vigore per esplodere dentro di noi a nuova vita. È sempre stata malinconica perché la reputo una festa da una parte familiare e dall’altra romantica, e mancandomi un elemento di questo binomio i miei Natali erano misti di speranze spezzate e gioia familiare. Ogni anno speravo di poter vivermi questa festività con il cuore colorato dalla tinta dell’Amore, e ogni anno mi sono ritrovato a dover rassegnarmi che non era l’anno giusto per vivere certe emozioni. Ho avuto però la fortuna di poter vivere in una famiglia abbastanza numerosa, e i miei Natali in famiglia sono sempre stati celebrati con tanta enfasi e voglia di stare insieme(almeno ho pianto con un occhio). Ma se c’è una cosa che di dicembre mi fa forse più paura, è sicuramente il bilancio di fine anno. È una fase di questo periodo che proprio non sopporto ma che inevitabilmente mi investe con tutta la sua prepotenza. Forse questo malessere nel digerire questa pratica che vuoi o non vuoi si sviluppa nel nostro inconscio è dovuto soprattutto al fatto che fino ad oggi il mio cuore è sempre stato deluso dalle aspettative che nutriva. C’è di vero che con il senno di poi oggi posso dire che non ho fatto mai molto perché il mio bilancio di fine anno potesse risultare in positivo. Stilare una lista mentale degli obiettivi raggiunti, e creare degli obiettivi da raggiungere per l’anno successivo non è mai semplice e il più delle volte mi sono fermato solo al primo stadio, atterrito dai risultati che constatavo nella prima delle due fasi appena descritte. Partiamo allora dall’idea che pianificare parte della nostra vita per inseguire un obiettivo sia una cosa indispensabile perché ci da la possibilità di prenderci la responsabilità di una scelta che poi dovremmo essere costretti a seguire, Dandoci un impegno per arrivare quanto meno a sfiorare quell’obiettivo, ad avvicinarci il più possibile alla sua realizzazione. Ovviamente non posso che farlo con l’unico strumento che mi è stato dato a disposizione: la mia vita e le esperienze che grazie ad essa ho racimolato.

Fino a qualche anno fa dicembre portava “lacrime” nel cuore, asciugate dal suono di canzoni a tema che aleggiavano(e tutt’ora aleggiano) in casa mia in questo periodo e dall’abituale rito di sorseggiare una calda tazza di thè mentre mi perdevo tra fantasie sfrenate fissando intensamente l’albero fatto. sfavillante di luci colorate che donavano colore alle pareti del salone dove questo era posizionato. Sognavo di un amore romantico con cui parlare davanti l’albero e con cui avrei potuto condividere una festa che dell’ amore ne fa una bandiera cui inchinarsi. Questo sogno come ogni anno si rinnovava sulle mie deluse considerazioni che non lo avrei raggiunto almeno in quel presente. Arrivati ai primi di gennaio già tremavo all’idea di altri stramaledetti 365 giorni di inettitudine sentimentale, quando avrei dovuto pensare invece alle 365 pagine(magari triplichiamone il numero =) ) dei manuali che avrei dovuto studiare per gli esami universitari, e nel frattempo alle 365 pagine internet inutili piene di annunci di lavoro fasulli o inappropriati. In questo contesto sembra paradossale ma continuavo comunque a sperare…sperare…sperare, sperare che l’amore mi arrivasse tra una materia e un annuncio di lavoro, magari cadendomi dal cielo come d’incanto(sperando non mi rompesse l’osso del collo o la schiena nel prenderlo) ed ero convinto che se avessi trovato questo tassello che mi rendeva incompleto avrei sicuramente trovato una nuova energia per portare avanti tutto il resto. Lo scorso anno il ciclo si sarebbe dovuto ripetere. Quindi la grande magia del natale che avvolge il mio spirito come un vestito nuovo fatto di pure luce simbolo della speranza, le “lacrime” per un anno trascorso affrontando la realizzazione dell’ennesima sconfitta, l’armonia regalata dalla famiglia e dagli amici che mi riscaldano il cuore, e la consapevolezza nel