“Le
cose non dette” è il nuovo singolo del cantautore salernitano
Carlo Manzo, pubblicato da Elle Aproduzioni. Un pezzo intimista, nato durante un blocco emotivo e creativo che il giovane artista ha attraversato all’inizio
dello scorso anno. Un lungo periodo di riflessione e di ricerca interiore, per
ritrovare se stesso e la strada che lo porterà alla persona che sarà un giorno.
Il brano è un dialogo che Manzo ha con se
stesso, rimproverandosi alcune cose della sua vita.
«La
canzone è a tutti gli effetti uno sfogo, una delle tante canzoni che “scrivo
solo per me e nessuno mai capirà” fino in fondo, e in quanto tale era destinata
a prendere polvere assieme alle altre in un cassetto», afferma l’artista a Il mio mondo espanso. «Ciò
che mi ha spinto a pubblicarla è il valore di testimonianza che può
trasmettere: ognuno di noi può sentirsi fragile per i motivi più disparati, arrivando
a dubitare delle scelte intraprese. Pubblicando
questo brano ho voluto lanciare un messaggio: “indovinate un po’, non c’è
niente di male ad avere un momento di fragilità!” Fa parte della vita, e come
ogni problema della vita, si cerca di affrontarlo come meglio si può».
Per enfatizzare maggiormente il senso di intimità del testo, “Le cose non
dette” è stato rilasciato in versione acustica. Chi lo ascolta, infatti, viene
coinvolto emotivamente nello sfogo dell'artista, finendo per interrogarsi
su se stesso.
«Nel
periodo in cui ho scritto il brano non mi sentivo di mettermi in gioco, di
gettare le mie idee nel calderone per verificare che potessero essere fattibili
e ho preferito proteggerle con il silenzio», continua Carlo Manzo. «Ora, però sono
pronto a tirare fuori altri bellissimi brani natidopo quel brutto periodo».
“Le
cose non dette” è un brano in cui emerge un disagio interiore
generato da esami non dati, relazioni troncate troppo presto e la ricerca di affermazione
professionale. Un disagio che si manifesta anche con un certo senso di colpa che, come
dice Manzo, appartiene a tutti noi, indipendentemente dall’età.
La settimana appena trascorsa ci ha regalato due live di #QuelliInCoprifuoco, le dirette instagram de Il mio mondo espanso, all'insegna della musica rap di Amalinze e Marco Sentieri. Entrambi campani, entrambi giovani ed entrambi ed entrambi pronti a regalare al loro pubblico due nuovi progetti musicali.
Amalinze, vincitore di Giffoni Rap Call 2019, ha raccontato la pandemia, soffermandosi sui limiti che ha imposto alla socialità. Il suo brano "L'ultimo giorno di festa", lanciato nei primi mesi della prima fase del lockdown 2020, è tornato in una nuova versione in questo 2021 e racconta l'atmosfera che si crea nella sua città, Pagani (SA), durante la secolare festa della Madonna delle Galline e che per colpa del coronavirus da due anni non si riesce a ricreare.
Marco Sentieri, grande protagonista della sezione Giovani a Sanremo 2019 con il brano "Billy Blu", in cui ha cantato di bullismo, di cui lui stesso da giovane è stato vittima, da poco ha lanciato il singolo "Non lasciamoci bullizzare dal coronavirus". Un brano con cui ha voluto da una parte evidenziare il valore del nostro Paese e dall'altra esprimere il suo sostegno al mondo dello spettacolo, settore che in questo ultimo anno ha sofferto maggiormente le limitazioni anti covid.
Il bullismo è un tema a cui l'artista tiene molto, tanto da diventare testimone di una campagna atta a fermarlo e che lo ha portato all'interno delle scuole.
Anche Marco Sentieri è al lavoro al suo nuovo progetto musicale, che presto sarà rilasciato ovunque e che vedrà un Marco sempre impegnato nel sociale, ma, allo stesso tempo, con voglia di regalare un po' di allegria con un brano pensato per la prossima estate.
