La settimana appena trascorsa ci ha regalato due live di #QuelliInCoprifuoco, le dirette instagram de Il mio mondo espanso, all'insegna della musica rap di Amalinze e Marco Sentieri. Entrambi campani, entrambi giovani ed entrambi ed entrambi pronti a regalare al loro pubblico due nuovi progetti musicali.
Amalinze, vincitore di Giffoni Rap Call 2019, ha raccontato la pandemia, soffermandosi sui limiti che ha imposto alla socialità . Il suo brano "L'ultimo giorno di festa", lanciato nei primi mesi della prima fase del lockdown 2020, è tornato in una nuova versione in questo 2021 e racconta l'atmosfera che si crea nella sua città , Pagani (SA), durante la secolare festa della Madonna delle Galline e che per colpa del coronavirus da due anni non si riesce a ricreare.
Marco Sentieri, grande protagonista della sezione Giovani a Sanremo 2019 con il brano "Billy Blu", in cui ha cantato di bullismo, di cui lui stesso da giovane è stato vittima, da poco ha lanciato il singolo "Non lasciamoci bullizzare dal coronavirus". Un brano con cui ha voluto da una parte evidenziare il valore del nostro Paese e dall'altra esprimere il suo sostegno al mondo dello spettacolo, settore che in questo ultimo anno ha sofferto maggiormente le limitazioni anti covid.
Il bullismo è un tema a cui l'artista tiene molto, tanto da diventare testimone di una campagna atta a fermarlo e che lo ha portato all'interno delle scuole.
Anche Marco Sentieri è al lavoro al suo nuovo progetto musicale, che presto sarà rilasciato ovunque e che vedrà un Marco sempre impegnato nel sociale, ma, allo stesso tempo, con voglia di regalare un po' di allegria con un brano pensato per la prossima estate.
Nell'ultima diretta di questo ciclo di #QuelliInCoprifuoco, le live di Istangram de Il mio mondo espanso, lo scrittore Salvatore Improta ha parlato del suo romanzo "Brucia", riuscito da poco in una nuova edizione ampliata, ma sopratutto ha anticipato l'uscita del nuovo romanzo.
Il secondo romanzo, dal titolo provvisorio, scelto tramite l'interazione con i suoi fallowes su Instagram, è al momento in gara in un concorso letterario e dovrebbe uscite fra la fine del 2021 e l'inizio del 2022. La storia ruota su alcuni ragazzi fra i 14 e 16 anni alle prese con la seconda guerra mondiale.
Per la ricostruzione del contesto storico Salvatore si è servito delel testimonianze raccolte da persone che proprio durante la seconda guerra mondiale erano adolescenti.
Nella penultima live di #QuelliInCoprifuoco, lo scrittore Vincenzo Restivo ha sorpreso tutti con la sua ironia, ma soprattutto con la sua profondità umana e professionale.
Grande protagonista della live di #QuelliInCoprifuoco è stato lo speaker e autore radiofonico campano Pio Russo, con cui, fra una battuta e l'altra, abbiamo parlato delle interviste e delle inchieste che in diversi anni di carriera ha collezionato, regalando pagine di storia alla radio.
Fra le inchieste che negli anni ha portato avanti Pio Russo, non si possono non citare quelle sul casoVannini e sul caso Pantani, portando alla luce aspetti inediti e lasciando parlare i diretti interessati come la mamma del giovane 20 ucciso in casa della fidanzata.
La carriera di Pio, tuttavia, è segnata dalle sue chiacchierate con i grandi protagonsti della musica e dello spettacolo. Fra i tanti artisti che si sono raccontati al conduttore campano anche Stefano D'Orazio in una della sue ultime interviste prima della scomparsa. E poi Samuele Bersani, Mario Biondi, Marina Rei, Rita Pavone, Dodi Battaglia, Bianca Atzei,Mango, Paola Turci solo per citarne alcuni.
La live con Pio, tuttavia è stato un modo per analizzare i cambiamenti della radio e se essa sappia essere meritocratica con i suoi "figli" e, da profossionista qual è, ha tracciato un quadro lucido della situazione:
Ieri sera sono tornate le dirette instagram de Il mio mondo espanso. Ospite della 4^ live di #QuelliInCoprifuoco lo scrittore e autore teatrale Paolo Vanacore.