credere che sicuramente mi posso ritenere una persona fortunata dovevano essere le fasi che si alternavano come di consuetudine ogni anno. Stranamente però qualcosa vuoi o non vuoi in quegli anni era cambiata, si era in me sviluppata un’altra qualità, un altro attributo, forse anche più luminoso della magia del Natale; che a volte rende anche più triste della sconfitta di non aver portato a termine gli obiettivi prefissati; che riesce in alcuni ambiti a farti sentire in piena armonia con il mondo e infine ti da la certezza di essere fortunato perché ti fa sentire vivo. Sto parlando della consapevolezza di vivere la propria vita in piena libertà, sfamandosi di essa e di quello che ti porta. Una nuova visione di tutto ciò che mi attorniava era iniziata a diventare presente in me, senza alcun avviso, mi è caduta ora ci vuole come dono del cielo, o almeno cosi pensavo. Credo ora invece che forse ho sfruttato la mia stanchezza nel non vedere risultati, e quindi caparbio nel voler esplorare nuovi territori della vita che ancora non avevo visionato mi sono naturalmente sbracciato e ho iniziato a remare verso quelle nuove mete, non aspettando più il vento che soffiasse sulla mia vela per far si che essa solcasse le acque della vita. Da quel momento in poi, e con un po’ di sforzo mentale mi sono dedicato a queste nuove lande inesplorate, che molto spesso mi venivano incontro senza che io remassi poi tanto. Cosi ho conosciuto tutto ciò che ho condiviso con voi in questi mesi. L’anno del risveglio, è nato come l’anno dei bilanci in cui la variabile “destino” pur se presente non era quella rilevante. Dovevo pianificare, ordinare a me stesso delle azioni, anche se potevo rimanere puntualmente deluso della mia inettitudine e dei miei fallimenti(non solo in ambito sentimentale). Semplicemente sapevo che dovevo agire in prima persona per trovare qualcuno, quanto meno cercarlo, ma senza una scaletta completa delle azioni che mi avrebbero portato a ciò. Fu cosi che tramite i miei amici e il mio istinto mi buttai sulla community, tramite il mio istinto mi buttai su Fede, tramite il mio istinto conobbi altre persone. Tramite l’istinto che in quel momento mi diceva cosa fare, ponderando se non fosse una mossa al cento per cento azzardata, mi trovai a contatto con alcune cose che fino all’anno precedente “pregavo” mi venisse donato. Probabilmente fare bilanci risulta essere una cosa frustrante, ma lo è soprattutto quando la nostra “attività” non ha investito sulla propria “forza lavoro”. L’ istinto ponderato in questo contesto sembra essere la mossa azzardata giusta per giocare con le situazioni e prenderne il meglio. Se ci incateniamo alla razionalità al cento per cento rischiamo solo di sfumare delle occasioni; ogni tanto un pizzico di sana ingenuità non guasta e ci fa assaporare un po’ più la vita, come quel pizzico di sale che nei biscotti ci sta sempre bene =). Alla fine tanto soffriremmo lo stesso per la nostra inattività… tanto vale soffrire per un’attività che purtroppo non è andata a buon fine. Posso dirvi che il bilancio di quest’anno potrebbe essere visto nel mio specifico caso come negativo; del resto ho avuto delle esperienze che non mi hanno portato praticamente a niente se non a soffrire. Ma sotto un altro aspetto invece non risulta essere cosi. Sono davvero contento del bilancio di quest’anno per il semplice fatto che finalmente ho vissuto un po’ di più la mia vita, ho assaporato tutto ciò che mi ha portato e che mi sono cercato, anche le cose più negative. Ho vissuto e questo mi basta a poter confermare finalmente di aver un bilancio di fine anno tutto sommato positivo. E poi se ho imparato una cosa da questo periodo che per me è davvero magico è questa: se siamo troppo demoralizzati a Natale per seguire l’istinto razionale ricordiamoci almeno che di palle grandi gonfie e rotte ne è pieno l’albero, è inutile aggiungerci pure le nostre… =)



