Racconti di vita... gay: Anomino (per adesso)



Prefazione: Paolo Vanacore
Copertina di e con Giovanni Trapani
Casa Editrice: Tempesta editore
Prezzo: 15,00 Euro




Se anche tu vuoi condivide la tua storia, mandala via e-mail a raccontidivitagay@hotmail.it e cosรฌ potrai leggerla su il mio mondo espanso e far confrontare chi legge e perchรฉ no, confrontarti tu in prima persona


    Prologo   
   Sono contento di poter riprendere sin da questa settimana una delle rubriche a cui tengo molto, e lo faccio con una storia, un po' lunga, ma che racchiude in se' tutti i passaggi di un'adolescenza passata a cercare di capirsi. Una storia che racconta tutte le fasi della sua crescita, segnata da tanti episodi tristi, fino ai giorni nostri, in cui chi scrive, vive serenamente, pur avendo alcune difficoltร . Prima di lasciarvi fatemi ringraziare di vero questo questo ragazzo, che per adesso preferisce l'anonimato, per aver accettato di mettere al servizio di tutti, la sua esperienza.
Francesco Sansone

    Racconti di vita... gay   
Locandina realizzata da
 tutti i diritti riservati

Anonimo (per adesso)

   Salve, quasi non so come cominciare nonostante dovrei avere dimestichezza con questo genere di cose. Come per la  maggior parte delle persone, la mia storia, o il mio racconto di vita, inizia nell' incomprensione, nella solitudine , nella ricerca di me stesso.

   Sono nato in un paese nรฉ molto piccolo e nรฉ molto grande. Sono il primo di 5 figli, di cui 4 maschi ed 1 femmina. I miei genitori...bene che dire ... fino alla mia adolescenza ho sempre sentito mamma come un'amica, forse perchรฉ in un certo senso avendomi avuto a 18 anni siamo cresciuti un po' insieme e sentivo che potevo trovare in lei tutto quello che mi serviva, mentre mio padre, essendo nato in una famiglia fortemente patriarcale ha sempre cercato, cosรฌ come i suoi fratelli e sorelle, di emulare mio nonno, ma con scarsi risultati. Con lui non ho mai parlato molto e per anni il massimo dei nostri discorsi (quando non litigavamo) si limitavano in sue richieste/ordini tipo “vammi a prendere un pacchetto di malboro” o “vai a fare questa commissione”. Cominciata l’adolescenza, con mio padre si litigava per le cose piรน stupide; dal mio essere troppo aggraziato (sul quale ho una teoria tutta mia) ai miei capelli che, come diceva una canzone degli articolo 31, o erano troppo lunghi o erano troppo corti. Comunque รจ meglio tornare dopo sulla questione padre-figlio e soffermarci per ora sulla questione vita di paese.
   Come si sa la vita in un piccolo centro, quando la maggior parte dei ragazzini sono o sembrano differenti da te, รจ molto difficile. I miei problemi con l' omosessualitร  sono cominciati alle scuole medie - quanto possono essere cattivi dei bambini. Alle medie ho subito veramente di tutto, ma le cose che piรน mi sono rimaste imprese sono state:

 Lancio di fialette puzzolenti addosso

 Lancio di uova addosso

 Il mio adorato “sottobanco”, che poverino non so dove si รจ decomposto, mi รจ stato rubato il primo mese del terzo anno e sotterrato in qualche terreno sperduto.

 I litigi continui (ho perso il conto di quante volte ho fatto a botte)

 I sopranomi, non vi dico quanto odio il nome Jennifer

 La parola omosessuale che mi รจ stata detta in tutte le sue varianti piรน divertenti e dispregiative.

 Il furto e la distruzione di tutti i miei disegni.

 Ma la migliore รจ stata quella che forse mi ha lasciato un segno che non dimenticherรฒ mai, lo ricordo come se fosse ora. Era l'ora di italiano ed io chiesi alla prof. di italiano di andare in bagno. Entrai e mi chinai alla fontanella per bere, ad un certo punto sentii prendere da dietro, erano in due, quello che mi prese da dietro mi bloccรฒ le braccia dietro la testa e mi manteneva strettissimo, mentre l'altro incominciรฒ a darmi cosรฌ tanti pugni nello stomaco da stordirmi e da farmi sembrare quel tempo un eternitร . Quando uscirono dal bagno rientrai in classe, chino e dolorante, con il volto pieno di lacrime non per il dolore ma per la rabbia per non essermi difeso. ricordo il silenzio che cadde al mio ingresso in classe, la professoressa mi guardรฒ come se avesse capito, tutti mi fissavano in rigoroso silenzio, ma ad un tratto questo fu rotto dalla risata isterica di tutti, divertiti dal fatto che ancora una volta si erano divertiti sulle mie ossa. Una sola persona non rideva la mia amica Licia che perรฒ non si poteva alzare nรฉ poteva parlarmi visto che in classe vigeva una regola ferrea, se mi si rivolgeva la parola si veniva picchiati. In strada, mentre tornavo a casa, quasi non proferii parola. Seguivo solo mio fratello minore che mi chiedeva cosa avessi, ma con scarsi risultati. Varcato la porta di casa, ero insicuro se dirlo o no a mio padre - forse perchรฉ conoscevo la sua politica di allora – perรฒ, in un certo qual modo, speravo che capisse. Mi sedetti alla sua destra - mia madre era in piedi dietro di me -, mentre un amico di papร , che come tutti i giorni era venuto a farci visita, era seduto di fronte a me ...