La musica di Saverio D'andrea, giovane cantautore campano che ha da poco pubblicato l'album "Anatomia di una colluttazione" per Isola Tobia Label, è stata la protagonista dell'ultima live della seconda serie di #QuelliInCoprifuoco, le dirette Instagram de Il mio mondo espanso.
"Il cuoratore","Nomi, cose e città" e l'ultimo singolo "Superpoteri" sono i brani che Saverio ha interpretato dal vivo per tenere compagnia a coloro che hanno scelto di trascorrere un altro coprifuoco assieme a noi.
Ovviamente non sono mancate nemmeno le rubriche giocose che da sempre contraddistinguono le nostre serate e che ci hanno permesso di scoprire "le cose che non dici" del nostro ospite.
Saverito, tuttavia, è stato chiamato a trasformare anche alcuni dei brani più popolari del reppertorio musicale nazionale come "Finché la barca va".
Divertentissima serata quella di ieri sera a #QuelliInCoprifuoco con Carlo Manzo. Il giovane cantautore campano ci ha regalato un mini concerto con i suoi brani "Leggera", "La scommessa con me stesso" e il nuovo singolo "Stupidi vorrei".
E proprio l'ultmo brano pubblicato è stato al centro di un esilarante momento della live de Il mio mondo espanso". Carlo, infatti, si è ritrovato a cantarlo, su mia richiesta, a interpretarlo come lo canterebbero Gigi D'Alessio, Claudio Baglioni, Max Gazzè e Lucio Dalla.
Non sarebbe #QuelliInCoprifuoco senza le domande de "Le cose che non dici: sputtanati un po'", che ha visto Carlo ammettere che la canzone trash che conosce a memoria, ma che si vergogna a dirlo in giro è "'Na nott sì'na nott no" del neomelodico Franco D'Amore, mentre "la figura di m... più di m... fra le figure di m..." della sua vita è stata quella volta che all'università...
La musica live è stata la protagonista della diretta di ieri sera con Federica Matera."La ragazza con la chitarra" ha regalato un mini live, cantando e suonando alcuni dei brani dell'album "Ti prometto".
"Scusa se", "Anna" e "Ti prometto"sono queste le canzoni che Federica Matera ha interpretato, emozionandosi ed emozionando coloro che si sono collegati a #QuelliInCoprifuoco. La cantautrice salernitana si è anche raccontata, confessando che la chitaraa è la sua coperta di Linus, prima di cimentarsi con la sfida di arrangiare sul momento "La vecchia fattoria", "Il pulcino Pio", "I puffi sanno..."
Ovviamente non è mancata neppure ieri la "temuta", ma divertentissima, rubrica "Le cose che non dici", che ha "costretto" Federica Matera confessare i suoi "segreti"...
A grande richiesta, torna da domani sera alle 22#QuelliInCoprifuoco live su Instagram. Una nuova serie di diretta targate Il mio mondo espanso all'insegna del divertimento, della musica dal vivo e dei romanzi più accattivanti.
Fra i primi ospiti che animeranno le prossime serate ci saranno gli scrittori Vincenzo Gammone e Federico Larosa e i cantanti Federica Matera e Carlo Manzo.
23 marzo Vincenzo Gammone ci parlerà del romanzo "Finalmente ricomincio a vivere";
24 marzo Federica Matera suonerà e canterà i suoi brani live, incluso il suo nuovo singolo "Tiprometto";
25 marzo Federico Larosa ci parlarà del suo romanzo "Nell'addio";
30 marzo Carlo Manzo suonerà e canterà i suoi brani live, incluso il suo nuovo singolo "Stupidi vorrei".