A questo punto non mi rimane che augurarvi che il vostro Natale possa essere tanto luminoso quanto le case che ci allietano per adesso con i loro colori, e che il vostro Nuovo Anno possa essere colmo di positiva istintività razionale, cosi da poter cogliere tutti i lati più belli della vita(e anche quelli brutti, tanto anche senza questa accortezza i momenti brutti li avremmo trovati lo stesso).

Un abbraccio

Gianni
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Un nuovo mondo - Trentaquattresima Puntata (Ultima Puntata)


Prologo
Finalmente ci siamo, oggi sapremo cosa succederà fra i due protagonisti Fabrizio e Andrea, però vi dico sin da ora che questo non è un addio, ma solo un "ci rivediamo a gennaio". Con l'anno nuovo, infatti, arriverà la nuova serie ancora più ricca e ancora più articolata, ma non vi voglio anticipare nulla  e vi lascio alla trentaquattresima e ultima puntata.
Francesco Sansone


Nelle puntate precedenti
Fabrizio viene ammesso all’università mentre Andrea accetta la proposta di Luca di fare un colloquio presso il negozio in cui lavora, riuscendo a ottenere il lavoro dopo aver parlato con Matteo, il responsabile del negozio.

Fabrizio riceve la visita inaspettata di Daniel, suo ex compagno di squadra, che gli propone di andare a seguire le lezioni assieme e che gli rivela che in estate ha aver avuto il primo rapporto sessuale con un ragazzo di cui ha perso le tracce e a cui non riesce a non pensare. Anche Fabrizio gli racconta tutta la sua verità le sue recenti preoccupazioni nate dal comportamento del suo fidanzato.

Durante il primo giorno di lezione, Fabrizio tenta di chiamare Andrea, ma non ci riesce. In aula incontra un ragazzo che si rivela essere il suo insegnate e quando anche Daniel ritorna in classe riconosce nel professore Manu, il ragazzo conosciuto quella sera d’estate che lo tratta male. Il ragazzo infastidito da alcune sua parole, alla fine della lezione gli rivela di essere innamorato di lui e di non capire il suo atteggiamento. In realtà anche Manuele è innamorato di Daniel, ma essendo il suo insegnate non vuole cedere ai suoi sentimenti.

Intanto Fabrizio ha ricevuto un sms da Andrea in cui gli comunica che neppure quel giorno si sarebbero visti e decide di chiamare Alberto per parlare. Questi lo invita a cena e alle 20:30 lo raggiunge. Dopo pochi minuti arriva pure Luca, ma questi a causa di una telefonata, è costretto ad uscire immediatamente, lasciando Fabrizio a sfogarsi con Alberto. Luca incontra Andrea che gli confessa di aver scopato con Matteo e ora è disperato perché sa che questo potrebbe porre fine alla sua storia con Fabrizio.