Non si poteva iniziare senza una riflessione sulla chiusura dei teatri a causa del coronavirus:
«Siamo in una situazione drammatica. Ristori che non sono arrivati,gente che li ha ricevuti e gente che non li ha ricevuti. Ti dà anche un po' fastidio vedere un paese che mette in secondo piano la cultura. Calcoliamo che l'imprenditore del teatro rischia quasi in toto tutto se stesso. Ci sono teatri piccoli che non riapriranno più».
Tuttavia, se la situazione sanitaria dovesse migliorare, Vanacore è pronto a tornare in scena con uno spettacolo. Dal 22 al 26 Aprile, infatti, dovrebbe debuttare all'Off theatre di Roma"Bambola - Lastrada di Nicola", un monologo che si alterna con le canzoni più belle di Patty Pravo, diretto e interpretato da Gianni De Feo, con le musiche originali e gli arrangiamenti di Alessandro Panatteri.
«E' uni spettaco che parla della strada che può prendere una persona. E' la storia di questo ragazzo che perde la sua famiglia e a un certo punto decide di travestirsi e per sbancare il lunario decide di prostituirsi con il nome di Bambola».
Paolo ci ha parlato anche dello spettacolo "14 wo(man)", ispirato alla storia della serial killer inglese Johanna Denney, di cui venerdì 19 febbraio su Rai 5 alle 23 andrà in onda uno speciale con interviste inedite all'interno del programma "Save the date".
Inevitabile un passaggio sui libri scritti da Paolo e soprattutto al nuovo lavoro di prossima uscita, incentrato su tre figure femminili realmente esistite e legate al mondo della fotografia, della letteratura e del teatro. Ancora una volta, quindi, Vanacora mette la sua penna per esaltare le donne:
E come in ogni live di #QuelliInCoprifuoco non potevano mancare i momenti di ilarità e così PaoloVanacore si è trovato a scegliere una possibile protagonista di una sua ipotetica sceneggiatura fra i volti della tv. Per scoprire cosa è successo, non vi resta che recuperare la diretta su IGTV.
Ultimo appuntamento della settimana ieri di #QuelliInCoprifuoco. Protagonista della nostra live su Instagram è stato lo scrittore Emiliano Di Meo.
Presentato scherzosamente come "l'autore che ogni volta che apre bocca sa farsi dei nuovi amici", viste le diverse polemiche che negli anni lo hanno coinvolto per via delle sue posizioni sul genere romance mm, Emiliano Di Meo si è raccontato in una maniera inedita.
Partendo dal traguardo delle 20 pubblicazioni, inevitabile è stato il riferimento alle sue posizioni. Tuttavia, Di Meo si è messo in gioco, raccontando, forse per la prima volta, aspetti della sua personalità , che l'immagine pubblica non sempre ha lasciato uscire fuori. Attraverso la rubrica "Sì eno", infatti, l'autore ha svelato quali, fra le tematiche affrontate nei suoi romanzi, appartenessero anche al suo vissuto.
Interessante anche l'interazione con gli utenti collegati. Di Meo ha risposto, infatti, alle domande, anche quelle che lì per lì, potevano sembrare insidiose senza tirarsi indietro. Per non parlare, poi, della scelta di accettare la "sfida", da me lanciatagli, di "trasformare" il brano di un suo libro in un romance mm.
Continuano le live instagram de Il mio mondo espanso. I protagonisti di ieri a #QuelliInCoprifuoco sono stati i Monterosso, duo formato da Chiara Benedetto e Pierpaolo Monterosso, che non solo ci hanno legato tre esibizioni live dei loro ultimi successi "Radici", "Mi dispiace per te" e "Darcy e Bennet", ma si sono messi in gioco per regalare a tutti coloro che erano alla visione una serata spensierata e allegra.
I Monterosso, che attraverso le i loro brani raccontano la loro storia d'amore, hanno svelato alcuni aspetti della relazione che li unisce. Una storia nata grazie alla perseveranza di Pierpaolo:
«Per un mese l'ho chiamata ogni giorno per convincerla a uscire con me. Alla fine l'ho presa per sfinimento», ha scherzato il giovane cantautore.
