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A #QuelliInCoprifuoco Federico Larosa racconta le sue "cose che non dici"


L'ultimo appuntamento settimanale con le live de Il mio mondo espanso su Instagram ha avuto come ospitelo scrittore Federico Larosa, autore del romanzo "Nell'addio".

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A #QuelliInCoprifuoco a lezione di danza con lo scrittore Vincenzo Gammone

 


Le live de Il mio mondo espanso sono tornate in tutta la loro follia ieri sera alle 22 su Instagram in compagnia dello scrittore Vincenzo Gammone, autore del romanzo "Finalmente ricomincio a vivere".


Il giovane autore campano a #QuelliInCoprifuoco ha raccontato che la storia del suo secondo romanzo nasce prendendo spunto una una situazione che ha vissuto in prima persona. Infatti,  Gary, il suo protagonista, deve lottare contro il cancro che lo porta a creascere e a rivedere le sue priorità personali e non. Gammone per questo aspetto ha attinto al dramma che ha coinvolto la sua famiglia, quando la cugina si è trovata a lottare contro la malattia.


Il romanzo, tuttavia, affronta anche la questione omosessuale, raccontando la difficoltà di vivere serenamente la propria vita in un Paese come il nostro in cui ancora c'è tanto pregiudizio. L'autore ha parlato anche del suo coming out e della reazione dura che hanno avuto i suoi genitori, ma ha ammesso che tornerebbe a dichiarare la propria omosessualità altre cento volte. 


#QuelliInCoprifuoco, tuttavia, è da sempre contrassegnato dal divertimento e quindi, dato che Gammone è anche maestro di danza, gli ho chiesto di fare un mini tutorial per insegnare come si realizzano le cinque posizioni dei piedi in danza classica.


Divertimento, riflessione e racconti a cuore aperto sono stati, insomma, gli elementi di questa  prima live della nuova serie. Se non avete avuto ancora modo di vederla o se volete inparare le 5 posizioni dei piedi, allora non vi resta che andare su IGTV e godervi lo spettacolo.




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Paolo Costa a #QuelliInCoprifuoco spiega il suo addio alla scrittura

 Nell'ultimo appuntamento settimanale con le live su instagram de Il mio mondo espanso è stato il giovane autore, traduttore e agente letterario Paolo Costa.


A #QuelliInCoprifuoco Costa ha spiegato la motivazione per cui ha scelto, e ci auguriamo solo momentaneamente, di interrompere la sua attività di scrittore.


«In questi due anni qualcosa non andava più. Aver pubblicato il mio secondo romanzo ha creato aspettativa su di me, da me e nelle persone che hanno letto il libro», ha detto Costa, ammettendo di non amare particolarmente l'aspetto promozionale legato a una pubblicazione.


Da qui, quindi, la decisione di concentrarsi sulle traduzioni delle opere straniera, al suo attivo ne ha già 28, e sul lavoro di agente letterario, che lo porta a valutare le opere che potrebbero interessare al pubblico italiano. Tuttavia,  Paolo ha scelto di fare un regalo ai lettori che lo seguono da sempre e pubblicherà su Amazon il suo ultimo romanzo di genere fantasy, una saga divisa in due libri,  di cui il primo, dal titolo "La guerra delle corti", sarà disponibile tra marzo e aprile


Nella chiacchierata, Paolo ha anche parlato della presa di coscienza della sua sessualità, che lo porta a definirsi queer, e di come l'essere cresciuto in Sicilia, a differenza di quanto in molti possano pensare, non abbia influito negativamente la sua vita.


Inutile dirlo, non sono mancati i momenti divertenti in cui Costa ha raccontato le sue "cose che non dici" e in particolare quella volta che la madre lo scopri...


Se non avete avuto modo di vedere la live, è ora di recuperarla 


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Un inedito Emiliano Di Meo si racconta e gioca a #QuelliInCoprifuoco

 


Ultimo appuntamento della settimana ieri di #QuelliInCoprifuoco. Protagonista della nostra live su Instagram è stato lo scrittore Emiliano Di Meo.