Tornato a casa Fabrizio manda un sms al suo fidanzato al quale Andrea risponde con una telefonata, suggeritagli da Luca e insieme fissano un appuntamento per la sera dopo a cena. La mattina dopo lo comunica a Daniel il quale gioisce per l’amico.

Daniel va in discoteca e decide di bere qualcosa al bar. Qui è raggiunto da Manu che ubriaco gli confessa di amarlo e lo convince ad andare a casa sua, dove si ameranno per tutta la notte. Il risveglio però non sarà dolce per Daniel il quale verrà cacciato a malo modo da Manuele che ripresosi dall’ubriacatura si rende conto di aver fatto una sciocchezza nel farsi prendere dai suoi sentimenti. Mortificato Daniel sale in macchina e inizia a guidare senza meta.

Finalmente è arrivato il momento in cui Fabrizio e Andrea si vedono e...

Un nuovo mondo

Locandina realizzata da Giovanni Trapani.Tutti i diritti riservati

Trentaquattresima Puntata


Fabrizio
- Finalmente ci siamo, il tempo delle scale è rivedrò Andrea. Mi è mancato in questi giorni, non ci sono abituato più a non vederlo per 4 giorni di seguito… Che strano, la sua faccia non è serena, c’è davvero allora qualcosa che non va. Noooo, non devo essere il solito pessimista - mi dicevo in mente - Ciao amore – gli ho detto sorridendo non appena l'ho visto uscendo dal portone di casa.

- Ciao, come stai?

- Bene, tu? Sei stanco?

- Non tanto.

- Meno male – e ci siamo messi in moto. Arrivati al fast food, abbiamo ordinato e iniziato a mangiare - ero un in pensiero per te. Mi dicevi sempre che eri stanco e io…

- E tu?

- E io mi sentivo in colpa?

- E perché?

- Perché se ti avessi aiutato di più per l’esame o ti avessi passato delle risposte, adesso non ti troveresti a lavorare e avresti continuato a studiare. Ė solo colpa mia

- Non dire così, non è vero

- No, invece è proprio così. Non riesco a scordare la tua faccia quando hai letto la lettera. Era spezzata dal dolore. Ancora adesso c’è quella espressione. Ti chiedo scusa se non ti sono stato vicino.

- Ti prego smettila?

- Cosa?

- Sì, non dire altro. Non è colpa tua. Sono io che sono uno stupido egoista, me la sono presa con te quando l’unico ad avere colpa di tutto sono io. Ho rovinato tutto… sono un coglione.

- Ma che succede perché parli così?

- Perché è la verità. Ho rovinato tutto.

- Cosa hai rovinato? Non capisco, spiegati

- Fabrizio sono andato a letto con un altro!

- … - Ero rimasto in silenzio, immobile, spiazzato. Mi bruciava il petto, mi faceva male, non riuscivo a respirare. Non riuscivo a sentire più i rumori della strada. Sentivo solo il battito del mio cuore rallentare a causa di quelle parole avevano causato.

- Ti prego dirmi qualcosa. Fabrizio parla

- Scusa ma devo andare

- Aspetta ti prego

- No, ti prego io, sparisci – e non aggiungendo altro, me ne sono andato.

Per strada mi guardavo attorno, ma continuavo a non sentire nessun suono. Era mezzanotte ed essendo un giovedì le strade erano parzialmente piene. Non sapevo dove andare né cosa fare. Sapevo solo che avevo il cuore spezzato. Ad un tratto mi sono sentito afferrare il braccio

- Fabrizio, ti prego, farmi spiegare.

- Non c’è bisogno che spieghi nulla. Se sei finito a letto con un altro è perché fra noi qualcosa s’è spezzato. Ma non è solo colpa tua. Sono stato io a non capire il disagio che provavi. Dovevo starti accanto e invece ho preferito lasciarti spazio.

- Ma tu non hai sbagliato nulla.

- Non è vero, si sbaglia in due, sempre! Ora lasciami

- Ti prego, aspetta

- Non posso permettermi di continuare a sbagliare ancora. Ti prego non farlo pure tu. Lasciami andare – e ho sentito lasciarmi il braccio

- Fabri’ ti prego. – Quel “ti prego” è stata l’ultima cosa che ho sentito.

Sono arrivato a casa e sono andato in garage. Ho preso la moto. L’accendo e corro via. No so dove andare, ma corro perché voglio dimenticare, corro perché voglio che tutto diventi un brutto incubo. Il sole sta sorgendo e questo mi spinge a trovare una metà. Rimetto in moto e vado dritto verso la vecchia palestra.

Arrivato mi intrufolo dal retro, dove c’è una parte del recinto manomessa che permette l’accesso al cortile. Cammino tranquillamente, tanto so che non corro rischi a quell’ora. Sono appena le 5:30 e il guardiano di solito arriva alle 6:30. Salgo sul tetto della palestra e mi siedo. Io e i miei compagni di squadra lo facevamo sempre come rito scaramantico quando dovevamo affrontare una partita che ci preoccupava molto. Sono rimasto seduto fino a quando la stanchezza non ha avuto la meglio su di me e mi ha fatto cadere nel sonno.

- Fabrizio! Fabrizio svegliati.

- Chi è?

- Sono Daniel

- Daniel? E tu che ci fai qua?

- Potrei farti la stessa domanda.

- Ho avuto una brutta notte.

- Io invece un brutto risveglio.

- Bene. Quando si dice il mattino ha l’oro in bocca

- Già.

- Posso sedermi?

- Certo.