Un inizio scoppiettante, dove, però, non mancheranno i momenti di riflessione.L'appuntamento è quindi per domani allo scoccare del coprifuoco su Instagram. Vi aspettiamo
Continuano le live instagram de Il mio mondo espanso. I protagonisti di ieri a #QuelliInCoprifuoco sono stati i Monterosso, duo formato da Chiara Benedetto e Pierpaolo Monterosso, che non solo ci hanno legato tre esibizioni live dei loro ultimi successi "Radici", "Mi dispiace per te" e "Darcy e Bennet", ma si sono messi in gioco per regalare a tutti coloro che erano alla visione una serata spensierata e allegra.
I Monterosso, che attraverso le i loro brani raccontano la loro storia d'amore, hanno svelato alcuni aspetti della relazione che li unisce. Una storia nata grazie alla perseveranza di Pierpaolo:
«Per un mese l'ho chiamata ogni giorno per convincerla a uscire con me. Alla fine l'ho presa per sfinimento», ha scherzato il giovane cantautore.
Fermi a causa dello stop imposto dal coronavirus, il duo ha parlato di come manchi loro l'emozione dei live. Questa pausa, però, non ha fermato il lavoro creativo dei Monterosso, tanto che presto uscirà un nuovo singolo.
Non sono mancati, ovviamente, i momenti di gioco che contraddistinguono le sarete di #QuelliInCoprifuoco. Chiara e Pierpaolo, infatti, sono stati chiamati a cantare in dialetto siciliano il brano di Mina e Celentano, "Acqua e sale", regalando uno spettacolo tutto da ridere. Inoltre, la coppia è sfidata a colpi di "Ce l'ho, mi manca". La vittoria è andata a Chiara, che ha avuto, così, la possibilità di scegliere la penitenza per il fidanzato.
E sulla cover del singolo "Darcy e Bennet", hanno confessato che... Se non hai ancora avuto modo di vedere la live, questo è il momento di farlo.
E' andata in onda ieri sera alle 22 la prima di #QuelliInCoprifuoco, la serie di live su Instagram de Il mio mondo espanso. Protagonista della prima diretta è stata una strepitosa Maryana. La giovane cantante e conduttrice si è lasciata trascinare dall'atmosfera giocasa, raccontantosi a 360 gradi, con l'autoironia e la professionalità che da sempre la contraddistinguono.
Non poteva ovviamente mancare un riferimento al suo ultimo singolo, il primo cantato in italiano dopo una serie di brani in inglese, che ha segnato anche un cambiamento nella sua carriera, che coincide anche con quello del privato. Maryana, infatti, ha festeggiato con noi i primi nove mesi del suo bambino, raccontandoci anche un divertente particolare:
«Ormai do la colpa al bambino, quando arrivo tardi a un appuntamento»
La serata, però,è servita anche per parlaredi come spesso nel mondo dello spettacolo si tenda a non riconoscere il talendo un artista alle prime armi:
«Alcuni parlano come se ti facessero un piacere a farti esibire, pur di non pagarti come meriti».
Fra uno scherzo e l'altro, Maryana ha anche parlato dei suoi progetti futuri, situazione epidemiologica permettendo. La giovane artista, infatti, sta lavorando alla realizzazione di alcuni live che dovrebbero vederla in giro in estate.
Mai come in quest'ultimo anno avvertiamo tutti la necessità di trascorrere serate in compagnia di amici, con cui chiacchierare e scherzare un po'. In quest'ottima di spensieratezza nasce #QuelliInCoprifuoco, una serie di live su Instagram.
Da domani, per tre settimane ogni martedì, mercoledì e venerdì, alle 22:00 scrittori, cantanti e artisti si racconteranno come mai fatto prima.
Nove artisti, infatti, hanno accettato di tenervi compagnia, parlando dei loro lavori ma sopratutto di loro fra il serio e faceto. Tante le "prove" a cui saranno chiamati a sottoporsi, fra queste le spinose domande del "Le cose che non dici" eil cimentarsi con generi e mondi distanti da loro.
Un'ora di divertimento per sentire meno il peso di questo coprifuoco a cui le misure per contenere la diffusione del coronavirus ci hanno costretto a rispettare per il bene di tutti.