Presentato scherzosamente come "l'autore che ogni volta che apre bocca sa farsi dei nuovi amici", viste le diverse polemiche che negli anni lo hanno coinvolto per via delle sue posizioni sul genere romance mm, Emiliano Di Meo si è raccontato in una maniera inedita.


Partendo dal traguardo delle 20 pubblicazioni, inevitabile è stato il riferimento alle sue posizioni. Tuttavia, Di Meo si è messo in gioco, raccontando, forse per la prima volta, aspetti della sua personalità, che l'immagine pubblica non sempre ha lasciato uscire fuori. Attraverso la rubrica "Sì e no", infatti, l'autore ha svelato quali, fra le tematiche affrontate nei suoi romanzi, appartenessero anche al suo vissuto.


Interessante anche l'interazione con gli utenti collegati. Di Meo ha risposto, infatti, alle domande, anche quelle che lì per lì, potevano sembrare insidiose senza tirarsi indietro. Per non parlare, poi, della scelta di accettare la "sfida", da me lanciatagli, di "trasformare" il brano di un suo libro in un romance mm. 


Ecco cosa è successo nella live





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Carlo Manzo: «spesso siamo noi stessi a boicottare la nostra stessa felicità»

 


Carlo Manzo, cantautore ventiquattrenne di Salerno, è tornato lo scorso 30 novembre con un nuovo singolo dal titolo “Stupidi vorrei”. Il brano è un vero e proprio inno contro il vorrei ma non posso e nasce dal bisogno di scrollarsi di dosso quegli stupidi vorrei, che ci impediscono di essere concreti e di passare direttamente all’azione.


“Stupidi vorrei” è prodotto in collaborazione con l’etichetta salernitana Luma Records, fondata da Lucio Auciello e Mario Villani, che definiscono Carlo come un artista dalle grandi capacità di scrittura e interpretative, a cui aggiungo una spiccata sensibilità, come avrete modo di leggere voi stessi nell’intervista che segue.

 

L’intervista

 

D. Carlo, “Stupidi vorrei” è un vero e proprio inno contro il vorrei ma non posso. Una di quelle condizioni che, vuoi o non vuoi, influenzano il nostro percorso di vita. Come nasce la canzone.

R. La canzone nasce verso la fine di luglio, ispirata dalla ritrovata libertà in seguito alla fine del primo lockdown. Mi sono accorto infatti che quando ero chiuso in casa non facevo altro che riempirmi la testa di “stupidi vorrei”, cose che avrei tanto desiderato fare o dire ma che alla fine non ho più realizzato.
Questo mi ha fatto riflettere, spesso siamo noi stessi a boicottare la nostra stessa felicità e, per i motivi più disparati, ci limitiamo solo a stupidi vorrei.


D. Secondo te ci nascondiamo dietro al “vorrei, ma non posso” per timore di sbagliare o perché non siamo mai davvero consapevoli delle nostre capacità?

R. Credo sia un mix inconscio di tanti fattori, sicuramente tra questi c’è il timore di sbagliare, di mettere a nudo le proprie fragilità, tante circostanze che ci impediscono di rischiare e lanciarci oltre l’ostacolo.
Quando succede possiamo solo guardarci dentro e sperare di trovare lo slancio necessario per fare quel passo in più che ci serve per crederein noi stessi.


D. Quando è stata l’ultima volta in cui hai lasciato che i dubbi ti bloccassero?

R. Durante il lockdown ho approfondito la conoscenza di una ragazza stupenda che mi ha colpito nel profondo ma non sono mai riuscito a dichiararmi o ad invitarla ad uscire con me.
Da questo episodio è nato un verso della canzone: “vorrei trovare il coraggio di invitarti questa sera a cena/ ma mi è caduto in un pigiama a Marzo in quarantena”


D. Il brano esce in un momento storico difficile per il mondo dello spettacolo. Live ed eventi sono sospesi e gli artisti devono reinventarsi, anche attraverso i social, per continuare a far veicolare la propria arte. Nel tuo caso, come hai arginato questo stop?