- Papร  mi hanno picchiato a scuola...

- Ceffone e risposta : e mazzat a cas nun'z portn. In effetti la vecchia politica di mio padre non era molto pacifica, tutt’altro. Praticamente secondo lui se capitava che si litigasse non bisognava dirlo a casa perchรฉ “le botte a casa non si portano, se loro te le suonano, tu gliele devi suonare piรน forte”. Al che mamma - tanto per cambiare - litigรฒ con papร  per colpa mia ed anche l'amico, che aveva cercato di giustificarmi, si pigliรฒ, come si dice dalle mie parti, un cazziatone. Ero molto arrabbiato per come andava la mia vita, ma cosa peggiore ero arrabbiato con chi mi additava come omosessuale, non per altro, ma semplicemente perchรฉ pensavo: Non so io se lo sono come fanno a saperlo gli altri. In ogni caso questo mio ragionamento รจ stato il precedente di anni nei quali mi sono odiato e mi sforzavo di andare con le ragazze per essere come gli altri, per essere come volevano gli altri.

   Passata la scuola media finalmente ero arrivato alle superiori, peccato, perรฒ, che ero arrivato dove non volevo stare. Io amavo disegnare, mi sentivo a mio agio solo con una matita in mano, ma mio padre non ne voleva sapere di mandarmi in una scuola lontana da casa, quindi decisero che io dovevo frequentare il liceo scientifico. A quel punto i litigi con mio padre aumentarono e mia madre, poverina, si trovava sempre tra due fuochi. Andavo male a scuola e da qualche tempo avevo cominciato ad andare a letto con una persona a me molto vicina e di conseguenza aumentava il mio disgusto nei miei confronti. Pensavo di sbagliare andando a letto con una persona del mio stesso sesso e di conseguenze passavo ore davanti allo specchio a piangere e a sputare nel mio riflesso. Mi sentivo cosรฌ in colpa e ad un certo punto incominciai a sentire il bisogno di punire i miei sbagli. Papร  non faceva altro che prendermi a botte - ogni scusa era buona - ed io mi sentivo sempre piรน uno schifo e fu a quel punto che cominciai a punirmi. Le mie braccia oggi portano decine e decine di cicatrici nascoste solo dalla peluria. Cominciai con una penna che avevo in tasca, la presi e con tutta la forza che avevo me la ficcai in un braccio. Poi passai alle forbici, ai coltelli e a tutto quello che trovavo, non mi fraintendete non provavo sollievo anzi... solo pensavo che avessero ragione gli altri.
   Fu un crescendo di cose, ed in un attimo mi ritrovai con un' asciugamano arrotolato intorno alla gola, ci provavo di continuo, vedevo allo specchio il mio volto che lentamente cambiava colore,r osso poi lentamente viola per poi arrivare quasi al blu. L' ultima volta che ci provai, mi fu quasi fatale; mi fermai solo perchรฉ vidi sulla mensola del bagno i pantaloni del mio fratellino, la persona che piรน mi era cara(ho sempre tenuto a lui come ad un figlio piรน che come ad un fratello). Ricordo che uscito dal bagno, mamma mi guardรฒ il volto e mi chiese cosa avessi fatto, logicamente mi erano scoppiati un casino di capillari sulla faccia ed ero livido, ma le bastรฒ come risposta “ho litigato con Raffaele” (il primo dei miei fratelli). Quando toccai il fondo tentando di impiccarmi cominciai a capire che mi serviva aiuto, specialmente perchรฉ non mi sarei fermato se non avessi rivolto gli occhi alla mensola e cosรฌ chiesi alla prof. di latino di far venire una psicologa apposta per me a scuola e di non farne parola con i miei genitori. La psicologa cominciรฒ a consigliarmi di denunciare il tutto e nel frattempo i professori avevano portato all' esasperazione mia madre che decise finalmente di togliermi dalla scuola. Io non vidi mai piรน la psicologa e tutto cadde nel vuoto. Nel frattempo papร  decise di non parlarmi piรน perchรฉ lo avevo deluso e mi costringeva a stare con lui nel posto che piรน odiavo: la sua macelleria di famiglia. Dopo qualche mese si convinse, grazie a mi madre ed ad altre persone, che sarei dovuto andare alla scuola che mi piaceva. In quell' occasione mi diede un bacio sulla guancia e mi disse che mi voleva bene, non lo dimenticherรฒ mai.

   La scuola nuova mi piaceva un casino sono stati anni bellissimi. A detta degli altri, diventavo sempre piรน bello, (era magnifico sentirsi voluto dagli altri) e in contemporanea mi invaghii perdutamente del miglior amico di mio fratello. Questo ragazzo perรฒ ha sempre avuto un rapporto molto strano con me, addirittura si rifiutava di passare tempo solo con me per paura che la gente potesse pensare male. Sono stati quasi 10 anni di sguardi, ammiccamenti e di frasi non dette e, purtroppo o per fortuna, quando sono state dette uno dei due si รจ rifiutato (precisamente una volta ciascuno). Tuttavia continuavo ad interessarmi anche alle ragazze e cosรฌ persi la testa perdutamente anche per una ragazza. L' unica a sapere di questa mia bisessualitร  in quegli anni era la mia amica Anna. Avevo cosรฌ tanta voglia di dire a qualcuno come ero che approfittai del “santo” gioco obbligo o veritร . Sapevo, conoscendola, che qualunque cosa avessi detto lei l'avrebbe replicata, ergo le chiesi :

Sei mai stata con una donna?