“Lettera a Maria”,
il nuovo singolo di Ernesto Bassignano,
che anticipa l’uscita di “Soldati Arlecchini e Pierrot”, potrebbe essere descritto come un commovente
quadro di memoria famigliare.
Il brano, infatti, racconta di una lettera
immaginaria,sintesi di tante lettere reali che il pittore Aldo Carpi, zio dell’artista,fece pervenire alla moglie dal campo di
concentramento nel quale era stato rinchiuso durante gli anni delle seconda
guerra mondiale.Non a caso “Lettera a Maria”, uscito per Ondamusic.it in collaborazione con Isola Tobia Label, è stato rilasciato
ieri, 27 gennaio, in occasione della Giornata
della Memoria.
Bassignano
racconta a Il mio mondo espanso l’importanza
di questo brano e celebra con noi il traguardo del decimo album.
L’intervista
D. “Lettera a Maria”
è una lettera immaginaria, sintesi di
tante lettere reali che tuo zio, il pittore Aldo Carpi, fece pervenire a sua
moglie dal campo di concentramento di Gusen. Cosa ha significato per te dare
vita a questo brano?
R. Ha
significato innanzitutto ricordare la famiglia Carpi, che ho tanto amato. Sento
una forte linea di continuità con quello che era effettivamente il mio prozio,
papà del grande musicista Fiorenzo Carpi. In quella famiglia, in quei tempi
così difficili, la politica, intesa come gestione della “polis” era considerata
un valore nobile, ed investiva ogni settore della vita, perché investiva le
relazioni umane. Era il senso delle cose che mia madre mi ha tramandato, i
valori di giustizia e libertà che erano prioritari rispetto a tutto il resto.
Sono cresciuto in quest’ambiente, e questa canzone mi ha dato la possibilità di
sottolinearlo ancora una volta.
D. Rileggendo
quelle lettere, cosa hai provato?
R. Ho
provato una pace incredibile, e sento una straordinaria ammirazione per la
serenità che quell’uomo sapeva mantenere. In quelle lettere c’era soltanto
amore: amore per la propria donna, per la propria famiglia, per la propria
gente. Non c’è mai neanche una parola di odio, nemmeno verso i nazisti che lo
stavano brutalizzando in maniera così feroce. Ho imparato per la prima volta
cosa vuol dire non odiare. Mio zio Aldo Carpi era soprannominato “Il Santone”
non solo per la sua infinita mitezza, ma anche per il suo atteggiamento di vero
amore per gli altri. Nato ebreo, si convertì al cattolicesimo perché riteneva
di trovarvi motivi di serenità e di pace.
D. Il
singolo è uscito in occasione della Giornata della Memoria, una data che serve
a ricordare quello che l’uomo è stata in grado di fare ad altri uomini. Quanto
è importante il valore della memoria?
R. Penso
che la necessità di ricordare sia la cosa più importante tra quelle da
insegnare ai giovani. Significa avvertire la necessità totale di riprendere il
filo col proprio passato, non solo per non ripeterne gli errori ma anche per
sapere da dove si proviene. La generazione a cui appartengo sa perfettamente
cos’è la memoria: io ho ormai 74 anni, per me ricordare è un fatto naturale. Ma
i giovani, sia dai genitori che dai professori non vengono sollecitati
abbastanza al desiderio di sapere e di ricordare. La memoria viene menzionata
solamente solo nelle grandi occasioni o nelle commemorazioni, ma nel quotidiano
serve far capire loro che il senso dello studio è il sapere, non la
competizione o il nozionismo.
D. La
società odierna, visti anche gli ultimi fatti di cronaca, credi abbia
“leggermente” dimenticato cosa abbia significato la Shoah?