- Non pensavo ti avrei trovato qui

- Andrea mi ha tradito!

- Co – cosa?

- Mi ha tradito e io ho perso tutto il mio nuovo mondo

- Che vuoi dire?

- Con lui avevo dato vita ad una nuova vita, un nuovo mondo fatto di amore e complicità e adesso non mi rimane nulla.

- … Manu ieri sera mi ha detto che mi ama, abbiamo fatto l’amore e stamattina mi ha cacciato di casa dicendomi che sono un ragazzetto presuntuoso che crede di sapere tutto e mi ha invitato a dimenticare tutto perché è stato un errore.

- Capito… Almeno lo ha ammesso, no?

- Già. Sigaretta?

- Sì, grazie

- Ragazzi che ci fatte qui?

- Chi è?

- Alberto?

- E chi è?

- Il mio angelo

- Lo vorrei uno pure io

- Dai venite giù. – e non appena ce lo ha detto, lo abbiamo fatto.

- Alberto tu come sapevi che ero qui.

- Me lo ha detto Andrea

- Capisco – ho risposto chinando la testa verso il basso - Sai tutto, vero?

- Sì… Dai andiamo a fare colazione.

- Può venire pure Daniel?

- Ah tu sei Daniel? Piacere

- Piacere mio

- Ha pure lui bisogno di un angelo oggi.

- Allora sarò felice di esserlo pure per te - e aprendo le sue braccia, come fossero due paia di ali, ci ha avvolto a se’ e mentre il sole ormai era completamente sorto, noi stavamo per affrontare il primo giorno in un nuovo mondo a me sconosciuto e che mi faceva paura.

Continua a gennaio …

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Per problemi tecnici l'appuntamento di oggi è saltato. Chiedo scusa per l'inconveniente, ma già da mezzanotte, Il mio mondo espanso  tornerà operativo da mezzanotte.

 
Un grazie a Claudio e al suo


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Numero Zero30 - Tappabuchi 4

 Se anche tu voi confrontarti con gli altri, scrivi la tua storia a raccontidivitagay@hotmail.it.




Prologo
Finisce qui la penultima settimana prima della sosta per le vacanze natalizie, ma prima di lasciarvi a questo Numero Zero - Tappabuchi dedicato ancora a delle frasi non proprio friendly verso i gay dette dai VIP, vi voglio comunicare che settimana prossima ci sarà una "programmazione" diversa del solito. Infatti ci saranno alcuni "pillot" per testare alcune rubriche che potranno essere inserite ne Il mio mondo espanso da gennaio, bene non mi resta che salutarvi e invitarvi a seguire nel week end il mondo espenso dei romanzi gay.

Numero Zero30 - Tappabuchi


Povera Europa, i culattoni
 sono in maggioranza
 Roberto Cardelori




L'omosessualità è una devianza della personalità. Essere gay è un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratterologico
Paola Binetti



Sui gay bisognerebbe usare il napalm
Pier Gianni Prosperini


Noi abbiamo sudato lacrime e sangue per fare la riforma agraria e dare la terra ai contadini. Invece, oggi, vogliono dare il contadino al contadino.
Giulio Andreotti


L'omosessualità è senza etica così si arriva anche ad incesto e pedofilia
Cardinale Angelo Bagnasco


Ora su suggeirmento di AnonimoStanco, secondo voi quale fra le frasi pubblicate in questo Numero Zero e quello precedente merita il primo posto della classicafica "alla faccia della pace e dell' amore". Stilate nei commenti, se vi va,  la vostra personale classifica.
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"Andare via" Racconto breve di Toby

Anteprima
Questo giovedì mi riposo e lascio lo spazio, che solitamente è dedicato ai racconti brevi, a Toby, un lettore del blog, che mi ha inviato un suo racconto e che sono lieto di pubblicare.
Non mi resta che augurarvi buona lettura

Francesco Sansone


P.S. chiunque voglia inviare il suo racconto di vita... gay o anche un tuo racconto puoi farlo come sempre su raccontidivitagay@hotmail.it


Altri Mondi:
 "Andare via" di Toby

Era irritata e durante tutto il viaggio di ritorno dal corso si era rifiutata di parlare. Ma ora, giunti a casa, doveva dirglielo.
Appoggiò bruscamente la borsa sulla tastiera chiusa del pianoforte con il proposito di generare un rimbombo della cassa armonica. Sapeva che così lo avrebbe provocato.

-Se non ti apri, non conoscerai nessuno e ti isoli! È da tanto che cercavi qualcuno che giocasse a tennis. O no?

Sbottò Simona infuriata.

-Cosa vuoi? Lo sai no che in fondo l’ha fatto senza esserne stato tanto convinto. - Rispose impulsivo Federico, aggiungendo a mo’ di sfida – Lo ha fatto tanto per fare un piacere a te e a Elisabeth che insistevate tanto. Lo avete spinto voi!

-No. Non credo proprio.

Lo rimproverò, guardandolo fissa negli occhi.
Alle sue manifestazioni improvvise di collera e risentimento atavico Federico si era ormai abituato e rassegnato da tempo. Simona, infatti, non aveva ancora digerito tutta la faccenda dell’ultimo anno. In fondo ogni presupposto era buono per rinfacciargli di aver accettato in punto e bianco, senza averla consultata preventivamente, l’inaspettato trasferimento di sede.

-Non hanno interesse a degli stranieri come noi!

Riprese Federico tentando una giustificazione.