E lei giustamente mi rispose “NO”

Poi lei replicรฒ sei mai stato con un uomo ?

Il mio si secco e deciso non le fece muovere un ciglio si limitรฒ ad un “ok”.

   Mi sentivo finalmente quasi felice. Qualcuno finalmente sapeva di me, e la gita scolastica a Palermo che ne venne dopo aiutรฒ fortemente il mio ego. Mi sentivo leggermente meglio, volevo gridarlo al mondo. Mi ricordo che in quell'occasione vidi un ragazzo per strada che mi piaceva molto ed io pur di attirare la sua attenzione alzando la voce per strada dissi io sono bisessuale, la risposta che mi diede non fu delle piรน felici, infatti mi rispose “E chi se ne frega”, dopotutto non tutti potevano dirmi si. Infatti quei pochi "2 di picche" che ho preso tanto mi hanno sconvolto che me li ricordo tutti. In quell'occasione dopo un brutto litigio dissi per sempre addio alla ragazza che mi piaceva, queste cottarelle adolescenziali...

   Quando finรฌ la scuola e mi iscrissi all'accademia delle belle arti, entrai in un nuovo mondo. Mi piaceva, perรฒ quella situazione di bisessualitร  iniziava a starmi sempre piรน stretta da portarmi a non toccare piรน cibo , ma nonostante questo continuavo imperterrito ad andare a letto anche con le ragazze oltre che con i ragazzi. La mia migliore amica cercava di farmi mangiare a forza ma io continuavo a desistere. Devo molto alla mia amica Ida, che continuava a sostenermi anche nei litigi con mio padre che non sono smessi neppure in quegli anni. In quel periodo mi costringeva di continuo a tagliare i capelli; ricordo che l' ultima volta che l' ho ha fatto sono entrato in macelleria con una ciocca dei miei capelli e, dopo avergliela messa sul bancone, me ne sono uscito con una di quelle bellissime frasi ad effetto che a noi gay piacciono tanto: Con questi ti sei preso gli ultimi brandelli della mia dignitร . In ogni caso รจ meglio non soffermarmi troppo su queste storie se no non la finisco piรน, vi accenno solo che nel mio periodo dark un muratore che stava facendo dei lavori in strada ferma mio padre e gli chiede: Scusate ma quella persona che sta venendo verso di noi รจ maschio o femmina? (Ma chiederlo a quello che gli stava alla sinistra no?) Avevo (ho) un viso androgino e odiavo (odio) esserlo, ora faccio crescere la barba...

   Tornando alla vita in accademia, mi sembrava di essere a casa, era il covo delle diversitร . Incontrai un uomo, che ancora oggi sento vicino, che diventรฒ mio amico e ottimo confidente, che mi faceva accettare pian piano quella parte di me che amava andare con i ragazzi. ”Papร  Antonio”, il mio amico, era sempre molto solare e, in un certo senso, spesso mi rispecchiavo in lui. Diceva che la bisessualitร  non esisteva e che tutte le persone che dicevano di esserlo, semplicemente, non avevano il coraggio di essere a pieno quello che erano. Sapevo che aveva ragione nel mio caso, ma non riuscii ad ammetterlo o almeno non ci riuscii fino a qualche anno fa' ...
   In ogni modo sebbene conducessi una vita ambivalente che tenevo ben nascosta in casa, le cose con i miei sembravano andare quasi meglio, mi bastava non dire niente. Mamma giร  da anni aveva smesso di essere la mia confidente, forse centrava anche l’avermi costretto a troncare una relazione con una ragazza anni prima. In effetti riuscivo a cacciarmi sempre in situazioni assurde. Mi ero fidanzato con una ragazza che faceva parte della famiglia complice degli uomini che avevano ammazzato il cugino di mia madre. In ogni caso in quell' occasione decisi che non avrebbe mai piรน saputo niente della mia vita.