R. Penso
proprio di sì: ogni giorno che passa ci occupiamo sempre più di cronaca e sempre
meno di storia. Ricordo che quando ero al ginnasio ci portavano al cinema per
farci assistere ai documentari sulla Shoah: di punto in bianco ci siamo trovati
di fronte a montagne di cadaveri, a carri pieni di morti, e la visione è stata
scioccante: quei cadaveri erano lì, tangibili, presenti. Io rimasi scioccato, e
da quel momento, una volta realizzato che tutto ciò è accaduto veramente, mi
sono detto:“Mai più permetterò a qualcuno di negare la Shoah”.
D. Ancora
una volta la musica diventa fautrice di messaggi. Quando è importante, per te,
questo ruolo dell’arte?
R. Talmente
importante che ci ho giocato la carriera, per questo motivo!Fin dal mio primo
album, che era un disco di lotta. Quel disco già mi inquadrava in un contesto
molto particolare: chi faceva dischi considerati “politici” non poteva certo
ambire alle classifiche. Ma subito dopo, nel 1975, quando uscì il mio album “Moby
Dick”in RAI c’era la commissione censura, che mi censurò 7 brani su 10! In quel
disco parlavo di un’Italia spezzata a metà. È una situazione, quella della
divisione, che purtroppo esiste tuttora. In RAI non è contemplato che passino
canzoni di lotta: in RAI si canta d’amore, e può succedere che esistano
fenomeni come Luigi Tenco, che volendo unire la canzone d’amore alle tematiche
sociali alla fine ci rimette la pelle.
D. “Lettera
a Maria” è il primo singolo del tuo decimo album. Com’è cambiato l’ambiente
musicale dal tuo debutto?
R. Il mio
debutto era un debutto politico, come dicevamo, in un momento di vera tragedia umana,
politica, esistenziale. Dai primi anni 80 il quadro è cambiato sostanzialmente:
è cambiato il Festival di Sanremo, sono comparsi programmi come “Domenica In”,
e il pop la musica leggera hanno ricoperto quel ruolo di disimpegno che stava
diventando sempre più imperante. Ho visto coi miei anni passando di disco in
disco, l’Italia sempre più divisa in due, tra Pop e Folk studio. Era molto
triste, io e altri come me provammo ad inventare la “nuova canzone”, con
l’intento di “legare” queste due fette di paese così slegate tra loro. La
canzone cosiddetta d’autore nasce così. È inutile citare grandi nomi che
conosciamo tutti. Ci rivolgevamo a stilemi un po’ più francesi che anglosassoni,
americani. Poi però man mano è arrivata la videomusic che ha ucciso la musica “suonata”:
la musica è diventata un fatto visivo e televisivo, e c’è stata una caduta
della canzone colta.
D. Cosa
rimpiangi maggiormente di quel modo di fare musica e cosa invece rimproveri a
quello attuale?
R. Rimpiango
la mancanza del Folk studio, e di tutti i locali che in quel periodo svolgevano
quella funzione. Si usciva di casa, si andava a provare lì e una volta lì si
capiva subito se eri bravo o no, c’era un riscontro immediato. Poi,
progressivamente questi luoghi sono morti, perché alla gente è stata tolta la
voglia di uscire la sera… Ai miei tempi
c’era la musica “off”, c’era una vera alternativa alla musica fatta con intento
commerciale. Poi i produttori hanno smesso di occuparsi di noi. Le riviste sono
tutte morte. In pochi anni non si è più parlato della musica “adulta”, quella
di Paolo Conte e di Fabrizio De André. Oggi è tutto asservito a un capitale
ignorante, grandi imperi che decidono tutto. La persona che ha talento ma non ha
il look giusto e non appare non può più avere nessuna chance.
D. Dieci
album dicevamo. Se dovessi tracciare un bilancio di questi lavori, cosa
verrebbe fuori?