-Ancora questa storia? Basta! Lo sai pure tu che sono loro stessi che si considerano stranieri qui da quando si sono trasferiti. - Aggiunse scandendo la voce - e hanno più difficoltà loro di integrarsi qui nel loro stesso paese. Non hai un briciolo di sensibilità! Sei un egocentrico. Ti manca l’affinità. Sei un egoista senza pudore. Pensi solo a te!

Simona ci teneva ad intraprendere un’amicizia con la coppietta – a sua definizione “con alto potenziale di compatibilità” - appena conosciuta. Cercava a tutti i costi di creare una nuova rete di conoscenze e amicizie ma non era facile. Per i rapporti sociali, infatti, il nuovo paese si rivelò una vera e propria catastrofe. “O sei iscritto in una qualche associazione o corso di svago o non conosci nessuno!” considerò una volta quando ormai l’entusiasmo iniziale per la nuova carriera e la nuova cultura si indeboliva al ritmo della routine quotidiana.

-No, basta. Federico, sei tu che non vuoi amici. Non avrai mai un amico, un confidente! Sei strano. Un maleducato, ecco quello che sei!

Dopo una breve pausa per riprendersi, continuò con un’intonazione alterata:

-Hai rifiutato il suo invito con quel modo snob tanto stupido. Philipp ci è rimasto proprio male. Ormai è stufo dei tuoi modi dell’ultimo periodo. Ma che risposta del cavolo è stata? Non pensavo che saresti arrivato a tanto. Hai visto la smorfia che ha fatto Elisabeth? Che figuraccia!

Era stato imbarazzante il tono sfrontato di Federico quando aveva rifiutato quell’invito tanto spontaneo di Philipp. Ma Federico si sentiva fiero della risposta data, perché così è riuscito a inviare un inconfutabile segnale di ripudio della sua simpatia. Lo ha fatto in tutta consapevolezza, senza sconforto o pentimento apparenti. Ed era soddisfatto, ora, soprattutto di essersi finalmente liberato di lui.
Alla prima lezione del corso di ballo, Federico non lo notò nemmeno. Philipp gli dava l’aria di una persona ingenua, non molto matura e piuttosto superficiale, soprattutto quando, durante le pause, parlava del suo lavoro e della sua passione sportiva esotica, la pallamano.
Nell’arco di quel semestre di corso, con la complicità delle mogli, Federico e Philipp si conobbero di più e la semplice conoscenza si prospettava a diventare un’amicizia. Le mogli andarono sempre più d’accordo scambiandosi confidenze e incontrandosi anche di giorno.
Era buffo sì all’inizio del corso osservare Philipp, impacciato, che storpiava i passi. Era divertente vederlo come cercava di correggere la postura o l’andatura, convinto di apportare migliorie. Scrutarlo così era spassoso e gli somministrava quell’effetto sedativo e dilettevole che procura la contemplazione delle onde del mare a chi, in piedi sul bagnasciuga, si lascia abbagliare dal riverbero della luce intensa e riscaldare dal caldo vigoroso del sole sulla pelle; pensieri, timori, ricordi si disfano. La mente cade in uno stato onirico che rischia però un brusco risveglio nell’istante in cui, disattento, si ritrova con i piedi bagnati da una fredda onda inaspettatamente più grande.
Quel corpo in movimento, robusto e imponente, avvolto nelle braccia della silhouette minuta di Elisabeth, con il passare delle settimane turbava Federico, lo distraeva e gli impediva ogni prudenza, ogni ponderazione e raccoglimento interiore per ristabilire la sobrietà e il controllo dei suoi sensi.
Le risate divertite iniziali infatti di Federico si tramutarono in muti sorrisi, in contemplazioni nostalgiche per poi assumere le vesti di pianti di sconforto e terminare in urla di disperazione.
Nonostante l’ostinata cocciutaggine di negare e minimizzare tutta la situazione, Federico dovette sì riconoscere a se stesso che Philipp esercitava un fascino indefinibile su lui e che, quando gli parlava con quel buffo accento da tedesco orientale, inspiegabilmente pendeva dalle sue labbra, senza riuscire a interagire perché non ascoltava quello che diceva ma semplicemente lo osservava. Osservava intensamente, sordo ad ogni suono, le mandibole squadrate, gli occhi profondi ornati da sopracciglia bionde e sottili e, quando si rosicchiava l’unghia, gli osservava - con fare noncurante - le mani possenti.
Si rese conto di quanto fosse diventato importante e indispensabile per lui e il suo benessere interiore quando, per un paio di lezioni in quel semestre, capitò di non vedersi.
Doveva pensare a lui ogni giorno, ossessivamente in ufficio, in mensa, in macchina, a casa, al letto.
Sentiva che stava perdendo l’autocontrollo e non poteva permetterselo. Nemmeno questa volta voleva accettare e ammettere a se stesso cosa gli stava succedendo. Sapeva solo che era arrivato il momento di porre fine a questo tormento interiore quanto prima.
Al termine del corso quella serata, Federico colse la palla al balzo.
Al pronunciare risoluto il fatidico rifiuto “Mi sa che una partita a tennis con un principiante non è per me. E voglio essere chiaro Philipp: sei noioso e non avrò tempo libero per te!” le mogli scossero la testa, stupite, oltraggiate e disgustate. Si lanciavano fugaci sguardi imbarazzanti cercando comunque di simulare un sorriso abbonente di convenienza. Ma l’atteggiamento fiero di Federico e il suo tono palesemente sprezzante soffocarono un qualsiasi spiraglio di riscatto o rimedio. Philipp rimase interdetto, a bocca aperta, per un istante. Seguì istintivamente un suo movimento della testa quasi impercettibile di diniego.
Dominò un silenzio solenne nella loro cerchia che concorreva con il chiasso delle altre persone nella sala da ballo che si salutavano, si vestivano o si scambiavano quattro chiacchiere. Furono interrotti dall’arrivo di un’altra coppietta che si fermò da loro per il saluto. Le donne intrapresero a commentare insieme la lezione appena terminata. Simona ed Elisabeth intervenivano senza vigore. Gli uomini si scambiarono una stretta di mano accompagnata da una battuta spiritosa del terzo, obbligando – per pura solidarietà formale - Philipp e Federico a sforzare le labbra per mimare un sorriso.
Il cuore di Federico batteva forte, l’animo era turbato ma si costringeva in quel momento a reprimere ogni cenno di inquietudine o nervosismo. Dopo il saluto, Federico abbassò gli occhi. Si sistemò la giacca e sollevando artificiosamente la manica scoprì l’orologio sul polso, segnalando con un’espressione di impazienza a Simona e agli altri due che era giunta l’ora. L’ora di andare via.
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L'angolo di P - La prima volta non si scorda mai