Fermi a causa dello stop imposto dal coronavirus, il duo ha parlato di come manchi loro l'emozione dei live. Questa pausa, però, non ha fermato il lavoro creativo dei Monterosso, tanto che presto uscirà un nuovo singolo.
Non sono mancati, ovviamente, i momenti di gioco che contraddistinguono le sarete di #QuelliInCoprifuoco. Chiara e Pierpaolo, infatti, sono stati chiamati a cantare in dialetto siciliano il brano di Mina e Celentano, "Acqua e sale", regalando uno spettacolo tutto da ridere. Inoltre, la coppia è sfidata a colpi di "Ce l'ho, mi manca". La vittoria è andata a Chiara, che ha avuto, così, la possibilità di scegliere la penitenza per il fidanzato.
E sulla cover del singolo "Darcy e Bennet", hanno confessato che... Se non hai ancora avuto modo di vedere la live, questo è il momento di farlo.
E' andata in onda ieri sera alle 22 la prima di #QuelliInCoprifuoco, la serie di live su Instagram de Il mio mondo espanso. Protagonista della prima diretta è stata una strepitosa Maryana. La giovane cantante e conduttrice si è lasciata trascinare dall'atmosfera giocasa, raccontantosi a 360 gradi, con l'autoironia e la professionalità che da sempre la contraddistinguono.
Non poteva ovviamente mancare un riferimento al suo ultimo singolo, il primo cantato in italiano dopo una serie di brani in inglese, che ha segnato anche un cambiamento nella sua carriera, che coincide anche con quello del privato. Maryana, infatti, ha festeggiato con noi i primi nove mesi del suo bambino, raccontandoci anche un divertente particolare:
«Ormai do la colpa al bambino, quando arrivo tardi a un appuntamento»
La serata, però,è servita anche per parlaredi come spesso nel mondo dello spettacolo si tenda a non riconoscere il talendo un artista alle prime armi:
«Alcuni parlano come se ti facessero un piacere a farti esibire, pur di non pagarti come meriti».
Fra uno scherzo e l'altro, Maryana ha anche parlato dei suoi progetti futuri, situazione epidemiologica permettendo. La giovane artista, infatti, sta lavorando alla realizzazione di alcuni live che dovrebbero vederla in giro in estate.
“Lettera a Maria”,
il nuovo singolo di Ernesto Bassignano,
che anticipa l’uscita di “Soldati Arlecchini e Pierrot”, potrebbe essere descritto come un commovente
quadro di memoria famigliare.
Il brano, infatti, racconta di una lettera
immaginaria,sintesi di tante lettere reali che il pittore Aldo Carpi, zio dell’artista,fece pervenire alla moglie dal campo di
concentramento nel quale era stato rinchiuso durante gli anni delle seconda
guerra mondiale.Non a caso “Lettera a Maria”, uscito per Ondamusic.it in collaborazione con Isola Tobia Label, è stato rilasciato
ieri, 27 gennaio, in occasione della Giornata
della Memoria.
Bassignano
racconta a Il mio mondo espanso l’importanza
di questo brano e celebra con noi il traguardo del decimo album.
L’intervista
D. “Lettera a Maria”
è una lettera immaginaria, sintesi di
tante lettere reali che tuo zio, il pittore Aldo Carpi, fece pervenire a sua
moglie dal campo di concentramento di Gusen. Cosa ha significato per te dare
vita a questo brano?
D. Il
singolo è uscito in occasione della Giornata della Memoria, una data che serve
a ricordare quello che l’uomo è stata in grado di fare ad altri uomini. Quanto
è importante il valore della memoria?
R. Penso
che la necessità di ricordare sia la cosa più importante tra quelle da
insegnare ai giovani. Significa avvertire la necessità totale di riprendere il
filo col proprio passato, non solo per non ripeterne gli errori ma anche per
sapere da dove si proviene. La generazione a cui appartengo sa perfettamente
cos’è la memoria: io ho ormai 74 anni, per me ricordare è un fatto naturale. Ma
i giovani, sia dai genitori che dai professori non vengono sollecitati
abbastanza al desiderio di sapere e di ricordare. La memoria viene menzionata
solamente solo nelle grandi occasioni o nelle commemorazioni, ma nel quotidiano
serve far capire loro che il senso dello studio è il sapere, non la
competizione o il nozionismo.