R. Non è stato affatto facile adattarsi alla situazione attuale ma ho cercato di rendere il mio pubblico il più partecipe possibile attraverso dei sondaggi sui social in cui invitavo le persone a scoprire ogni settimana dei nuovi dettagli sul pezzo in uscita. Inoltre in questi giorni,in occasione della pubblicazione del brano, ho intenzione di organizzare parallelamente ad una classica diretta Instagram un incontro su Google Meet per allestire un evento decisamente più partecipativo. Bisogna pur arginare le barriere in qualche modo!


D. Il brano arriva dopo il singolo “La scommessa con me stesso” ma, pur essendo il capitolo successivo a questo brano, presenta delle sonorità differenti che abbracciano l’indie pop dal sapore vintage. Anche questa scelta, se vuoi, è,giusto per usare le tue parole, una bella scommessa con te stesso?

R. Assolutamente sì, questa canzone è stata una vera e propria scommessa sia da un punto di vista di arrangiamento che della scelta stilistica del testo, caratterizzato da un’escalation quasi demenziale man mano che prosegue mirata a sottolineare l’inconsistenza di alcune cose che desideriamo.
Considero questobrano il capitolo successivo de “La scommessa con me stesso” perché mette in luce uno dei tanti motivi che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi e di vincere le nostre scommesse, blaterare su ciò che si vorrebbe fare senza mai passare attivamente all’azione.
Questa soluzione di continuità tra i due brani è sottolineata anche in copertina dove sono presenti diverse analogie grafiche con quella del singolo precedente.



D. E, invece, in maniera generica, qual è stato il patto con te stesso che hai deciso di sfidare, riuscendo a spuntarla?

R. Sicuramente quello di riuscire a portare avanti parallelamente gli studi universitari e quelli musicali nonostante il notevole impiego di risorse che entrambi esigono e meritano.
È una scommessa che si rinnova ogni mattina ma che sono sempre pronto a sfidare e un giorno, finalmente, vincere.


D. Lucio Auciello e Mario Villani, fondatori della Luma Records con cui hai pubblicato i tuoi lavori, parlando di te hanno detto che possiedi capacità di scrittura e grande capacità interpretative. Sono parole che ti riempiano di orgoglio,immagino.

R. Assolutamente sì, sono due figure molto conosciute e apprezzate nel panorama salernitano e regionale per le loro competenze, la loro opinione per me vale molto.
Il loro supporto è stato fondamentale nell’arrangiamento dei miei brani, è certamente merito loro se le mie canzoni suonano molto meglio di come le avevo immaginate io all’inizio.


D. L’ambiente indie permette ad artisti giovani come te di raccontarsi senza filtri e di arrivare al pubblico in maniera diretta. E a proposito del pubblico, c’è stato una frase o un comportamento da parte di un fan che ti ha lusingato e allo stesso tempo ti ha lasciato pensare la tua musica era riuscita ad arrivare agli altri?

R. Questa domanda mi fa venire in mente un’altra canzone che mi sta molto a cuore, “Leggera”.
Scrissi questo brano in seguito ad una conversazione al telefono con una mia cara amica omosessuale che, affranta,mi raccontò diversi episodi spiacevoli che le erano capitati dopo aver fatto coming out.
Quando chiudemmo la chiamata mi accorsi di non essere riuscito a consolarla del tutto e questo mi spinse a scrivere in una sola notte una canzone che le ricordasse di non dar peso alle opinioni delle persone, di vivere la vita a pieni polmoni, di sentirsi leggera.
Il giorno dopo glie la feci sentire, si commosse e mi fece notare un particolare a cui non avevo fatto caso: la canzone in realtà era dedicata a tutte le donne, era un invito a non lasciarsi ingabbiare nei pregiudizi, a lottare per la propria libertà. Alla fine della telefonata scherzosamente aggiunse “Carlè, se l’otto marzo non la pubblichi giuro che ti uccido!”.
La pubblicai, e aveva ragione. Il mio messaggio era arrivato ad un sacco di ragazze e di donne che mi hanno ringraziato anche di persona per aver affrontato con i guanti un argomento così delicato. Non c’è niente di più soddisfacente che arrivare dritti al cuore delle persone. 