Prologo

Cari amici,

siamo finalmente arrivati alla conclusione di questa trilogia legate soprattutto alla figura della prima volta, intesa in questa accezione come primo bacio, o il primo caffè con panna(non ne sono seguiti altri attualmente e per fortuna direi) e quindi non posso che ultimare la mia narrazione e il mio “sputtanamento” con la prima volta intesa come tutti la conosciamo. Non ho pagine di diario per questa nuova esperienza quindi in questo caso mi affido volentieri(ma anche no) ai miei ricordi ancora nitidi comunque(anche perché sono passati solo otto mesi) e ve la racconto in anteprima. Come per le precedenti “puntate” il co-protagonista di questo esordio carnale è sempre Fede, è a lui che devo il mio stato di sbrinamento dell’attività sessuale, a lui devo la mia percezione carnale, e gli devo anche un bel pugno sullo stomaco perché i mesi che seguirono sono stati un po’ frustranti. Ma adesso vi lascio a questo nuovo e ultimo capitolo di questa storia….reale e carnale!!
Gianni


La rubrica a cura di Gianni

Locandina realizzata da Giovanni Trapani.
Tutti i diritti riservati


   Con Fede le cose andavano molto bene nella settimana successiva a quel passionale incontro dove ho conosciuto il lato carnale di me, l’animale che per anni si è dovuto nascondere perché aveva troppa paura per farsi notare di giocare in quel gioco pericoloso che è il relazionarsi con la vita e le persone. Ci sentivamo spesso via cellulare, per il suo lavoro ci si vedeva poco nella prima settimana ma era presente nei miei pensieri, e io a quanto pare lo ero nei suoi. Il sabato successivo all’incontro del caffè con panna io avevo organizzato una cena con i miei amici più cari a casa di una mia zia, che non si trovava la. Chiesi in maniera del tutto naturale a Fede se volesse aggregarsi, almeno dopo cena per passare un po’ di tempo insieme. Dovevo ritagliarmi un po’ di tempo anche per lui, la mia smania di conoscerlo sempre più si faceva presente in me e il fatto che non ci fossimo visti tutta la settimana mi metteva in agitazione perché credo sia normale avere i primi tempi una grande curiosità di conoscere la persona che è entrata a far parte dei tuoi pensieri; e oltre alla curiosità si aggiungeva il forte desiderio di poter passare del tempo con questa persona. Lui mi disse in quella circostanza che era impegnato ma che se si fosse liberato in tempo sarebbe passato a farmi un saluto. Quella sera i miei amici conobbero Fede, di cui a dir la verità non ebbero una buona impressione(ne tanto meno lui posso dire si era posto nel migliore dei modi!). Io ero felice però di quella circostanza, anche se sono sempre stato un tipo che pensava che prima avrebbe dovuto conoscere da solo la persona conquistata e poi magari piano piano renderlo partecipe della mia vita amicale. In quell’occasione visto il mio desiderio di vederlo, ruppi il compromesso con me stesso e le mie convinzioni e decisi di dare a Fede la possibilità di conoscere preventivamente anche una delle parti più importanti della mia vita. Dopo che se ne andò non vi sto a dire i commenti, sembravamo tante comari seduti tutti intorno alla tavola rotonda a discutere del chi fosse, del come si comporta, del cosa pensa e di altri dettagli. In quest’altro frangente mi chiamò per darmi la buonanotte e inaspettatamente per chiedermi se ci si voleva vedere la sera successiva per prenderci un caffè magari nella stessa location di quel sabato. Un chiaro invito a voler approfondire la conoscenza sessuale? In quel momento accettai senza pormi troppi quesiti, o meglio senza volermeli porre. Cosi arriviamo alla domenica del 14 marzo, precisamente alla sera di quella fredda domenica. Scesi da casa appena Fede mi disse che era arrivato sotto il mio portone; ero più che vestito ero imbottito perché in quel periodo il la temperatura esterna era prepotentemente fredda(per come siamo abituati noi palermitani)... il tempo di salire in macchina io già iniziavo a pentirmi di aver messo tutti questi strati di sopra per quanto la mia temperatura corporea fosse vertiginosamente salita. Sapevo che quella sera non ci saremmo fermati al solo caffè, sapevo che non avremmo solamente giocato stuzzicandoci carnalmente, sapevo che l’aver detto ai miei amici che non avrei fatto niente iniziavano ad essere solo parole di echi lontani. E la paura si impadronì nuovamente di me. Paura di farmi male, di non essere adeguatamente e naturalmente bravo, di non essere all’altezza. Cercai di non pensare a ciò che potesse succedere e decisi di parlare, facendo scorrere le mie parole senza nemmeno pensare a cosa potesse uscirmi dalla bocca e a come potesse uscire e nello stesso momento pensavo ad un argomento che avrebbe dovuto seguire quello successivo. In quell’istante mi sono sentito del tutto costruito, sembravo un robot a cui avevano dato delle istruzioni da eseguire ma senza metterci l’essenza fondamentale per una buona comunicazione: l’anima. Arrivammo quindi sotto casa di mia zia; in quella occasione dissi sia a mia zia che a mia madre se potevo andare li con i miei amici per vederci un film dato che mia zia risiedeva a casa mia. Realizzai che era la prima volta che avevo orchestrato una scena teatrale del genere, ma non avrei potuto fare altrimenti per vedere il ragazzo che mi affascinava tanto. Appena scesi dalla macchina l’ondata di freddo che mi investi ebbe lo stesso effetto di un macigno tiratomi di sopra: fermò le mie azioni, fermò i miei pensieri e anche le mie parole; il mio corpo e la mia mente entrarono per un attimo in stand by e isolarono il resto del mondo dalla mia coscienza; quella lucidità che isolava il mio inconscio dal resto del mondo mi diede il tempo di razionalizzare ciò che stavo facendo e che avrei potuto fare. Mi sarei veramente spinto fino a perdere la mia verginità cosi, con una persona che conoscevo appena? Non ebbi il tempo di rispondermi; una mano sulla spalla mi desto da quel torpore, Fede mi riportò alla realtà. Quando salimmo le scale e mi accinsi ad aprire la porta cercavo di fare il minimo rumore, il palazzo in cui vi è la casa di mia zia è abitato da parenti quindi cercavo di essere il più discreto possibile per non far incuriosire nessuno. Entrati in quel tiepido luogo mi sono subito diretto verso la macchina del gas nel’ampio soggiorno – cucina e iniziai a preparare il caffè. Fede nel frattempo parlava della casa, dei mobili che l’arredavano, di politica, del suo interesse per l’arte e l’arredamento antico; io ascoltavo e riempivo la base della moka con dell’acqua, riempivo il filtro con il caffè, avvitavo la moka e infine la mettevo sul fuoco. Giratomi per vedere dove fosse finito me lo ritrovai davanti ai miei occhi che fulmineo mi avvinghiava tra le sue braccio a cercava le mie labbra che al tocco con le sue esplosero di calore. Restammo vicino la macchina a gas che lavorava per far si che il caffè salisse, abbracciati l’uno all’altro e a scambiarci teneri baci. Al naso sovvenne un forte aroma di caffè e sentivo in lontananza un ribollire di liquido; l’aroma del caffè mi aveva svegliato da quel dolce perdermi tra le braccia di Fede, la bevanda rigeneratrice era pronta.