   Quando vinsi l'Erasmus, il cammino verso la totale accettazione della mia omosessualitร  stava per concludersi. Li, in Spagna, sotto la pioggia nell'orto di Callisto e Melibea, tutto รจ cambiato... La vita li sembrava tanto differente. Tutti vedono l' Erasmus come una manna dal cielo, io sono riuscito a prenderne la parte piรน problematica. Ah non dico che non mi sia piaciuto, ma, almeno che qualcuno non abbia un problema, non so se riesca a prendere coscienza del modo di ragionare di alcune persone spagnole. Non mi si fraintenda, io non generalizzo, ma gli amici bastardi li ho trovati tutti io, davanti ai problemi sono sempre andati via tutti. Incominciai ad uscire con un ragazzo che mi prese in giro, avendomi fatto diventare “l'altro” a mia insaputa e, dopo che mi lasciรฒ, forse perchรฉ non c’ero abituato (visto che non mi era mai successo) scatenรฒ qualcosa nel mio orgoglio e quindi decisi di vendicarmi. Non ero certo una perla di ragazzo e mi ricordo esattamente quello che pensai: lui mi ha mollato, beh io questa sera mi faccio la sua amica davanti a lui.
   Quella sera, dopo aver bevuto un casino, mentre ballavo con la sua amica, mi sentii strano; la baciavo privo di emozioni. Per la prima volta, forse per via dell'alcol o forse per le luci e per la musica che andava sempre piรน forte, mi sentivo fuori posto anche avendo tutta la libertร  che mi serviva; quello che stavo facendo non mi apparteneva, il baciare una ragazza non mi apparteneva. Mi fermai e penso di aver detto: sono – sono gay. Chiaramente lei non mi sentรฌ. La stroncai mesi dopo, quando mi fece ubriacare e cercรฒ di portarmi a letto ed io le dissi: vedi nel momento in cui ti ho baciato ho capito di essere gay.
   In ogni caso tornando a quella sera, andai a casa, ma svenni sul pianerottolo del palazzo e quando mi ripresi andai a cercare il ragazzo che mi aveva fatto fare “l'altro”. Pensavo che fosse l'unica persona che poteva capirmi, era l'unica persona gay dichiarato che conoscessi in quel posto. Bussai alla porta e si affacciรฒ la sorella della mia coinquilina (era sua amica), che tra le altre cose mi odiava a morte per un motivo assurdo. Non consiglio a nessuno di diventare amico di una Wiccana fissata, infatti io credo nel sopranaturale ma lei era assurda, accendeva una candela e faceva un rituale per ogni cosa, penso anche per andare in bagno. Diceva che, siccome in una vita precedente aveva fatto molto male, ora si doveva redimere e io le ero nocivo perchรฉ attiravo negativitร , ergo era meglio smettere di frequentarmi. In ogni caso, dopo che le dissi che ero svenuto non so nemmeno io per quanto tempo e se potevo salire, le spiegai che avevo solo bisogno di parlare con qualcuno e che non avevo secondi fini, semplicemente mi serviva una faccia amica. Mi sbatterono letteralmente la porta in faccia. Intanto fuori aveva iniziato a piovere ed io volevo andare in un posto che mi potesse dare sollievo e incominciai a camminare sotto la pioggia e fradicio arrivai in un giardino, lo chiamavano il giardino degli amanti “el uerto de Calisto e Melibea” i Romeo e Giulietta spagnoli per farvi capire, che non potendo stare insieme si erano gettati dalle mura del giardino. Restai lรฌ sotto la pioggia per due giorni, ed intanto cominciai a prendere coscienza del tutto. I pensieri cominciarono ad affollarsi nella mente incontenibili, erano cosรฌ tanti che nemmeno riuscivo a respirare, dubbi su dubbi, paure su paure, non avrรฒ mai dei figli! Quanto mi faceva soffrire questa cosa. Poi incominciai a pensare a come fare; io non ero il tipo che si nascondeva, e sapendo quanto fosse omofobica la mia famiglia, sarebbe stato un problema. Tutto andava in contrapposizione e continuai a piangere ininterrottamente, non capivo se fosse un inizio o fosse la fine. Preso dal panico feci uno squillo all' unica persona che mi venne in mente, mia zia, a cui ho sempre voluto un bene dell' anima e che ha sempre aveva sospettato della mia alteritร . Mi chiamรฒ subito e ricordo che prima della mia partenza mi diede una lettera dove mi diceva che io avrei sempre potuto contare su di lei ovunque mi trovassi e qualunque fosse stata la mia scelta di vita. A telefono mi disse che si sarebbe risolto tutto e che se volevo lo avrebbe detto lei a mia madre, le risposi di no e dopo aver riattaccato restai lรฌ nel giardino seduto sotto al salice cercando di smettere di singhiozzare... Dopo qualche giorno incominciai ad essere piรน sereno, tornai a casa per il Natale e cercai di lanciare delle frecciatine a mia madre che purtroppo non capiva o forse non voleva capire, l' unica persona a capirmi, stranamente oltre alla mia amica, era la mia sorellina che per quanto fosse piccola recepiva tutto e si dimostrava spesso come una vera e propria adulta, ed anche se non lo aveva detto palesemente aveva capito ogni cosa. Ripartito per la Spagna ricominciai ad avere qualche storiella, e senza muovere nemmeno un dito “o altro “ ho sfasciato una coppia e, pensate un po’, un matrimonio gay, ma questo non ebbe ripercussione alcuna sulla mia vita in quanto erano solo incidenti di percorso. L'avvenimento che fece venire a conoscenza i miei genitori di tutto, fu la storia con un povero duca che aveva perso tutte le sue proprietร  per colpa del patrigno. Diceva di amarmi ed anche io ero perso di lui a tal punto che addirittura cascai come una pera cotta quanto mi disse che avrebbe voluto sposarmi. Mi sentii in dovere quindi di informare i miei di un’eventuale permanenza in Spagna. A telefono mia madre era in lacrime e io non dissi niente, singhiozzavo solo. Le lacrime furono rotte solo dalla mia frase “non รจ colpa mia”. La risposta di mia madre fu istintiva, disse: "tranquillo". Dopo di che piangemmo entrambi e dopo una specie di chiacchierata fatta da mezze frasi e mie varie suppliche di non dire niente a papร  attaccammo il telefono. La mia relazione continuava e siccome l' eventualitร  di restare in Spagna si faceva sempre piรน forte e i litigi con mamma per questa mia permanenza aumentavano, venne il momento in cui mamma diede la cornetta del telefono a mio padre e decise di far parlare lui visto che sia lei che zia non riuscivano a convincermi a lasciare tutto e a tornare. Papร  sapeva tutto, ed io ne ero sconvolto. Mamma a furia di mantenere questo segreto troppo grande per lei, si era fatta venire l'ulcera e ci stava troppo male e di conseguenza si era sbottonata. A differenza di quello che pensavo, mio padre mi fece un discorso che non mi sarei mai aspettato:

Io ti voglio bene, tu sei il mio sangue tu sei la mia vita, a te ti ho fatto io. Tu per me sei come il mio diamante, sei una pietra preziosa e come tale non mi va che un' altro uomo ti tocchi.

   Intanto io continuavo a chiedergli “scusa”, mi sentivo colpevole di nuovo per come ero, ma questa volta avevo deciso che non avrei anteposto il loro volermi etero alla mia felicitร . In effetti il discorso di mio padre che ormai non era quasi piรน nei miei confronti il padre padrone che avevo sempre avuto, voleva dire che potevo essere gay ma non voleva che nessun uomo mi toccasse. Mi sono sempre chiesto se non ci fosse stata la paura che io non fossi piรน tornato in Italia come sarebbe andato il tutto.Papร  sapeva tutto e non mi aveva trattato come avevo immaginato.
 
   Ero felice perรฒ sembrava tutto troppo bello per essere vero e quindi toccรฒ anche a me il morbillo dell' amore, come si dice le corna sono come il morbillo le dobbiamo prendere tutti prima o poi , beh io ne fui il principe, si puรฒ dire che il signor duca mi avesse tradito con qualsiasi cosa respirasse compresi i miei due amici, non dico che non me ne fossi accorto, forse solo non ci volevo credere. La notte che ne ebbi la conferma, dopo aver visto decine di messaggi sul suo telefonino, non riuscii a dormire, lui per l' ennesima volta dopo una giornata di lavoro ed una notte passata a festeggiare, era crollato sul letto. Ricordo che mi alzai dal divano e mi misi a fissarlo sulla porta della nostra camera da letto. Erano giร  le 4 ed io ero stanco di tutto, ad un tratto mi girai alla mia destra e notai il mio autoritratto, che mi avevano fatto fare in facoltร . Io sempre cosรฌ superbo, ero ridotto ad uno straccio; non mantenni la situazione e mi decisi in fretta e furia, mentre lui dormiva, preparai le valigie e presi uno solo dei miei quadri. Lasciai lรฌ l’autoritratto, non so perchรฉ, ma non mi andava di portarlo con me. Sul tavolo della sala da pranzo lasciai un biglietto dove avevo scritto:

ieri ti amavo , oggi ti vedo per il bugiardo che sei

Dissi addio alle mie gatte e in silenzio uscii dalla porta e mi incamminai verso la cittร , passai a piedi il ponte ed andai da un'amica che aveva internet per prenotare i biglietti e cosi scappai dalla Spagna che, per la legge delle contrapposizioni, dopo avermi fatto il regalo di farmi capire chi ero, mi aveva umiliato distruggendo un sogno. Il tradimento รจ una bruttissima feritร . Tornato a casa, mio padre, anche se con scarsi risultati, cercava di rimettermi il guinzaglio, ma purtroppo piรน lui tirava e piรน io scappavo. Era venuto il momento anche per me del vero confronto, quello tra me e i miei genitori sul mio essere gay. Mi portarono anche da un prete, che non credo si aspettasse che qualcuno lo potesse contraddire cosรฌ tanto, in ogni caso li misi cosรฌ alle strette da far capire a tutti che non sarai mai cambiato. A parte mia sorella, i miei fratelli ebbero reazioni negative quando hanno scoperto il mio essere gay, ma non li condanno per questo, mi vogliono bene ed รจ difficile per loro confrontarsi con qualcosa che si รจ sempre deriso in casa propria. Una sola cosa sembrava piacere a tutti i miei famigliari; prima che io mi accettassi a pieno, ero spesso effemminato in qualcosa, pur non sentendomi una donna mancata. La consapevolezza ed il non dover nascondermi, mi rese naturale a tal punto da farmi essere come veramente ero dentro, piรน non volevo essere effemminato per sembrare etero e piรน lo sembravo, ora che ero gay quel tratto di me stranamente non c' era piรน.

   Oggi quasi 5 anni dopo tutto sembra essere andato a posto. Sono un semplice ragazzo che ama i ragazzi, sono fidanzato da quasi 4 anni e convivo felicemente con la persona che, tra alti e bassi, mi ha cambiato la vita, ed anche se convivo con lui ed i suoi genitori sessantenni e spesso vorrei scappare, non posso far almeno di essere felice. Sono gay e sono felice con quel ragazzo che molti anni prima mi colpii passeggiando in giro in gita con la scuola tra le strade di Palermo e che quando dissi: “sono bisessuale”, mi rispose “E chi se ne frega”. Anche con i miei i rapporti si sono aggiustati, anzi adesso stravedono per il mio compagno e specialmente mia nonna ne va pazza.