R. Il
bilancio è che sono passati 50 anni. Io faccio politica satira, musica, radio. Tutte
queste cose servono per dire che non ho mai smesso di partecipare alla vita
suonando, ma mi è rimasta la voglia di essere “gente tra la gente”, e devo dire
che questo mi è riuscito. Gli errori più grossi li ho commessi io in prima
persona. Mi sento un “dilettante” in tutto, pur facendo le cose bene. La verità
è che io non ho mai sentito l’arte come un “sacro fuoco”:quello che facevo
doveva servire alla società. Nonostante questo, da un paio d’anni a questa
parte, con una serie di produzioni “giuste”, non vengo più percepito come un
giornalista che vuole cantare, ma finalmente, alla bella età di 74 anni, come
un cantautore. E questo mi fa molto piacere.
È una
ballad a cavallo fra pop e dance elettronica il nuovo singolo della cantautrice
indie Laura Mà dal titolo “Sei forte davvero”, scritto assieme a Lorenzo Di Lorenzo.
Un
brano che invita a guardare sempre oltre l’ostacolo e a rialzarsi dopo ogni
sconfitta. Una riflessione sulla vita, che viene vista da Laura come una sorta
di gara che ognuno disputa con se stesso.
L’intervista
D.“Sei forte davvero” in cui si incita
a non abbattersi di fronte agli ostacoli incontrati lungo il nostro percorso.
Come nasce il testo di questo brano che hai scritto assieme a Lorenzo di Lorenzo?
R.
Nel testo della canzone mi soffermo a fare delle riflessioni sulla vita,
raccontandole ai miei nipoti Matilde ed Anthony, come fosse una favola, e come
tutte le favole condivido con loro un segreto quello che è la chiave della mia
forza:
“Invece di aspettare che qualcuno ti porti dei
fiori, impari che c’è la puoi fare che sei forte davvero, che vali davvero”.
D.
Quando è stata l’ultima volta in cui ti sei detta: «Laura, su, non abbatterti»?
R.
Quando ho perso il lavoro a causa del primo Lockdown.
D.
Forte di questo ti chiedo, da giovane artista quale sei, come hai vissuto e
stai vivendo la condizione di stop causata dal Covid-19?
R.
Mi sono riorganizzata la vita, ho studiato molto, ho dato ampio spazio alla mia
forte creatività, mi sonoautoprodotta
il singolo e il video di “Sei forte
davvero”, e adesso sto facendo promozione.Cercodi cogliere il bello anche nei momenti
difficili, c’è una frase stupenda che ho letto da qualche parte, che mi rappresenta:
“Cadendo la goccia scava la pietra non per la sua forza, ma per la sua
costanza” .
D.
Parlando del brano hai detto che la vita è una gara che ognuno disputa con se
stesso,per cui se si aguzza l’ingegno, rinascere è sempre possibile. Il
lockdown quale ingegno ti ha permesso di mettere in piedi?
R.
Non importa quanto vai piano, l’importante è non fermarsi.
D.
“Sei forte davvero ” è una ballad a cavallo fra pop e dance elettronica. Una
fusione di generi, questa, che rende il brano fresco e diretto allo stesso
tempo. Quanto ti piace sperimentare con la musica?
R. Sono un vulcano di emozioni,mi piace sperimentare cose nuove nella musica,
mantiene vivo lo stupore che provavo da bambina. E lo stupore accende le idee.
D.
Il brano è accompagnato dal videoclip diretto da Rita Amidei. Com’è nata la vostra collaborazione?
R.
La nostra collaborazione è nata per caso , cercavo un videomaker per il mio
primo singolo “E Correrò” , l’ho
trovata su internet e quando ci siamo conosciute, mi è piaciuto l’entusiasmo,
la passione e la determinazione con cui ha affrontato il progetto. Naturalmente, poi, è stata riconfermata a pieni voti anche per il video di questo singolo.
D.
Dopo “Sei forte davvero”, cosa
dobbiamo aspettarci?
R.
Sicuramente un altro singolo, io e il cantautore Lorenzo Di Lorenzo, stiamo già
al lavoro, ci saranno delle belle sorprese!