D. La
società odierna, visti anche gli ultimi fatti di cronaca, credi abbia
“leggermente” dimenticato cosa abbia significato la Shoah?
R. Penso
proprio di sì: ogni giorno che passa ci occupiamo sempre più di cronaca e sempre
meno di storia. Ricordo che quando ero al ginnasio ci portavano al cinema per
farci assistere ai documentari sulla Shoah: di punto in bianco ci siamo trovati
di fronte a montagne di cadaveri, a carri pieni di morti, e la visione è stata
scioccante: quei cadaveri erano lì, tangibili, presenti. Io rimasi scioccato, e
da quel momento, una volta realizzato che tutto ciò è accaduto veramente, mi
sono detto:“Mai più permetterò a qualcuno di negare la Shoah”.
D. Ancora
una volta la musica diventa fautrice di messaggi. Quando è importante, per te,
questo ruolo dell’arte?
R. Talmente
importante che ci ho giocato la carriera, per questo motivo!Fin dal mio primo
album, che era un disco di lotta. Quel disco già mi inquadrava in un contesto
molto particolare: chi faceva dischi considerati “politici” non poteva certo
ambire alle classifiche. Ma subito dopo, nel 1975, quando uscì il mio album “Moby
Dick”in RAI c’era la commissione censura, che mi censurò 7 brani su 10! In quel
disco parlavo di un’Italia spezzata a metà . È una situazione, quella della
divisione, che purtroppo esiste tuttora. In RAI non è contemplato che passino
canzoni di lotta: in RAI si canta d’amore, e può succedere che esistano
fenomeni come Luigi Tenco, che volendo unire la canzone d’amore alle tematiche
sociali alla fine ci rimette la pelle.
D. “Lettera
a Maria” è il primo singolo del tuo decimo album. Com’è cambiato l’ambiente
musicale dal tuo debutto?
R. Il mio
debutto era un debutto politico, come dicevamo, in un momento di vera tragedia umana,
politica, esistenziale. Dai primi anni 80 il quadro è cambiato sostanzialmente:
è cambiato il Festival di Sanremo, sono comparsi programmi come “Domenica In”,
e il pop la musica leggera hanno ricoperto quel ruolo di disimpegno che stava
diventando sempre più imperante. Ho visto coi miei anni passando di disco in
disco, l’Italia sempre più divisa in due, tra Pop e Folk studio. Era molto
triste, io e altri come me provammo ad inventare la “nuova canzone”, con
l’intento di “legare” queste due fette di paese così slegate tra loro. La
canzone cosiddetta d’autore nasce così. È inutile citare grandi nomi che
conosciamo tutti. Ci rivolgevamo a stilemi un po’ più francesi che anglosassoni,
americani. Poi però man mano è arrivata la videomusic che ha ucciso la musica “suonata”:
la musica è diventata un fatto visivo e televisivo, e c’è stata una caduta
della canzone colta.
D. Cosa
rimpiangi maggiormente di quel modo di fare musica e cosa invece rimproveri a
quello attuale?
D. Dieci
album dicevamo. Se dovessi tracciare un bilancio di questi lavori, cosa
verrebbe fuori?
R. Il
bilancio è che sono passati 50 anni. Io faccio politica satira, musica, radio. Tutte
queste cose servono per dire che non ho mai smesso di partecipare alla vita
suonando, ma mi è rimasta la voglia di essere “gente tra la gente”, e devo dire
che questo mi è riuscito. Gli errori più grossi li ho commessi io in prima
persona. Mi sento un “dilettante” in tutto, pur facendo le cose bene. La veritÃ
è che io non ho mai sentito l’arte come un “sacro fuoco”:quello che facevo
doveva servire alla società . Nonostante questo, da un paio d’anni a questa
parte, con una serie di produzioni “giuste”, non vengo più percepito come un
giornalista che vuole cantare, ma finalmente, alla bella età di 74 anni, come
un cantautore. E questo mi fa molto piacere.