Prima tutto sembrava duro perchรฉ, spesso, chi mi additava si dimenticava che io ero anche tante altre cose, รจ vero ero e sono gay ma prima di tutto SONO IO ...

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Un nuovo mondo - Ventiquattresima Puntata


Nelle puntate precedenti

Dopo essere rientrati dalle vacanze Fabrizio e Andrea hanno sostenuto il test d’ammissione all’universitร . Mentre Fabrizio รจ riuscito ad entrare nel corso di laurea, Andrea non ce l’ha fatta. La sera parlandone con Luca, questo gli propone di andare a parlare con il suo responsabile del negozio per farsi assumere come commesso. Finita la cena i due fidanzati tornano a casa, ma Fabrizio avverte che in Andrea qualcosa non va. La mattina del colloquio Andrea riceve la visita a casa di Luca il quale gli fa notare il suo atteggiamento sbagliato nei confronti di Fabrizio avuto la sera precedente a tavola.

- Devi chiedere scusa a Fabrizio. Sei stato scortese con lui

- Lo so infatti gli ho mandato un sms con le mie scuse

- Forse un semplice sms non basta questa volta

Finita la conversazione i due vanno al negozio e Matteo, il capo di Luca vedendo Andrea lo assume subito e il ragazzo inizia a lavorare quel giorno stesso. In piรน dovrร  restare anche dopo la chiusura per pulire il negozio.

- Ma Matteo non รจ meglio se inizia dalla settimana prossima? Il ragazzo aveva giร  degli impegni

- Se non gli sta bene non so se lunedรฌ il posto sia ancora libero.

- Luca non ci sono problemi. Matteo conta su di me, sarรฒ dei vostri. Fabrizio capirร . Magari a pranzo gli mando un sms

- Andrea, pensa bene a quello che fai.

Un nuovo mondo



Locandina realizzata da Giovanni Trapani

 
Ventiquattresima Puntata




Fabrizio

Ore 12:00

“Amore scusa se mi faccio sentire solo ora. Ho lavorato tutto la mattina. Hai capito bene, LA- VO-RA-TO. Mi hanno assunto. Stasera finisco a mezzanotte, ma credo che sarรฒ stanco. Ti spiace se vado direttamente a casa mia? ฤ– piรน vicina al negozio. Ci vediamo direttamente domani mattina? Fammi sapere e sii felice per me. Ti amo.”

“ :)  Sono felice per te amore. Buon lavoro a domani. Ti amo”



Quando ho letto il messaggio ero davvero felice per Andrea e anche se non l’avrei visto per tutto il giorno la cosa non mi pesava perchรฉ sapevo che lui era felice.

- Tesoro, noi andiamo?

- Ok mamma. Divertitevi.

- Andrea a che ora arriva?

- Andrea … Andrea arriva tra mezz’ora.

- Bene! Allora buona giornata.

- Anche a te

- Ciao campione

- Ciao pa’



Ho chiuso la porta e sono rimasto lรฌ, con le spalle appoggiate contro di essa, mentre quella brutta sensazione continuava a sovrastarmi. Mi sono messo a cucinare qualcosa, anche se l’idea di mangiare da solo non mi รจ mai andata a genio. Ho sempre trovato il mangiare da solo, la cosa piรน triste che una persona possa fare, eppure adesso mi ci trovavo costretto pure io. Ho acceso la tv e dopo un po’ di zapping, sono stato catturato da una discussione fra due contendenti. Mentre con le orecchie ascoltato la causa, continuavo a cucinare. Stavo per buttare la pasta nella pentola quando sento suonare il campanello di casa.

- Chi sarร ? – mi sono domandato, sperando che si trattasse di Andrea.

- Ciao Fabrizio, posso?

- E tu che ci fai qui?

- Ma ti ho disturbato?

- No per niente, entra pure. ฤ– che non mi aspettavo fossi tu

- In effetti hai ragione รจ da un po’ che non ci si vede. Come va?

- Tutto bene, grazie.

- Ma stavi per mangiare? Dai allora vado

- No, aspetta … se non hai altri impegni, puoi restare qua e mangiare due penne con me.

- Ma non so se …

- Davvero mi farebbe piacere

- Se dici cosรฌ .. allora accetto.

- Perfetto. Vieni accomodati. Allora come mai sei venuto a trovarmi?

- Perchรฉ ho saputo che sei entrato a psicologia.

- Sรฌ รจ vero e tu come lo sai?

- Perchรฉ anch’io ci sono riuscito

- Davvero? Quindi hai fatto pure tu i test?

- Sรฌ lo stesso giorno in cui lo avete fatto tu e Andrea?

- E perchรฉ non se venuto a salutarci?

- Lo sai con Andrea non ho mai avuto un gran rapporto e anche se facevamo parte della stessa squadra di pallavolo, non c’รจ mai stata confidenza. E anche con te ultimamente i rapporti s’erano un po’ freddati.

- Ma che dici?

- Sรฌ, forse non te ne rendevi conto, perรฒ ormai parlavi poco e niente con tutti noi.

- Beh, forse hai un po’ ragione Daniel.