D. Mai come adesso “del domani non v’è certezza”, ma dato che questo 2020 sta arrivando al termine, hai già pensato al tuo buon proposito per l’anno nuovo?

R. Questo 2020 purtroppo ci sta lasciando con tanto amaro in bocca e molte cose irrisolte, temo che un solo proposito non basterà.
Sicuramente il mio buon proposito costante è quello di continuare a coltivare il sogno che porto avanti da una vita, scrivere canzoni che fungano da rifugio contro gli ostacoli della quotidianità, che portino un sorriso e spensieratezza a chi le ascolta.

 

D.  Per concludere, di “Stupidi vorrei”, cosa vorresti rimanesse in chi lo ascolta?

R. La volontà di uscire fuori dagli schemi, di sentirsi più forti di tutto nonostante tutto e di lasciarsi ogni tanto andare ad un pizzico di sana follia.

 

Il videoclip di “Stupidi vorrei”

 


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Marco Profeta: «"Sono il cattivo" è uno sguardo profondo sul mio passato»


Durante la settimana lo vediamo per le strade a raccogliere i “fox populi” per il programma di Tv8

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Preside vieta a studenti di partecipare a incontro sull’omofobia

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A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Il prossimo 9 maggio lo scrittore e giornalista Maurizio Macaluso, autore, fra gli altri, del romanzo ‘Di Domenica’ (qui la nostra recensione), avrebbe dovuto presenziare al Molino Excelsior di Valderice, nel trapanese, assieme alla collega Ornella Fulco e la psicoterapeuta Fabrizia Sala, per incontrare gli studenti dell’Istituto tecnico turistico Sciascia e Bufalino, per parlare di omofobia. Tutto era quasi pronto, ma, all’ultimo momento, il preside dell’istituto superiore ha ritenuto che l’argomento non fosse adatto per i suoi studenti.
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Nella foto: Maurizio Macaluso
«Con mia grande sorpresa – ha scritto Macaluso sul suo profilo facebook -  ho appreso che il dirigente scolastico non ritiene che tale argomento possa essere proposto all'attenzione e alla riflessione degli studenti.»

L’incontro avrebbe permesso ai ragazzi di partecipare a una concreta occasione di formazione e di dibattito, in cui ognuno avrebbe potuto esprimere liberamente il proprio pensiero sull’argomento e sul libro stesso dell’autore. 
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La decisione del preside, considerando che il bullismo omofobo miete vittime un giorno sì e l’altro pure, appare incomprensibile.

«Quello che, forse, il dirigente scolastico non ha compreso è che l'omofobia - e NON L'OMOSESSUALITÀ - è un problema serio della società. – scrive ancora Macaluso - Nell'ultimo anno sono avvenuti in Italia ben 196 episodi di omofobia. Il 5 aprile, a Roma, un ragazzo omosessuale di vent'anni è stato selvaggiamente picchiato. Nelle settimane scorse un ragazzino di 12 anni, Andrew Leach, si è suicidato a causa dei continui sfottò omofobi ricevuti a scuola. Sono soltanto due dei tanti episodi avvenuti nell'ultimo periodo. E la scuola, dove spesso episodi di omofobia accadono, ha il dovere di fornire gli strumenti per combattere il fenomeno. Mettere la testa sotto la sabbia, fingendo che certe storie non esistano, non aiuta e non è accettabile da parte di chi, se non per passione almeno per ruolo istituzionale, è chiamato ad aprire le menti dei nostri giovani.»

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Valerio Lysander torna con il nuovo singolo Feathers

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A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Valerio Lysander nel videoclip di I'm screwed
Il cantante indie Valerio Lysander torna nelle scene musicali con un nuovo brano dal titolo Feathers, già disponibile su Spotify.
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«È una canzone ce parla della fine di un amore, nell'era in cui la FOMO (Fear of missing out, la paura, soprattutto fra i più giovani, di essere tagliati fuori da qualcosa di grande e di non essere accettati all’interno del gruppo sociale dei cui si vorrebbe far parte, ndb)  regna e abbiamo sempre paura di perdere quello che non stiamo vivendo se ci soffermiamo troppo su una cosa o una persona e così saltiamo da una cosa all'altra, da una persona all'altra, senza approfondire nessuna di queste. Una canzone per tinder praticamente.» racconta a Il mio mondo espanso l’artista romano, che da anni ha scelto l’Inghilterra come seconda casa, per parlare del suo ultimo lavoro.