Il nuovo anno de Il mio mondo espanso si apre accogliendo nuovamente un artista di indiscussa sensibilità musicale. Dopo averci presentato qualche tempo fa il singolo "Sono il cattivo", Marco Profeta torna per parlarci di "Quello che so", il nuovo brano uscito a dicembre 2020.
«Quello che so… è che non so molto. - dice l'artista parlando del suo nuovo lavoro - Ancora non capisco
appieno i meccanismi e le dinamiche di questa vita. A volte ti sorprende, la
maggior parte delle volte ti delude. Ma, come dice una mia saggia Amica, è tutta una questione di
aspettativa. Oggi sono consapevole che il tempo ha fretta di insegnarti
che non torna, quindi dobbiamo vivere e viverci in tutti i nostri aspetti,
buoni e meno buoni, con la volontà e la consapevolezza che scrivendo nuove
pagine, tutto trova la sua dimensione, tutto si “aggiusta”.»
L'intervista
D.“Quello che so” è un brano intimista
che si sofferma sulla dinamiche delle vita. Dinamiche non sempre facili da
capire, ma a cui nessun può sottrarsi. Tu hai provato a dare un senso a ciò a
cui la vita ci pone e a quale conclusione sei arrivato?
R. Credo che il
senso di ciò che ci accade e, più in generale, della vita sia del tutto
imperscrutabile e difficilmente comprensibile. Forse solo quando
“collezioniamo” una serie di esperienze ed abbiamo l’occasione e la forza di
guardarle attraverso la lente del tempo che è passato ne intravediamo il senso.
Ciò che ho imparato sulla mia pelle è di non cercare il senso della nostra
vita, ma darglielo, ogni minuto, ogni istante, ogni giorno.
D. Siamo tutti lì
a correre dietro al tempo, senza, però,
vivere quasi mai il “qui e adesso”. Quando ci fermiamo è poi, forse, troppo tardi
e il presente è diventato il passato. Col senno di poi, cosa rifaresti
diversamente?
Poi ho capito che di grande dobbiamo coltivare i sogni, ma
non aspettarci nulla. Questo è il modo di poter affrontare il nostro quotidiano
ed abbracciare la vita, anche nelle sue pieghe più dolorose.
D. “Quello che so”
è accompagnato dal videoclip diretto da Daniele
Comelli e Davide Fraraccio.
Com’è nata la vostra collaborazione?
R. Vidi un lavoro
realizzato da questi meravigliosi artisti nel 2017 e sentii nello stomaco che
dovevo affidarmi a loro per la realizzazione di un videoclip, il primo della
mia era “autoriale italiana”, di una canzone che si intitola “e poi arrivò
dicembre”, alla quale sono particolarmente legato.
L’istinto non mi ha fatto sbagliare. Lavorammo al video,
alla sua scrittura ed alla sua realizzazione come se ci conoscessimo da sempre.
Da allora non realizzo un videoclip se non ci sono loro… in arte ORE25.
D. Il 2020 è
terminato da qualche giorno e in un modo o nell’altro ha segnato ciascuno di
noi. Senza voler fare della retorica, è stato un anno difficile, pesante e
odioso. Cosa ti ha lasciato questo 2020 che inevitabilmente non potrai più
dimenticare?
R. Non amo le
scansioni temporali. Mi fanno sentire un numero. Inevitabilmente però i conti a fine anno li facciamo. Per me è
stato un anno particolare, pieno di risorse che mai avrei creduto sia sotto il
profilo lavorativo (parlo dell’avventura a TV8- Sky) e personale (ho riscoperto
in me una forza ed una saggezza che usualmente non ho).
Ciò che non dimenticherò di negativo in questo anno appena
trascorso è il dolore delle persone, il dolore della separazione dagli affetti,
tutto ciò che la pandemia ha portato in ognuno di noi.
Non voglio sembrarti un sognatore scriteriato, ma credo sia
importante fare tesoro di queste brutture che inevitabilmente tutti abbiamo
vissuto e usarle come “concime” per la nostra felicità . La meritiamo.
D. Per
concludere, se potessi esprimere un desiderio per questo 2021, quale sarebbe?
R. Di essere
sempre intervistato da te, che sei un gran bravo professionista, ma soprattutto
una persona eccellente.