Daniel รจ stato il primo compagno con cui io e Andrea avevamo parlato il giorno in cui entrammo in squadra anche perchรฉ in quanto capitano, ci diede il benvenuto. Daniele รจ un bel ragazzo alto piรน o meno 1,80 carnagione scura con capelli neri come il carbone e occhi celesti, ma che diventano ghiaccio con le lentine colorate. In effetti dopo tutto quello che abbiamo passato io e Andrea, ci eravamo un po’ allontanati dal resto della squadra e a causa dell’incidente non partecipammo neppure alle ultime partite di campionato e alla maturitร  ci salutammo semplicemente dicendo quel “ci vediamo” ma che in realtร  era un modo carino per dirsi “a mai piรน”.

- Ad ogni modo sono qui per chiederti una cosa

- Dimmi pure

- Considerando che settimana prossima iniziano le lezioni all’universitร , ti andrebbe di andarci assieme? Sai รจ per non sentirsi dei pesci fuori dall’acqua. Almeno in due dovrebbe essere piรน facile, non credi?

- Sรฌ! Ci sto. Mi credi se ti dico che pure io avevo un po’ di timore.

- Beh adesso non avere piรน timore. Ci sono qui io pronto a difenderti dai male intenzionati – e detto questo รจ scoppiato a ridere e io con lui. Per qualche istante avevo dimenticato quell’angoscia che mi pesava. – Allora questa pasta รจ pronta?

- Sรฌ! Dammi il piatto … - e me lo avvicinรฒ - ecco, questa รจ per te!

- Che odore, sembra buona – dicendolo ha preso una penna e l’ha messa in bocca – rettifico: ฤ– buona per davvero.

- Grazie.

Mentre mangiavamo ci siamo messi a parlare della fine del campionato e delle vacanze.

- Io e Andrea siamo partiti con altri due amici, tu invece?

- Sono stato dai miei parenti

- Ti sei divertito?

- Sรฌ e poi …

- E poi cosa?

- Ho fatto un’esperienza assurda?

- Ah, sรฌ? E quale?

- Una di quelle che non ti aspetti di fare mai nella vita e che ti fanno capire molte cose.



Continua …

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Numero Zer19

***
Ci sono caduto anch'io

Frase con cui ho inaugurato,costretto dal mio team, la mia pagina fb.
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Racconti Brevi - Riflesso

    Prologo   
   Oggi amaramente non  posso postare nessun racconto di vita gay per motivi che possono esservi palesemente evidenti, tuttavia non vi privo del terzo appuntamento settimanale de Il mio mondo espanso e quindi da oggi, e per tutte le volte che non avrรฒ storie vere da condividere, ho deciso di occupare lo spazio del giovedรฌ con dei racconti brevi, che vengono presentati da una locandina realizzata sempre da Giovy, anche se inizialmente destinata per un altro progetto.  Saranno dei racconti con personaggi e contenuti piรน maturi, con atmosfere diverse da quelle a cui vi ho abituato con i Racconti d'Estate, con storie piรน intimiste e a tratti scure.
Prima di lasciarvi, lasciatemi ricordare perรฒ l'e-mail dove inviare i vostri racconti di vita,  importanti per molti di voi e i dati relative alle visite ricevute e i commenti e i messaggi lasciatemi, lo dimostrano.
Allora ricordate raccontidivitagay@hotmail.it

Buona lettura

Francesco Sansone

    Racconti Brevi   




    Riflesso   

   Ogni giorno appena sveglio, vado direttamente in bagno per liberarmi dall’urina raccolta durante le ore di sonno. Mi soffermo allo specchio e il riflesso mostra un volto non mio, un volto che non conosco o semplicemente non ho mai imparato a conoscere. Rialzo gli slip e i pantaloni del pigiama di seta rosso e vado verso il letto. Mia moglie sta ancora dormendo. Ci siamo sposati tanti anni fa ormai, eppure io non riesco a vederla come vorrei, come lei vorrebbe che io la vedessi. Eravamo giovani quando ci siamo uniti in matrimonio. Io avevo poco piรน di vent’anni e lei appena diciotto. Ci conoscemmo per caso una sera. Io ero ubriaco – capitava spesso che bevessi fino a perdere il totale controllo di me, per poter schiacciare certi pensieri, certe pulsioni, certi sentimenti verso chi non si potevano provare - e un po’ per gioco e un po’ perchรฉ veramente non ero in me, siamo finiti a letto. Non sapevamo neppure chi eravamo, perรฒ quell’unico incontro ha segnato il nostro destino. Per ironia della sorte รจ rimasta incinta. I miei genitori erano felici perchรฉ avevo finalmente dimostrato loro che ero normale e  hanno potuto dimostrare ai parenti e ai vicini che il loro unico figlio non era un frocio come dicevano. Ci fu il matrimonio. Ci fu la nascita della mia piccola principessa. Ci furono tanti anni di identitร  personale tenuta nel buio. Taciuta.


- Buongiorno amore mio? Perchรฉ mi fissi mentre dormo?

- Cosรฌ

- Tutto a posto?

- Sรฌ, come sempre.

- Ti faccio il caffรจ.

- No! Stai a letto. Lo faccio io

- Davvero, non ti preoccupare, ci penso io

- Come vuoi. Mi faccio la doccia intanto

- Sรฌ, bravo

Sotto il getto dell’acqua il mio corpo avverte un senso di piacere, come se la doccia mi permettesse di ripulirmi, seppur momentaneamente, da tutto quello che il mio involucro racchiude da tanto tempo.