Feathers è un brano intenso sia nella musica che nel testo. Una canzone in cui il dolore di un amore perduto, di cui ancora non si riescono a dimenticare i ricordi e il viso a cui sono legati, emerge nella sua totalità, trova nella voce di Lysander la giusta sfumatura con cui arrivare a toccare le corde di chi l’ascolta.

TESTO
All the beauty that we used to be
It's over, it's over
Burying flames of our eternity
We're under the burden
Of our little insecurities,
We're like pollen in the wind
Looking for a flower to die on
Wavering in discontent

Flapping wings as we look for another place to land
We're tiring our feathers once again
But as I get rid of broken memories of your face
I feel much lighter

Little clouds of joy that we would breathe
Were what made us blunder
Running hand in hand and carelessly
On our hope we stumbled
Wearing out our sweetest souvenirs
Thrown like petals in the stream
Festival of new lives to plunge in
In which you're a distant dream

Flapping wings as I look for a better place to land
I’m tiring my feathers once again
But as I get rid of broken memories of your face
I feel much lighter
I'm lighter, I'm lighter...

I would have rested peacefully
Until the breeze would call me forth
While snow is falling on this grief
I'm walking to my own bright sun
So why should I be looking back at you, now?

Flapping wings as we look for another place to land
We're tiring our feathers once again
But as I get rid of broken memories of your face
I feel much lighter
Flapping wings as I look for a better place to land
I’m tiring my feathers once again
But as I get rid of broken memories of your face
I feel much lighter

I'm lighter, I'm lighter...
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Valerio Lysander nel videoclip di I'm screwed
Feathers, di cui presto sarà rilasciato il videoclip ufficiale, è il quarto singolo che anticipa l’uscita di brani inediti a cui Lysande sta lavorando e arriva dopo i bani I’m screwed, di cui potete vedere il video di seguito, Cotton e Ryan.

VIDEOCLIP DI I’M SCREWED
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Picchiato nel salernitano perché gay. Tredicenne immobilizzato e palpeggiato dai compagni di scuola

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A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani

«Si aggiorna ormai con una frequenza allarmante l'elenco dei ragazzi e delle ragazze che in ogni parte del Paese finisco nel mirino di bulli e baby gang, diventando bersagli di violenze ed emarginazione» Sono le parole con cui Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay ha commentato un nuovo caso di violenza a stampo omofobo ai danni di un ragazzo di soli tredici anni avvenuto a Scafati, in provincia di Salerno.
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Secondo quanto riporta il quotidiano La Città, sabato scorso il ragazzino è stato accerchiato da un gruppo di compagni di scuola, che vedendolo gli si sono avvicinati, obbligandolo a seguirlo all’interno della Villa comunale, in quel momento chiusa, dove si è consumata la violenza.  

Gli aggressori non soltanto lo hanno offeso con frasi omofobe, ma dicevano al giovane a vergognarsi per quei suoi atteggiamenti effeminati. Non contenti, lo hanno schiaffeggiato e immobilizzato, palpeggiandolo, in fine, nel basso ventre.

Tornato a casa, ancora scosso e spaventato, il tredicenne ha raccontato tutto alla madre, che si è rivolta ai carabinieri per denunciare il tutto.
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«L'unico antidoto a questa deriva è l'educazione alle differenze.» - ha continuato il segretario di Arcigay, prima di scagliare il dito contro la politica - «Dietro al dolore e all'indignazione che tutta la politica esprime a commento di questi fatti, c'è un pezzo di quella stessa politica, trasversale a partiti e a schieramenti, che metodicamente ostacola i progetti che tante associazioni come la nostra portano avanti nelle scuole.».
Fonte: Republica.it
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