Bevuto il caffè sul divano, l’uno accanto all’altro ma girati in modo che i nostri sguardi si incrociassero, continuammo a parlare fumando una sigaretta(si dice che la sigaretta dopo il caffè è la morte sua… appoggiavamo quella corrente di pensiero). La sigaretta segnava quel confine invisibile, quel lasso di tempo in cui sia io che lui rimanevamo a debita distanza letteralmente fisica e non comunicativa; i miei occhi e i suoi si scrutavano, lui sapeva che mosse fare, io diversamente dovevo studiare lui. Il tempo di finire la nostra fumata rituale e mi ritrovai senza neanche rendermene conto con la testa sul petto di Fede, mentre lui mi accarezzava la testa e la schiena io mi sentivo cosi protetto e appassionato. Alzai il viso verso l’alto per incontrare il suo sguardo, ma non era tanto quello a cui volevo avvicinarmi. Semi disteso per come era lui dovette inclinare verso il basso il suo viso e nuovamente le nostre labbra si salutarono. Piccoli baci, pochi secondi e poi….fuoco puro! Animali in un divano che bramano il potere, lui che mi spingeva a distendermi e io che mi giravo portando lui a stare sotto di me, e intanto il mio cervello ricominciava a pulsare di dubbi e domande, e i nostri membri invece pulsavano di vita e energia pronti ad uscire. Le sue mani forti e decise che cercavano di toccare la mia pelle sotto i vestiti, il mio sedere il mio membro. Le mie mani tremanti che facevano lo stesso sul suo corpo. Stavo perdendo nuovamente il controllo di me, nuovamente dal buio della mia coscienza l’animale carnale che c’era in me iniziava ad avanzare e ringhiare. Sotto il mio peso Fede mi guardava estasiato, era in mio potere, conducevo io il gioco o forse stupidamente pensavo questo, o forse astutamente lui mi fece pensare ciò. Mentre ci baciavamo con ardore gli sbottonai i pantaloni e nel frattempo da sotto ma non sottomesso lui facevo lo stesso con me. Riprovai l’ ebbrezza fisica e mentale del primo incontro, ma stavolta i nostri movimenti erano più liberi. Baci, abbracci, parole dolci e forti, sussurrate come se fossero segreti da non dover svelare, e… appassionati giochi di sesso che suggerivano fossero solo l’inizio. Ci ritrovammo spogliati avvinghiati l’uno all’altro in piena libertà. Era il momento, oramai ero fuori controllo, volevo senza ombra di dubbio interrompere quella verginità per troppo tempo caratteristica fondamentale della mia vita. Non mi chiedevo più come sarà, come sarò, e se ne sarò all’altezza; la mia domanda era semplicemente quando avverrà. La domanda ebbe una risposta immediata perché in quel momento Fede mi spinse sempre con dolcezza me fermamente ad adagiarmi sul divano mentre stimolava il mio lato B e mentre mi baciava senza dosare la passione ma lasciandola libera di sfogarsi. Io con la stessa passione ricambiavo i suoi baci e le mie mani oramai avevano conosciuto ogni parte del suo corpo e continuavano a scorrere su di lui, non sazie di quella conoscenza. Il silenzio calò su di noi; mi diede un ultimo bacio e staccò le sue labbra dalle mie. Alzò la schiena senza staccare i suoi occhi dai miei, che lo guardavano bramoso di sentirlo in tutta la sua virilità. alzai le mie gambe per dargli il modo di poter entrare in quei luoghi che probabilmente lui conosceva bene ma che io avevo cosi tanta voglia di conoscere. Lentamente ma con determinazione entrò in me. Lentamente ma con fermezza spinse e si avvicinò nuovamente al mio viso. Lentamente ma con sonorità sentii i nostri respiri crescere di intensità. E non proprio lentamente io persi la connessione già flebile con il mondo. Solo una piccola voce dentro di me ancora trovava la forza per appellarsi alla mia coscienza. Mi domandava perché bruciare questo momento, perché non ho voluto aspettare. Dentro me questo fastidio disturbava la mia estasi. E mentre Fede passionale mi incitava a venire e incitava se stesso all’estasi del sesso, io mi trovavo in un limbo di piacevole perdita dei sensi e di degradanti domande reali. Il suo processo culminò in un gemito sottile ma senza sosta il calore che sprigionò quasi mi ustiono la pancia e il petto. Il mio apice in quell’occasione non lo raggiunsi. Mi rimase solo una continua linea di eccitazione mista alla felicità di aver scoperto il mistico piacere carnale, anche se non pienamente gustato. Tornati alla realtà, la flebile voce dentro me si riappropriò del suo territorio. E dopo esserci puliti dei segni della carnalità, siamo stati a parlare io e Fede abbracciati sul divano di mille cose diverse. Ma dentro me mi chiedevo come mai ciò che pensavo dovesse succedere la prima volta non successe. Come mai mancava quella magia che avvolge i sensi e amplifica le sensazioni! Come mai la mia prima volta al di là del fuoco della passione mi lasciava cosi… interdetto.

Due settimane dopo sono riuscito a dare una risposta a tutte quelle domande: con Fede le cose dopo quell’incontro non sono andate poi cosi bene; mancavano le sue telefonate e si faceva sentire veramente poco; se gli chiedevo di uscire diceva di essere impegnato o stanco, ritagliandosi un po’ di tempo il sabato successivo in cui ci ritrovammo quella volta a casa mia a fare nuovamente sesso; alcune cose che lui mi disse all’inizio della nostra conoscenza non risultarono essere vere; e io iniziai a capire che forse per lui ero solo una persona gradevole con cui scopare di tanto in tanto. Fu cosi che dopo un lungo messaggio di rancore e rabbia gli chiesi di andarsene a fanculo. Ho sofferto un bel po’ per questo addio cosi radicale, ma era l’unico modo per evitare di bruciarmi ancora. Imparai a conoscere Fede è vero ma nella sua vera essenza; quella di una persona squallida che ti inebria di parole dolci e promesse vane con fare suadente per arrivare ad ottenere ciò che vuole senza mettersi in gioco mai. Ma visto che le cose si fanno in due non posso che rimproverare anche me stesso per la mia imprudenza e superficialità, e forse anche per la smania di bruciare un cammino che è sempre fondamentale per la conoscenza perché impaziente di riprendermi le esperienze che nella mia adolescenza non ho fatto. Ad oggi comunque Fede continua ad essere l’infame numero uno. Non ha risposto al mio ultimo messaggio che gridava anche un chiarimento e ha taciuto per cinque mesi. Solo alla fine di questa estate si è fatto risentire, come se nulla fosse, dicendomi dopo un mio plausibile attacco, che non aveva avuto il coraggio di affrontarmi per quello che mi aveva fatto… si commenta da se credo! Se devo prendermi il buono da tutto ciò posso dire di aver comunque sconfitto molti dei disagi che aleggiavano nel mio animo e ho imparato ad essere anche più prudente…

E cosi si conclude la mia rassegna delle prime volte e la mia epopea con Fede che è risultato il primo stronzo in campo sentimentale incontrato all’età di 29 anni ma che ha sancito l’adolescenza delle mie emozioni. La prima volta, magico momento di condivisione carnale… che si rivela per me solo in normale sesso se non si riesce a trovare la chiave di volta che fa sprigionare energia dagli animi che la condividono: la magia della comunione di anime affini!

Fortunatamente la prima volta si ripete nel tempo e per ogni storia quindi la speranza di avere una prima volta davvero “magica” non mi abbandona... e spero tanto di poter dire un giorno:

“… Il naufragar mi è dolce in questo mare…”

Alla prossima

Gianni

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