- Ecco il tuo caffรจ

- Ti ringrazio. L’hai zuccherato?

- Certo, due cucchiaini come ogni mattina

- Grazie.

- Farai tardi oggi?

- Penso di sรฌ, devo finire del lavoro.

- Ormai non ritorni piรน per cena.

- Scusa

- Se vuoi ti aspetto e mangiamo assieme quando torni

- Non so quando rientrerรฒ. Non vorrei farti mangiare a mezzanotte

- Allora chiamerรฒ la mia amica e andrรฒ al ristorante.

- Buona idea.

- Potrei restare a dormire da lei, che ne dici?

- Perchรฉ no? Ti farebbe bene una serata fra donne

- Sรฌ, hai ragione

- Ti preparo qualcosa e la riscaldi appena torni?

- No, prenderรฒ una pizza rientrando.

- Bene.

- Ora scusami, devo andare.

- Buon lavoro

Entro in macchina, afferro il volante. Rimango immobile. Un lungo sospiro. Metto in moto. Parto. Mi chiudo in ufficio. Lavoro.

Decido di terminare il mio lavoro alle 23:00. Prendo la giacca e mi dirigo in auto alla ricerca di una pizzeria.

- Stiamo per chiudere

- Ah, mi scusi. Ho fatto tardi a lavoro, mia moglie non รจ in casa e pensavo di prendere una pizza e mangiarla a casa. Pazienza,mi arrangerรฒ con qualche scatoletta.

- Aspetti!

- Che c’รจ?

- Che pizza vuole?

- Davvero non voglio recarle disturbo

- Nessun fastidio. Mi dica che pizza vuole.

- Faccia lei, come le รจ piรน comodo. Mangio tutto

- Bene.

Aspetto in un angolo. Di fronte a me c’รจ uno specchio. Il riflesso sembra mostrare un volto non mio, un volto che non conosco o semplicemente non ho mai imparato a conoscere.

- Signore, la sua pizza

- Grazie

- Quanto le devo

- Offro io.

- Grazie

- A lei. Prenda pure questa lattina.

- Gentilissimo.

- Si figuri.

Esco dalla pizzeria e mi dirigo in auto. Appoggio la pizza sul cofano. Apro la scatola. Prendo un pezzo di pizza, non voglio rientrare in casa. Voglio godermi quest’aria fresca, questa libertร .

- La mangia qui?

- Sรฌ… non mi va di tornare a casa

- Se me lo diceva, le preparavo un tavolo

- Non volevo essere ulteriormente di disturbo

- Non lo dica neppure per scherzo. Se vuole le faccio compagnia.

- Gliene sarei grato.

- Le da fastidio se fumo?

- No, si figuri, faccia pure.

Rimane in silenzio accanto a me. Non dice nulla eppure la sua presenza mi fa compagnia piรน di mia moglie che ogni giorno parla tanto ma non dice nulla. Si guarda attorno con aria tranquilla. Ogni tanto mi sorride e poi torna a guardare di fronte a se’.

- Io ho finito.

- Le รจ piaciuta la pizza?

- Sรฌ. La piรน buona che io abbia mai mangiato

- Non esageri

- Non lo faccio

- Caffรจ?

- Ma non vorrei rubarle altro tempo

- Non si preoccupi. Neppure io oggi voglio tornare a casa.

- Bene. Perรฒ permetta di offrirglielo io

- Non discuto. Venga lรฌ, c’รจ un bar

Camminiamo l’uno accanto all’altro sempre in silenzio eppure sento tanto. Entriamo nel bar. Ordiniamo i caffรจ. Li beviamo. Usciamo fuori.

- Sigaretta?

- Sรฌ, grazie. Non nรฉ fumo una da tanti anni.

- Ogni tanto fa bene lasciarsi andare.

- Dice?

- Dico! Si avvicini alla fiamma dell’accendino.

- Certo.

Do una lunga tirata alla sigaretta. Mi sento stordito, รจ normale? Ci mettiamo a camminare. Dalle nostre bocche esce solo il fumo della sigaretta. Arriviamo all’auto. Ci guardiamo. Lui sale in macchina. Entriamo in casa. Ci spogliamo. Ci ritroviamo avvinghiati l’uno all’altro.

Vado in bagno mi sono soffermato allo specchio. Il riflesso mostrava quel viso che avevo accantonato per assumerne uno a cui non sono mai riuscito ad abituarmi. Sono felice. Torno in camera. Lui รจ sveglio. Deve andare. Lo accompagno alla sua auto.

- Grazie

- Grazie a lei. Torni quando vuole.

Rientro in casa. Vado a letto. ฤ– sabato pomeriggio.

- Sei ancora a letto?

- Se - sei tornata?

- Sรฌ. Sono le quattro. Fatti la doccia io intanto ti preparo il caffรจ.

- Sรฌ.

Ogni giorno appena sveglio, vado direttamente in bagno per liberarmi dell’urina raccolta durante le ore si sonno. Mi soffermo allo specchio e il riflesso mostra un volto non mio, un volto che non conosco o semplicemente non ho mai imparato a conoscere.




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